Разжимая кулаки [Unclenching the Fists] (Kira Kovalenko, 2021)

if i look back, i am lost
Lint Roller? I Barely Know Her
One Nice Bug Per Day
wallacepolsom
Peter Solarz

pixel skylines

Kiana Khansmith

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祝日 / Permanent Vacation
Not today Justin


blake kathryn
he wasn't even looking at me and he found me
Xuebing Du
occasionally subtle

★
trying on a metaphor
Cosimo Galluzzi
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Разжимая кулаки [Unclenching the Fists] (Kira Kovalenko, 2021)

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" Ci sono le corporazioni studentesche, a Heidelberg, le confraternite che organizzano dei duelli al pugnale, i Mensuren, illegali ma tollerati in quanto folkloristici e tradizionali, importanti per la formazione patriottica del bravo tedesco. Nel ’32, poi, in città arriva Hitler; il borgomastro gli ha concesso l’uso della Stadthalle e gli studenti di sinistra si preparano a riceverlo, pensando di organizzare un contraddittorio. In quanto ‘esperta’ di opposizione al fascismo, per averlo sperimentato in prima persona in Italia da perseguitata, Joyce [Salvadori] viene scelta dai compagni come loro portavoce. Dovrà illustrare le loro ragioni e butta giù anche una scaletta per il suo intervento, ma le cose vanno diversamente. Già la sera prima del comizio si capisce che aria tira, con i bivacchi di nazisti in uniforme che occupano la città tra bevute e canzoni tra il patriottico e l’osceno. La descrizione di Joyce di quelle ore è l’istantanea della tenebra che, già apparsa in Italia, si è fatta ancora più scura e paurosa e comincia ad allungarsi su tutto il continente senza trovare opposizione:
L’indomani la città era in stato d’assedio, riempita di camicie cachi e vessilli rossi, i negozi erano chiusi, le strade bloccate, la gente tappata in casa. Dal balcone del municipio, altoparlanti potentissimi diffondevano ovunque il nevrotico, cadenzato abbaiare della voce di Hitler, il fragore degli applausi, l’esplodere delle canzoni. Altro che contraddittorio! Ero molto scossa. Corsi all’università in cerca dei miei professori. Ne trovai un paio all’entrata, non mi ricordo nemmeno chi fossero, e concitatamente descrissi loro quel che stava accadendo. Mi guardarono con un sorriso di paziente sopportazione. «Non se la prenda», mi dissero. «Quando quei ragazzoni si saranno sfogati, tutto tornerà come prima». La loro ottusità mi sconvolse; e quando trovai Jaspers e Rickert, la risposta non fu molto diversa. Feci allora alcune riflessioni sugli accademici, le università e la cultura libresca. Forse, la cultura che mi serviva, avrei dovuto cercarla da un’altra parte. "
Silvia Ballestra, La Sibilla. Vita di Joyce Lussu, Laterza (collana I Robinson / Letture), 2022¹; pp. 29-30.
悪は存在しない (Aku wa Sonzai Shinai) [Evil Does Not Exist] (Ryusuke Hamaguchi, 2023)
" Da giovani ci formiamo delle abitudini di lavoro che crediamo dureranno per tutta la vita, resistendo a ogni catastrofe. Per vent'anni devo aver scritto cinquecento parole al giorno per cinque giorni ogni settimana. Sono in grado di produrre un romanzo all'anno, compreso il tempo per rivedere e correggere il dattiloscritto. Sono sempre stato molto metodico e quando la mia quota di lavoro è raggiunta interrompo, anche a metà di una scena. Di tanto in tanto, durante la mattinata di lavoro, conto quello che ho fatto e faccio un segno sul manoscritto ogni cento parole. Il proto non deve perdere tempo con le misure perché sulla prima pagina del mio dattiloscritto è indicata la cifra complessiva: 83.764, mettiamo. Quando ero giovane nemmeno le storie d'amore facevano saltare il programma. L'amore doveva cominciare dopo pranzo, e per quanto tardi andassi poi a letto, sempre che fosse il mio letto, rileggevo il lavoro della mattina e ci dormivo sopra. Nemmeno la guerra mi toccò più di tanto. Una lieve zoppia mi escluse dall'esercito, e quando ero nella Difesa Civile i miei colleghi erano ben contenti che non scegliessi mai i tranquilli turni della mattina per la libera uscita. Risultato, mi guadagnai una falsa reputazione di impiegato zelante, ma ero puntiglioso solo per la mia scrivania, il mio foglio di carta, per quella quota di parole che colava lenta, metodica, dalla mia penna. Ci volle Sarah per scombinare la mia disciplina autoimposta. "
Graham Greene, Fine di una storia, traduzione di Alessandro Carrera, Prefazione di Scott Spencer, Postfazione e cura di Domenico Scarpa, Collana La memoria n. 1295, Palermo, Sellerio, 2024¹; pp. 71-72.
[Prima edizione originale: The End of the Affair, London: William Heinemann, 1951]
The Witness (Nader Saeivar, 2024)

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" Se la cartina al tornasole di ogni democrazia è il livello di tolleranza verso le proprie minoranze, Israele è ben lungi dal poter essere considerato uno stato democratico. Ad esempio, dopo le nuove conquiste territoriali, il governo israeliano approvò diverse leggi che garantivano una posizione di superiorità alla maggioranza ebraica dello stato: quelle sulla cittadinanza, sulla proprietà fondiaria e, soprattutto, la legge sul ritorno, che concede automaticamente la cittadinanza israeliana a ogni ebreo del mondo, ovunque si trovi. Questa norma nello specifico è palesemente antidemocratica, poiché è accompagnata dal rifiuto categorico di riconoscere il diritto al ritorno dei palestinesi, sancito a livello internazionale dalla risoluzione 194 dell’assemblea generale delle Nazioni Unite del 1948. Questo diniego impedisce ai cittadini palestinesi di Israele di riunirsi ai loro familiari o a coloro che furono espulsi nel 1948. Negare alle persone il diritto al ritorno nella propria patria e allo stesso tempo concedere lo stesso diritto ad altri che non hanno alcun legame con questa terra è senza dubbio una pratica antidemocratica. "
Ilan Pappé, Dieci miti su Israele, traduzione di Federica Stagni, postfazione di Chiara Cruciati, Tamu editore, 2022.
[Edizione originale: Ten Myths About Israel, New York: Verso, 2017]
Magyarázat mindenre [Explanation For Everything] (Gabor Reisz, Éva Schulze - 2023)
" Giacomo Matteotti vide nascere nel Polesine il movimento fascista come schiavismo agrario, come cortigianeria servile degli spostati verso chi li pagava; come medioevale crudeltà e torbido oscurantismo verso qualunque sforzo dei lavoratori volti a raggiungere la propria dignità e libertà. Con questa iniziazione infallibile Matteotti non poteva prendere sul serio le scherzose teorie dei vari nazionalfascisti, né i mediocri progetti machiavellici di Mussolini: c'era una questione più fondamentale di incompatibilità etica e di antitesi istintiva. Sentiva che per combattere utilmente il fascismo nel campo politico occorreva opporgli esempi di dignità con resistenza tenace. Farne una questione di carattere, di intransigenza, di rigorismo. Così s'era condotto contro tutti i ministerialismi, senza piegarsi mai. Nel '21 al prefetto di Ferrara che lo chiamava in un momento critico della lotta agraria aveva risposto per telefono: "Qualunque colloquio tra noi è inutile. Se lei vuole conoscere le nostre intenzioni non ha bisogno di me perché ha le sue spie. E delle sue parole io non mi fido". Non fu mai visto cedere alle lusinghe degli uomini del potere costituito né salire volentieri le scale della prefettura. S'era così creata intorno a lui un'atmosfera di astio pauroso da parte degli agrari: mentre lo stimavano capivano che l'avrebbero avuto nemico implacabile. "
Piero Gobetti, Matteotti, Piero Gobetti Editore, Torino, 1924, pp. 29-32.
NOTA: il brano è tratto dall'opuscolo pubblicato alla fine del luglio del 1924, nel vivo della crisi politica ed istituzionale scatenata dalla tragica scomparsa del deputato Matteotti. Il testo riproduceva integralmente un lungo articolo comparso un mese prima con lo stesso titolo sulla rivista di Gobetti La Rivoluzione liberale, così come erano tratti da questa pubblicazione i Cenni biografici sullo scomparso posti in calce all'opuscolo.
พนักงานใหม่ (โปรดรับไว้พิจารณา) [Human Resource] (Nawapol Thamrongrattanarit, 2025)
" La notte si apriva dinanzi a loro come un deserto troppo luminoso. E non sapevano più che cosa farsene l'uno dell'altro, dopo avere con leggerezza dissipato l'esperienza essenziale che è data a un uomo e a una donna. Così decisero per quella che è la risorsa degli uomini del nostro tempo quando non sanno che cosa fare: andare al cinema. E là sedevano, e non c'era buio fondo, e nemmeno buio, semmai appena una certa penombra. E si stringevano la mano, la ragazza e il nostro amico Andreas. Ma, stringendo, la sua mano restava indifferente, e lui stesso ne soffriva: lui stesso. Così, nell'intervallo, decise di andare a bere qualcosa nell'atrio con la bella ragazza, e ci andarono e bevvero. Il cinema non lo interessava più per nulla. Con una certa oppressione tornarono all'albergo. "
Joseph Roth, La leggenda del santo bevitore e altri racconti (traduzione di Chiara Colli Staude), Adelphi (Piccola Biblioteca), 2012⁴³.
NOTA: il testo originale (Die Legende vom heiligen Trinker) fu pubblicato postumo nel 1939 da Allert de Lange Verlag di Amsterdam, casa editrice in lingua tedesca fondata dall'editore olandese Allert de Lange per pubblicare l'Exilliteratur di scrittori banditi dal Terzo Reich, attivo dal 1933 al 1940.

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37°2 le matin [Betty Blue] (Jean-Jacques Beineix, 1986)
" Nel lessico famigliare mio e di hooyo [mamma] una kurkurei è una donna sposata che ogni tanto arrotondava la magra “paghetta” lasciata dal marito con prestazioni sessuali ben pagate dai militari italiani. Una donna considerata dalla comunità come integerrima, ma che per necessità vendeva la sua vagina, a orari insospettabili, agli ex colonizzatori. Quella donna, quella kurkurei di cui hooyo non mi ha mai svelato il nome forse per paura di macchiarne la fama, per paura di essere la causa di uno svelamento postumo delle mancate virtù della signora, era una conoscente di mia zia. Probabilmente mia zia l’aveva fatta partorire. Non conosco la relazione precisa tra le due. Sta di fatto che quando habaryer [zia materna] Faduma era assente, hooyo veniva lasciata a casa di quella donna. Sempre a Shangani. A pochi passi dal mare e dal suo profumo di tonno. La kurkurei si accorse che hooyo lì sotto era ancora intera. Eeb! Vergogna! “Ti dobbiamo tagliare. Sei troppo grande per rimanere così, capisci?” E poi, in fretta e furia, organizzò tutto. “Prima che le venga il sangue e le scorra sulle cosce, per carità.” Hooyo non aveva ancora avuto la prima mestruazione. Era una bambina. ”
Igiaba Scego, Cassandra a Mogadiscio, Bompiani (collana Narratori Italiani), 2023¹; pp. 196-197.
Desert Flower (Sherry Hormann, 2009)
" Io gettai al libro uno sguardo severo e chiesi: «Può lei giurarmi che questo è il libro di maggior successo dell’anno?». «Senza dubbio». «Può affermare che questo è il libro che bisogna assolutamente aver letto?». «Assolutamente». «È davvero un bel libro?». «La sua domanda è del tutto superflua e inopportuna!». «La ringrazio molto» dissi imperturbabile, lasciai dove si trovava il libro che aveva ottenuto il massimo successo di vendita perché bisognava assolutamente averlo letto, e uscii senz’altro aggiungere, ossia in perfetto silenzio. «Uomo ignorante e incolto!» non mancò di gridarmi dietro il libraio, nel suo giustificato corruccio. Ma io lo lasciai dire e continuai per la mia strada, dirigendomi tosto, come in appresso spiegherò e chiarirò, verso l’attigua, imponente banca. "
Robert Walser, La passeggiata, traduzione di Emilio Castellani, Adelphi; 1ª ed. italiana: 1976.
[1ª ed. originale: Der Spaziergang, editore Huber & Co., Frauenfeld, Svizzera, 1917]
Ástin Sem Eftir Er [The Love That Remains] (Hlynur Pálmason, 2025)

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" Nella teoria classica delle forme di governo, l’oligarchia, come governo dei molti impotenti da parte di pochi potenti, sta, per così dire, in mezzo, tra la monarchia, il governo di uno, e la democrazia, il governo dei molti o di tutti*. Questo, in teoria. In pratica, si conoscono solo oligarchie, del più vario tipo, più o meno ampie, più o meno strutturate, più o meno gerarchizzate e centralizzate: ma sempre e solo oligarchie. Questo è vero con riguardo alla monarchia, non essendo nemmeno immaginabile, soprattutto negli odierni regimi politici altamente ramificati, un sistema di potere che si regga sulla concentrazione in uno solo. Quello che appare come il monarca o il despota, in realtà è sempre l’espressione di un gruppo organizzato che, in vario modo, lo sostiene e, contemporaneamente, lo tiene imbrigliato. Ma è vero anche, per il verso opposto, con riguardo alla democrazia. "
*Nella concezione moderna, la democrazia è il governo ‘di tutti’, cioè del popolo tutto intero. Nella concezione antica, la democrazia era il governo del démos, da intendersi il ‘popolo minuto’ o, anche, dei poveri, contrapposto all’oligarchia (o aristocrazia) come governo dei ricchi. Era cioè il governo dei molti, o dei più, in quanto, di fatto e per lo più, i poveri sono più numerosi dei ricchi. Ma la democrazia non si sarebbe trasformata in oligarchia se, per ipotesi, vi fossero stati più ricchi che poveri. Aristotele, Politica, 1279b, dice così: «La ragione sembra dimostrare che l’essere pochi o molti sovrani nella polis è un elemento accidentale, l’uno delle oligarchie, l’altro delle democrazie, dovuto al fatto che i ricchi sono pochi e i poveri sono molti dovunque […] mentre ciò per cui realmente differiscono tra loro la democrazia e l’oligarchia sono la povertà e la ricchezza: di necessità, quindi, dove i capi hanno il potere in forza della ricchezza, siano essi pochi o molti, ivi si ha oligarchia; dove invece lo hanno i poveri, la democrazia: e tuttavia capita, come abbiamo detto, che quelli siano pochi, e questi molti».
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Gustavo Zagrebelsky, La difficile democrazia, (Collana Lezioni e Letture della Facoltà di Scienze politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze), Firenze University Press, 2010. [Corsivi dell’autore]
NOTA: Lectio Magistralis inaugurale dell’anno accademico 2009-2010 dell'Università degli Studi di Firenze.
Ich war zuhause, aber... [I Was at Home, But...] (Angela Schanelec, 2019)