" Il modo in cui raccontiamo le vicende del nostro passato è fondamentale per la costruzione delle identità collettive – per lo piú nazionali – e dà un senso e una direzione al presente e al futuro. Gli storici si sono spesso comportati da guardiani dei cancelli del passato o, per dirla con meno poesia, da vigili urbani che tentano di guidare i flussi di memoria che passano per quei cancelli. Riflettendo da dietro le lenti del Wasteocene, sostengo che gli storici hanno spesso contribuito alla creazione dell'infrastruttura narrativa che garantisce la riproduzione di wasting relationships. Alcuni racconti, ricordi o addirittura fatti devono essere scartati: non sono considerati meritevoli di essere rievocati. L’altra faccia di questa sistematica selezione delle storie da gettare tra i rifiuti è stata la produzione di una «narrazione del padrone», come l’ha definita Stefania Barca (2020) riferendosi all'Antropocene; in altre parole, una narrazione che nasconde l’intersezione sistemica di razzismo/colonialismo, eteropatriarcato, disuguaglianza di classe e supremazia degli umani nella produzione della crisi del pianeta. Identificando l’Umanità come padrona della Natura, sostiene Barca, questa narrazione egemonica nasconde i soggetti che non sono padroni, riducendoli a componenti irrilevanti del racconto.
Una narrazione del padrone, quindi, non rivela semplicemente quali memorie e soggettività vengono scartate; rivela anche il modo in cui quella stessa narrazione funziona per giustificare tale esclusione. Le storie del Wasteocene riproducono le wasting relationships che rendono alcuni luoghi e persone da cestinare. Per essere giusti, va detto che, a partire dagli anni Sessanta e Settanta, gli storici sociali hanno lavorato per cambiare la narrazione storica dominante, recuperando frammenti e storie dalla discarica della memoria. I gruppi subalterni sono entrati cosí nel discorso storico grazie alla ricerca condotta su lavoratori, donne, schiavi, popoli nativi, poveri, contadini e molti altri soggetti, o oggetti, marginali. La convergenza tra la Nuova sinistra e il movimento degli studenti negli anni Sessanta e Settanta spiega questa democratizzazione della storia e l’ampliamento della categoria dei soggetti «accettabili». La nascita della storia ambientale ha ulteriormente ampliato lo sguardo degli storici, introducendo temi di cui precedentemente non si sentiva parlare e rendendo accettabile scrivere dei topi a New York, delle foreste del Brasile o dei salmoni nell'America nord-occidentale. L’apertura non è stata facile e la battaglia non è ancora conclusa. "
Marco Armiero, L’era degli scarti. Cronache dal Wasteocene, la discarica globale, traduzione di Maria Lorenza Chiesara, Einaudi (collana Passaggi), 2021. [Libro elettronico]
[Edizione originale: Wasteocene. Stories from the global dump, Cambridge University Press, 2021]












