ドライブ・マイ・カー [Drive My Car] (Ryûsuke Hamaguchi - 2021)
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ドライブ・マイ・カー [Drive My Car] (Ryûsuke Hamaguchi - 2021)

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" Any behavior that might result in continued economic growth and prosperity is counterproductive: the higher you jump, the harder you land. It is traumatic to go from having a big retirement fund to having no retirement fund because of a market crash. It is also traumatic to go from a high income to little or no income. If, on top of that, you have kept yourself incredibly busy, and suddenly have nothing to do, then you will really be in rough shape.
Economic collapse is about the worst possible time for someone to suffer a nervous breakdown, yet this is what often happens. The people who are most at risk psychologically are successful middle-aged men. When their career is suddenly over, their savings are gone, and their property worthless, much of their sense of self-worth is gone as well. They tend to drink themselves to death and commit suicide in disproportionate numbers. Since they tend to be the most experienced and capable people, this is a staggering loss to society.
If the economy, and your place within it, is really important to you, you will be really hurt when it goes away. You can cultivate an attitude of studied indifference, but it has to be more than just a conceit. You have to develop the lifestyle and the habits and the physical stamina to back it up. It takes a lot of creativity and effort to put together a fulfilling existence on the margins of society. After the collapse, these margins may turn out to be some of the best places to live. "
Dmitry Orlov - Closing the Collapse Gap (2006)
The Black Power Mixtape 1967–1975 (Göran Olsson, 2011)
" La sera del 29 giugno [1857], quando il "Cagliari" operò lo sbarco a Sapri, non trovò quasi nulla. Lo sbarco avvenne in quella dolce costa di Sapri, dov'è tanto cielo e tanto mare, in cui gli aranci sono boschi ed è come una primavera eterna. Dopo aver dichiarato decaduto il Governo di Ferdinando II, Pisacane e i suoi compagni cercavano smuovere le popolazioni. Ma non trovarono che indifferenza. Chi erano costoro? donde venivano? che cosa volevano?
Il cardinal Ruffo era uomo di Chiesa, e avea il prestigio della rossa porpora e della croce d'oro e parlava il linguaggio della passione e della violenza ed eccitava gli odii locali e metteva il popolo contro la borghesia. Ma che cosa volevano coloro che sbarcavano a Sapri? Il drappello procedette nella indifferente avversione popolare. Dopo Sapri il paesaggio diventa montuoso. Sono monti petrosi, piccole pianure piene di sterpi, alberi nani. La spedizione sbarcata così giocondamente nelle vie di Sapri, dové provare un presentimento di morte traversando quel paesaggio di malinconia.
L'avviso era stato dato in tempo, e i soldati e i gendarmi erano in moto. La piccola spedizione non si era accresciuta che di pochi uomini, quando sulla collina detta Morge del Piesco, incontrò le forze regie. Dopo accanito combattimento in cui era per vincere, l'arrivo di truppe reali del settimo cacciatori costrinse la spedizione a ritirarsi, lasciando sul terreno cinquantasei morti, oltre trenta feriti e circa duecento prigionieri. Nella ritirata Pisacane contava internarsi nei boschi e andare a far insorgere il Cilento. Ma a poca distanza gli uomini della spedizione, giunti sotto il passo di Sanza, così triste con le sue case nere, furono assaliti da una turba di contadini e in gran parte uccisi, o feriti, o presi. Pisacane stesso fu ucciso: ed egli che avea sognato il trionfo o una morte eroica, combattendo in pieno sole, giacque ucciso dai contadini in una campagna triste. Era per essi uno straniero? era un nemico? "
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Brano tratto dal saggio breve Eroi (1898) raccolto in:
Francesco Saverio Nitti, Eroi e briganti, Edizioni Osanna (collana Biblioteca Federiciana n° 3), Venosa (PZ), 1987¹; pp. 24-25.
Universal Language (Matthew Rankin, 2024)

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" L'umorismo è così intimamente legato alla scelta accurata e specifica dell'espressione verbale in cui viene prodotto che difficilmente si riesce a tradurlo da una lingua in un'altra. Il che anche significa che è così permeato dei caratteri della cultura in cui viene prodotto che riesce sovente del tutto incomprensibile quando travasato in un ambiente culturale diverso. L'umorismo va distinto dall'ironia. Quando si fa dell'ironia si ride degli altri. Quando si fa dell'umorismo si ride con gli altri. L'ironia ingenera tensioni e conflitti. L'umorismo quando usato nella misura giusta e nel momento giusto (e se non è usato nella misura giusta e nel momento giusto non è umorismo) è il solvente per eccellenza per sgonfiare tensioni, risolvere situazioni altrimenti penose, facilitare rapporti e relazioni umane. "
Carlo M. Cipolla, Le leggi fondamentali della stupidità umana.
La limita de jos a cerului [The Unsaved] (Igor Cobileanski, 2013)
“ Toffler parla di «demassificazione» dei media. Un processo che l'informatica porta agli estremi: lei, col computer e Internet, può avere accesso a tutte le banche-dati del mondo e a tutte le biblioteche, può farsi i palinsesti che vuole. La gerarchia tra le persone non sarà più tra chi ha di più e chi ha di meno, ma tra chi sa usare meglio o peggio queste risorse. Un altro aspetto che Toffler coglie, nella nostra società, è l'«ambiente intelligente»: cioè la massa di memoria che, grazie ai computer, si riesce a immagazzinare. Infine parla della possibilità di lavorare a domicilio: il ritorno a casa grazie al telelavoro. Dedica un intero capitolo alla famiglia del futuro, dove i rapporti saranno più elettronici tra persone che non fisici tra parenti. Altra sua osservazione importante, è che noi stiamo imparando a coniugare piccolo e grande, individuale e collettivo.
L'artigianato è stato piccolo e bello, poi è arrivata l'industria grande e brutta. Noi oggi coniughiamo le due dimensioni: facciamo la spesa alla Metro e ci facciamo costruire il mobile su misura dall'artigiano. Fino ad arrivare alla figura che Toffler definisce «prosumer»: il producer-consumer, il produttore-consumatore. Nella società preindustriale ogni cosa che consumavamo era fatta da noi stessi: pasta, abiti, tutto. Nella società industriale il produttore si scinde dal consumatore: mangiamo la pasta fatta da Barilla. Nella società postindustriale, dice Toffler, si verificano due fenomeni: si miniaturizzano i mezzi di produzione (piccole cesoie, piccole saldatrici, piccoli computer) che diventano sempre più utilizzabili nell'ambiente domestico, e abbiamo più tempo libero. Così ridipingiamo noi stessi la casa, oppure falciamo da soli il nostro prato. Magari scegliamo una via di mezzo: facciamo la torta in casa ma compriamo l'insalata già tagliata. "
Domenico De Masi, Ozio creativo. Conversazione con Maria Serena Palieri, Ediesse (collana Interventi), Roma, 1997¹; pp. 65-66.
وداعاً جوليا [Goodbye Julia] (Mohamed Kordofani, 2023)
" Il giorno di San Giovanni, festa del solstizio d’estate, ha spento quasi ovunque i suoi fuochi di gioia, tranne forse che nei paesi scandinavi, ove si vedono riflesse sull’acqua dei laghi lunghe fiamme. Ma in Sicilia piú nessuno, all’alba del 24 giugno, scruta Salomè nuda che danza nel sol levante, recando sopra un piatto d’oro, che è a sua volta un’immagine solare, la testa mozzata del Precursore. Alcuni antichi riti, come, ad esempio, i cerchi di fuoco fatti rotolare dai ragazzi, sopravvivono ancor oggi in Grecia, in Austria e in Portogallo, senza dire di alcune cerimonie magiche, in Goa o nella Tracia, durante le quali la gente in preda a uno stato di allucinazione passa a piedi nudi su ceneri ardenti senza sapere poi perché osserva questo rito. Ma nondimeno il culto del Sol invictus si può dire definitivamente scomparso. "
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Brano tratto da Fuochi del solstizio (1977), testo raccolto in:
Marguerite Yourcenar, Il Tempo, grande scultore, traduzione di Giuseppe Guglielmi, Einaudi (collana Einaudi Tascabili. Letteratura n° 175), 1994, p. 122.
[Edizione originale: Le Temps, ce grand sculpteur, Éditions Gallimard, Paris, 1983]

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Πράσινη θάλασσα [Green Sea] (Angeliki Antoniou, 2020)
" Recentemente, mentre in una cerchia di giovani studiosi di scienze naturali discutevo non solo dei problemi attuali della loro scienza, ma anche della storia della donna in occidente, uno dei giovani - evidentemente deciso una buona volta a parlar chiaro - affermò: bisognava smetterla di piangere sulla sorte della donna in passato. Che lei si assoggettasse all'uomo, che lo curasse, che lo servisse - esattamente questa era stata la condizione perché l'uomo potesse concentrarsi sulla scienza, o anche sull'arte, e dare risultati di altissimo livello in entrambi i settori. Il progresso era stato ed era impossibile in altro modo, per il resto si trattava di ciance sentimentali. Un mormorio si levò nella sala. Trovai che l'uomo aveva ragione. Solo così si può ottenere il genere di progresso nell'arte e nella scienza cui siamo abituati: risultati record, fuori della norma. Si può ottenere solo con la spersonalizzazione. "
Christa Wolf, Premesse a Cassandra (Quattro lezioni su come nasce un racconto), traduzione e note di Anita Raja, edizioni E/O, Roma, 1984¹.
[Edizione originale: Voraussetzungen einer Erzählung: Kassandra. Frankfurter Poetik-Vorlesungen, Luchterhand Verlag, Darmstadt/Neuwied, BRD, 1983]
Los domingos [Sundays] (Alauda Ruiz de Azúa, 2025)
" Il prete si nascose il volto tra le mani come per asciugar via chissà quale stanchezza. «Vuoi sapere una cosa, Fausto?» Disse poi sottovoce: «Ti invidio. Ti ho sempre invidiato. Tu dirai che bestemmio, ma questo penso: che tu sei fortunato perché la tua sofferenza è con te, ogni minuto. Ti stimola. Ti libera. Fammi smettere, per favore, non lasciarmi parlare». «Continua invece» respirò ampiamente lui «di’ di’.» «Davvero non faccio male? Non vorrei… Sapessi, ci ho pensato tanto in questi anni.» Tremava appena sotto le mani levate a tormentare le guance, le tempie. Pensai di alzarmi in piedi, ma quella ghiaia non m’avrebbe permesso di allontanarmi nel silenzio desiderato. «Avanti. Parla» rise quieto lui «niente può farmi ancora effetto. A questo punto: parla.» «Non dire così» si contristava il prete. «Ti conosco. Tu cerchi di difenderti con questa superbia e invece…» «Invece? Coraggio.» «Non so. Non so più niente» parve arrendersi l’altro.
Era pallidissimo, vedevo l’ombra delle occhiaie vibrare nella trama di minuscole vene. La voce scattò come cercando convinzione in se stessa. «Mi sembra che la tua croce ti illumini. Che sia, possa essere la tua ragione di vita. Cioè di salvezza. Sei salvo, tu. Per questo ti invidio. Perché sei già perdonato. Invidio i pazzi, i deficienti, i malati, i bambini innocenti. Solo loro sanno capire e vedere. Più di me.» Lui aveva acceso una sigaretta e fumava lasciandola dondolare dal labbro. «Ci credi al diavolo, cugino?» disse poi soavemente. Il prete ebbe una debole mossa con le spalle. Le mani lasciarono le tempie per sfregare gli occhi. «Non lo sai. Già» seguitò lui senza staccare la sigaretta, il profilo di pietra. «Dovresti crederci invece. Finché il mondo ha avuto paura del diavolo tutto è stato diverso. C’erano i demoni buoni e i demoni cattivi. Briganti e carabinieri, insomma, la vecchia storia. Dico sciocchezze? Finiti i cattivi, anche i buoni hanno perso la faccia. Sparisce il diavolo, e subito spariscono i miracoli. O sbaglio?» «Buono, Fausto, buono» mormorò il prete. "
Giovanni Arpino, Il buio e il miele, Baldini & Castoldi (collana Romanzi e Racconti, n° 5), 1993 [Edizione originale: 1969]; pp. 56-57.
Il signore delle formiche (Gianni Amelio, 2022)

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" C’erano stati terremoti; globi infuocati erano caduti dal cielo incendiando i tetti di paglia delle case; un drago terribile era apparso nell’aria uccidendo molte persone col suo fiato puzzolente. Il giorno dopo la gente cominciò ad assalire gli ebrei per le malefatte da loro commesse contro i cristiani. Frugando nella casa di un ebreo di nome Bananias si trovò in una stanza appartata, dentro lo scrigno in cui egli teneva denaro e segreti, una pelle di montone scritta dentro e fuori in caratteri ebraici, sigillata. Il cordone del sigillo era di seta color porpora. Il sigillo, d’oro purissimo, del peso di 19 fiorini fiorentini, era un crocifisso scolpito con molta arte, che raffigurava un ebreo o saraceno mostruoso in cima a una scala appoggiata alla croce, in atto di defecare sul dolce viso del Salvatore. Ciò aveva richiamato l’attenzione sullo scritto: due ebrei battezzati ne avevano esposto il contenuto. A questo punto Bananias, insieme ad altri sei correligionari in grado di leggere abbastanza bene l’ebraico, erano stati imprigionati e sottoposti a tortura. L’interpretazione che essi avevano dato dello scritto era stata più o meno la stessa («satis sufficienter unum et idem dicebant, vel quasi similia loquebantur»). Tre teologi cristiani l’avevano tradotta dall’ebraico in latino, con tutta la diligenza possibile. Di questa traduzione, Filippo d’Angiò dava il testo integrale.
Era una lettera, rivolta al gloriosissimo e potentissimo Amicedich, re di trentun regni (Gerico, Gerusalemme, Hebron eccetera), a Zabin sultano di Azor, a Sua Magnificenza Jodab di Aodon e Semeren, e ai loro viceré e coadiutori. A tutti costoro Bananias, con tutto il popolo d’Israele, dichiarava prosternandosi soggezione e obbedienza. Piú volte, fin dall’anno 6294 dalla creazione del mondo, Sua Maestà il re di Gerusalemme si era degnato, attraverso il suo intermediario il vicerè di Granada, di stringere un patto perpetuo col popolo ebraico, inviandogli un messaggio. In esso si riferiva che Enoch e Elia erano apparsi ai saraceni sui monte Taber, per insegnar loro la legge ebraica; in una fossa della valle del Sinai era stata ritrovata l’arca perduta del Vecchio Testamento, che successivamente era stata scortata con gran giubilo da fanti e cavalieri nella città di Ay; dentro l’arca erano state rinvenute la manna inviata da Dio nel deserto, ancora incorrotta, insieme alle verghe di Mosè e Aronne e alle tavole della Legge scolpite dal dito stesso di Dio; di fronte a questo miracolo tutti i saraceni avevano dichiarato di volersi circoncidere, convertendosi alla fede del Dio degli ebrei. Ad essi avrebbero restituito Gerusalemme, Gerico e Ay, sede dell’arca; in cambio, però, gli ebrei dovevano consegnare ai saraceni il regno di Francia e l’illustre città di Parigi. Appresa questa volontà del vicerè di Granada, continuava Bananias, noi ebrei escogitammo uno stratagemma astutissimo: nei pozzi, nelle fontane, nelle cisterne e nei fiumi versammo polveri confezionate con erbe amare e sangue di rettili velenosi, per sterminare i cristiani, facendoci aiutare lo quest’impresa dai lebbrosi, che avevamo corrotto con ingenti somme di denaro. "
Carlo Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Einaudi, 1989¹.
Разжимая кулаки [Unclenching the Fists] (Kira Kovalenko, 2021)