Eighth Grade (Bo Burnham, 2018)
Sweet Seals For You, Always

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Misplaced Lens Cap
d e v o n
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DEAR READER
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Eighth Grade (Bo Burnham, 2018)

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" Most nations have let slip the opportunity, and by that means have been compelled to receive laws from their conquerors, instead of making laws for themselves. First, they had a king, and then a form of government; whereas the articles or charter of government should be formed first, and men delegated to execute them afterwards: but from the errors of other nations let us learn wisdom, and lay hold of the present opportunity—to begin government at the right end. When William the Conqueror subdued England, he gave them law at the point of the sword; and, until we consent that the seat of government in America be legally and authoritatively occupied, we shall be in danger of having it filled by some fortunate ruffian, who may treat us in the same manner, and then, where will be our freedom ? where our property? "
Thomas Paine, Common Sense.
[ 1st edition: January 10, 1776; printed in Philadelphia by Robert Bell ]
El jockey [Kill the Jockey] (Luis Ortega, 2024)
L'ora più bella
" Esiste, o viaggiatore, l’ora più felice della tua vita? Forse ti deluderò ma ti dico che è impossibile trovarla, nei labirinti del tempo umano. Te lo dimostrerò. Se è nel passato, essa non esiste. Poiché non possiamo prevedere se un’ora ancora più bella non possa esserci riservata nel futuro, e anche se viviamo nella sventura e nell’ombra, non possiamo escludere che domani qualche luce la illumini. Inoltre, ricordando il passato, i pensieri si confondono. Può esistere, insieme all’ora vissuta che riteniamo più felice, un’ora nascosta ancora più bella, di cui abbiamo perso il ricordo, e che tornerà improvvisa nella memoria. Non possiamo trovare quest’ora nel presente. Il presente corre veloce, ci sfugge e scorre, toglie ai pensieri ogni distanza. Possiamo dire: questo attimo è felice, ma già si è dileguato, e subito un altro attimo incombe, l’ombra di un patibolo ci appare nel sole. Non possediamo una misura che possa dirci che stiamo vivendo l’ora più felice, il tempo degli orologi è infinitamente più misero del tempo del nostro cuore. Un’altra persona può suggerirci: questa è l’ora più bella della tua vita, ma potrebbe mentire e il fatto stesso che ce lo dica già ci introduce al rimpianto, al pensiero che quest’ora svanirà, che stiamo per perderla. Non possiamo evidentemente trovarla nel nostro futuro. Non possiamo prevedere in modo credibile ogni sventura o fortuna. Sappiamo bene che ogni guerra può finire con la nostra morte o con l’annuncio della pace, ogni malattia prevede una guarigione o altra sofferenza, ogni notte di viaggio ci fa sognare una tempesta o una locanda. Anche nel cuore più ferito c’è sempre la speranza che un’ora felice superi tutte le ore vissute, facendoci dimenticare ogni dolore. Nessuno può trovare quest’ora, e forse per questo gli uomini la collocano fuori della vita, in un paradiso o in un indicibile altrove. Ma questa speranza non può escludere che l’ora più felice ci sia riservata nella vita terrena. E nessuno è mai tornato da uno dei tanti immaginati aldilà, per darci l’annuncio che ha trovato oltre la vita l’ora più felice. Di Gesù noi conosciamo l’ora più terribile, l’ora della croce. Ma nessuno ci ha mai detto quale fu la sua ora più felice. Nessuna religione può svelarci questo segreto, può solo sussurrare la povera speranza dei suoi libri e dei suoi profeti, non può inventare questa ora che non le appartiene. "
Stefano Benni, L'ora più bella, Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano, 2012.
Tótem (Lila Avilés, 2023)

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" «Sa, Johann,» disse Hemingway «accusano cotinuamente anche me. Invece di leggere i miei libri, ora scrivono libri su di me. Sul fatto che non amavo le mie mogli. Che non mi sono dedicato abbastanza a mio figlio. Che ho preso a schiaffi un critico. Che mentivo. Che non ero sincero. Che ero orgoglioso. Che ero macho. Che ho dichiarato di aver ricevuto duecentotrenta ferite, mentre erano solo duecentodieci. Che mi masturbavo. Che facevo arrabbiare la mamma». «Questa è l'immortalità» disse Goethe. «L'immortalità è un eterno processo». «Se è un eterno processo, allora ci vuole un giudice come si deve. E non un'ottusa maestrucola con la bacchetta in mano». «Una bacchetta in mano a una maestra ottusa, ecco cos'è l'eterno processo. Che altro immaginava, Ernest?». "
Milan Kundera, L'immortalità, traduzione di Alessandra Mura, Adelphi (collana gli Adelphi, n° 47), 2023²¹; p. 95.
[Testo originale: Nesmrtelnost, 1988]
ドライブ・マイ・カー [Drive My Car] (Ryûsuke Hamaguchi - 2021)
" Any behavior that might result in continued economic growth and prosperity is counterproductive: the higher you jump, the harder you land. It is traumatic to go from having a big retirement fund to having no retirement fund because of a market crash. It is also traumatic to go from a high income to little or no income. If, on top of that, you have kept yourself incredibly busy, and suddenly have nothing to do, then you will really be in rough shape.
Economic collapse is about the worst possible time for someone to suffer a nervous breakdown, yet this is what often happens. The people who are most at risk psychologically are successful middle-aged men. When their career is suddenly over, their savings are gone, and their property worthless, much of their sense of self-worth is gone as well. They tend to drink themselves to death and commit suicide in disproportionate numbers. Since they tend to be the most experienced and capable people, this is a staggering loss to society.
If the economy, and your place within it, is really important to you, you will be really hurt when it goes away. You can cultivate an attitude of studied indifference, but it has to be more than just a conceit. You have to develop the lifestyle and the habits and the physical stamina to back it up. It takes a lot of creativity and effort to put together a fulfilling existence on the margins of society. After the collapse, these margins may turn out to be some of the best places to live. "
Dmitry Orlov - Closing the Collapse Gap (2006)
The Black Power Mixtape 1967–1975 (Göran Olsson, 2011)
" La sera del 29 giugno [1857], quando il "Cagliari" operò lo sbarco a Sapri, non trovò quasi nulla. Lo sbarco avvenne in quella dolce costa di Sapri, dov'è tanto cielo e tanto mare, in cui gli aranci sono boschi ed è come una primavera eterna. Dopo aver dichiarato decaduto il Governo di Ferdinando II, Pisacane e i suoi compagni cercavano smuovere le popolazioni. Ma non trovarono che indifferenza. Chi erano costoro? donde venivano? che cosa volevano?
Il cardinal Ruffo era uomo di Chiesa, e avea il prestigio della rossa porpora e della croce d'oro e parlava il linguaggio della passione e della violenza ed eccitava gli odii locali e metteva il popolo contro la borghesia. Ma che cosa volevano coloro che sbarcavano a Sapri? Il drappello procedette nella indifferente avversione popolare. Dopo Sapri il paesaggio diventa montuoso. Sono monti petrosi, piccole pianure piene di sterpi, alberi nani. La spedizione sbarcata così giocondamente nelle vie di Sapri, dové provare un presentimento di morte traversando quel paesaggio di malinconia.
L'avviso era stato dato in tempo, e i soldati e i gendarmi erano in moto. La piccola spedizione non si era accresciuta che di pochi uomini, quando sulla collina detta Morge del Piesco, incontrò le forze regie. Dopo accanito combattimento in cui era per vincere, l'arrivo di truppe reali del settimo cacciatori costrinse la spedizione a ritirarsi, lasciando sul terreno cinquantasei morti, oltre trenta feriti e circa duecento prigionieri. Nella ritirata Pisacane contava internarsi nei boschi e andare a far insorgere il Cilento. Ma a poca distanza gli uomini della spedizione, giunti sotto il passo di Sanza, così triste con le sue case nere, furono assaliti da una turba di contadini e in gran parte uccisi, o feriti, o presi. Pisacane stesso fu ucciso: ed egli che avea sognato il trionfo o una morte eroica, combattendo in pieno sole, giacque ucciso dai contadini in una campagna triste. Era per essi uno straniero? era un nemico? "
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Brano tratto dal saggio breve Eroi (1898) raccolto in:
Francesco Saverio Nitti, Eroi e briganti, Edizioni Osanna (collana Biblioteca Federiciana n° 3), Venosa (PZ), 1987¹; pp. 24-25.

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Universal Language (Matthew Rankin, 2024)
" L'umorismo è così intimamente legato alla scelta accurata e specifica dell'espressione verbale in cui viene prodotto che difficilmente si riesce a tradurlo da una lingua in un'altra. Il che anche significa che è così permeato dei caratteri della cultura in cui viene prodotto che riesce sovente del tutto incomprensibile quando travasato in un ambiente culturale diverso. L'umorismo va distinto dall'ironia. Quando si fa dell'ironia si ride degli altri. Quando si fa dell'umorismo si ride con gli altri. L'ironia ingenera tensioni e conflitti. L'umorismo quando usato nella misura giusta e nel momento giusto (e se non è usato nella misura giusta e nel momento giusto non è umorismo) è il solvente per eccellenza per sgonfiare tensioni, risolvere situazioni altrimenti penose, facilitare rapporti e relazioni umane. "
Carlo M. Cipolla, Le leggi fondamentali della stupidità umana.
La limita de jos a cerului [The Unsaved] (Igor Cobileanski, 2013)
“ Toffler parla di «demassificazione» dei media. Un processo che l'informatica porta agli estremi: lei, col computer e Internet, può avere accesso a tutte le banche-dati del mondo e a tutte le biblioteche, può farsi i palinsesti che vuole. La gerarchia tra le persone non sarà più tra chi ha di più e chi ha di meno, ma tra chi sa usare meglio o peggio queste risorse. Un altro aspetto che Toffler coglie, nella nostra società, è l'«ambiente intelligente»: cioè la massa di memoria che, grazie ai computer, si riesce a immagazzinare. Infine parla della possibilità di lavorare a domicilio: il ritorno a casa grazie al telelavoro. Dedica un intero capitolo alla famiglia del futuro, dove i rapporti saranno più elettronici tra persone che non fisici tra parenti. Altra sua osservazione importante, è che noi stiamo imparando a coniugare piccolo e grande, individuale e collettivo.
L'artigianato è stato piccolo e bello, poi è arrivata l'industria grande e brutta. Noi oggi coniughiamo le due dimensioni: facciamo la spesa alla Metro e ci facciamo costruire il mobile su misura dall'artigiano. Fino ad arrivare alla figura che Toffler definisce «prosumer»: il producer-consumer, il produttore-consumatore. Nella società preindustriale ogni cosa che consumavamo era fatta da noi stessi: pasta, abiti, tutto. Nella società industriale il produttore si scinde dal consumatore: mangiamo la pasta fatta da Barilla. Nella società postindustriale, dice Toffler, si verificano due fenomeni: si miniaturizzano i mezzi di produzione (piccole cesoie, piccole saldatrici, piccoli computer) che diventano sempre più utilizzabili nell'ambiente domestico, e abbiamo più tempo libero. Così ridipingiamo noi stessi la casa, oppure falciamo da soli il nostro prato. Magari scegliamo una via di mezzo: facciamo la torta in casa ma compriamo l'insalata già tagliata. "
Domenico De Masi, Ozio creativo. Conversazione con Maria Serena Palieri, Ediesse (collana Interventi), Roma, 1997¹; pp. 65-66.
وداعاً جوليا [Goodbye Julia] (Mohamed Kordofani, 2023)

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" Il giorno di San Giovanni, festa del solstizio d’estate, ha spento quasi ovunque i suoi fuochi di gioia, tranne forse che nei paesi scandinavi, ove si vedono riflesse sull’acqua dei laghi lunghe fiamme. Ma in Sicilia piú nessuno, all’alba del 24 giugno, scruta Salomè nuda che danza nel sol levante, recando sopra un piatto d’oro, che è a sua volta un’immagine solare, la testa mozzata del Precursore. Alcuni antichi riti, come, ad esempio, i cerchi di fuoco fatti rotolare dai ragazzi, sopravvivono ancor oggi in Grecia, in Austria e in Portogallo, senza dire di alcune cerimonie magiche, in Goa o nella Tracia, durante le quali la gente in preda a uno stato di allucinazione passa a piedi nudi su ceneri ardenti senza sapere poi perché osserva questo rito. Ma nondimeno il culto del Sol invictus si può dire definitivamente scomparso. "
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Brano tratto da Fuochi del solstizio (1977), testo raccolto in:
Marguerite Yourcenar, Il Tempo, grande scultore, traduzione di Giuseppe Guglielmi, Einaudi (collana Einaudi Tascabili. Letteratura n° 175), 1994, p. 122.
[Edizione originale: Le Temps, ce grand sculpteur, Éditions Gallimard, Paris, 1983]
Πράσινη θάλασσα [Green Sea] (Angeliki Antoniou, 2020)