La realtĂ della gestione dei rifiuti: li paghi due volte e loro se li rivendono!

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La realtĂ della gestione dei rifiuti: li paghi due volte e loro se li rivendono!

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" Il capitalismo pompa continuamente tossine nei sistemi vitali del pianeta, seguendo anch’esso la logica dei propri confini. Sono i confini che separano il privilegiato da chi può essere scartato, la purezza dalla contaminazione, la vita dalla morte. Qualcuno potrebbe dire che i conati del capitalismo porteranno, prima o poi, allo stravolgimento di quei confini e a fare di ogni cosa o persona un rifiuto. Ma se è vero che siamo tutti sulla stessa barca, o pianeta, stiamo pure certi che, come sul Titanic, guardie armate e cancelli sbarrati faranno del loro meglio per difendere i confini tra coloro che sono destinati ad affondare e coloro che bisogna salvare. Anzi, direi che piú entriamo nel Wasteocene, piú questi mezzi di protezione ed esclusione si rafforzano.
Lo spazio vivibile entro i confini corporei definiti dal Wasteocene si sta restringendo, il che richiede recinzioni piú alte e controlli piú severi all'entrata. Cos’è il mar Mediterraneo, oggi, se non il paradigma del Wasteocene, la barriera concettuale e materiale contro la quale migliaia di esseri umani si infrangono nel tentativo di forzare i confini che dividono coloro ai quali si attribuisce un valore da coloro che si possono scartare? Tuttavia la centralità del corpo nel Wasteocene non parla soltanto di oppressione e vittimizzazione. L’esperienza corporea del Wasteocene ha anche prodotto soggetti resistenti. Poiché la relazione fondata sullo scarto è una relazione sociale che riproduce le disuguaglianze, essa è un fatto intrinsecamente politico, non tecnico. Entrando nei corpi e nelle ecologie di umani e non-umani, il rifiuto politicizza i corpi e le ecologie. Il corpo rifiutabile diventa un corpo politico e la sua lotta per sopravvivere diventa un’insurrezione o, in modo meno visibile, un sabotaggio delle relazioni sociali che mettono in pratica i confini corporei del Wasteocene. "
Marco Armiero, L’era degli scarti. Cronache dal Wasteocene, la discarica globale, traduzione di Maria Lorenza Chiesara, Einaudi (collana Passaggi), 2021. [Libro elettronico]
 [Edizione originale: Wasteocene. Stories from the global dump, Cambridge University Press, 2021]
Sono una coppia tedesca rintracciata dal Comune di Malcesine. Nel 2012 scrissero una lettera appassionata lasciandola alle acque del Lago
Bella e romantica storia di due innamorati dell'inquinamento che non ci pensano due volte a dare un pessimo esempio di come siamo convinti che un lago sia ad esclusiva disposizione degli esseri umani. Con i giornali che ovviamente non vedono l'ora di esaltare un gesto così egoista pur di raccattare qualche click in più. L'amministrazione locale scrive "Siamo pronti ad accoglierli e soprattutto siamo pronti a cercare nuove soluzioni più ecologiche e rispettose dell’ambiente per tutti gli altri innamorati che vorranno scambiarsi le promesse d’amore sul Lago di Garda", ma nulla potrà contro le emulazioni di tanti vandali innamorati (vi siete dimenticati dei lucchetti di Moccia?). Già se ne trovano parecchie di bottiglie, la situazione non potrà che peggiorare.
E giusto per mettere le cose in prospettiva, ecco un elenco degli effetti negativi sull'ambiente che può avere l'abbandonare un messaggio in una bottiglia in un lago (o anche al mare):
Inquinamento fisico: se non viene recuperata, la bottiglia può rimanere nell'ambiente per centinaia o addirittura migliaia di anni, in particolare se è fatta di plastica. Anche le bottiglie di vetro possono essere problematiche, poiché possono rompersi e creare frammenti taglienti che rappresentano un pericolo per gli animali e le persone.
Danno alla fauna selvatica: gli animali possono rimanere intrappolati o ingerire pezzi della bottiglia, cosa che può portare a lesioni o alla morte. In particolare, gli uccelli marini e le tartarughe spesso ingeriscono pezzi di plastica, scambiandoli per cibo.
Inquinamento chimico: se la bottiglia è fatta di plastica, nel tempo può degradarsi e rilasciare sostanze chimiche nell'ambiente. Questi composti chimici possono essere tossici per la fauna selvatica e possono anche entrare nella catena alimentare, con potenziali effetti anche sulla salute umana.
Impatto estetico: l'inquinamento da rifiuti può avere un impatto negativo sull'aspetto dell'ambiente naturale e può ridurre il godimento delle persone di questi luoghi (tipo me che quando ne trovo una e vi maledico).
Inquinamento dovuto al messaggio: il messaggio stesso, a meno che non sia fatto di un materiale biodegradabile, può contribuire all'inquinamento. L'inchiostro utilizzato per scrivere il messaggio può anch'esso rilasciare sostanze chimiche nell'ambiente quando si degrada.
Per questi motivi, sarebbe importante non lasciare rifiuti di alcun tipo nell'ambiente naturale, inclusi messaggi in bottiglia. Ci sono molti altri modi per esprimere i propri pensieri e sentimenti che non danneggino l'ambiente.
Però oh, vuoi mettere il romanticismo?

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Sualzo, Dove c'è più luce
Rifiuti. Cronache dal passato.
Johann Wolfgang Goethe, poeta tedesco, nel 1786 decide di intraprendere un viaggio in Italia. Poche cose avevano colpito l’animo di Goethe in modo così forte come l’allegria, la cordialità , il fatalismo, unito a un ricorso continuo all’“arte di arrangiarsi” che aveva incontrato nel popolo di Napoli. Questo spirito si manifesta, tra l’altro, nella dimestichezza con il mondo dei rifiuti e con la capacità di trarre da essi tutto quello che si poteva ancora utilizzare (una vera lezione di riciclaggio).
“Moltissimi sono coloro – scrive Goethe – parte di mezz’età , parte ancora ragazzi e per lo più vestiti assai poveramente che trovano lavoro trasportando le immondizie fuori città a dorso d’asino”.
“Tutta la campagna che circonda Napoli è un solo giardino d’ortaggi, ed è un godimento vedere le quantità incredibili di legumi che affluiscono nei giorni di mercato, e come gli uomini si dian da fare a riportare subito nei campi l’eccedenza respinta dai cuochi, accelerando in tal modo il circolo produttivo”. Oggi potremmo dire -economia circolare - Goethe prosegue: “Lo spettacoloso consumo di verdura fa sì che gran parte dei rifiuti cittadini consista di torsoli e foglie di cavolfiori, broccoli, carciofi, verze, insalata e aglio”.
Naturalmente i napoletani dell’epoca non raccolgono solo residui di ortaggi, ma anche altri materiali organici, onnipresenti nelle città dove il mezzo di trazione fondamentale era costituito da cavalli, asini e muli, con grande vantaggio per la pulizia e l’igiene delle strade.
“V’è pure una massa di piccoli rivenduglioli girovaghi, che senza tante cerimonie offrono in vendita le loro cosucce disponendole su un asse di legno, dentro un coperchio di scatola, o addirittura sciorinando la loro mercanzia sul nudo terreno delle piazze. Non si tratta allora di merci vere e proprie, quali si troverebbero nelle normali botteghe, ma di autentico ciarpame: non c’è pezzettino inutilizzato di ferro, cuoio, tela, feltro, ecc. che non sia messo in vendita da questi robivecchi e non sia comprato dall’uno o dall’altro”.
Insomma, spontaneamente, la società napoletana del Settecento aveva organizzato un sistema di riciclaggio pressoché totale dei propri scarti: un sistema che si è andato perdendo con l’avvento della rivoluzione industriale e ancor più della civiltà dell’usa-e-getta. E che oggi dobbiamo ricostruire in maniera programmata se vogliamo porre un argine alla dissipazione delle risorse della Terra.
Tratto da “La parola ai rifiuti” di Guido Viale, Edizioni Interno 4.
Sto prendendo tanti di quei pali da tante di quelle ragazze che sinceramente penso mi verrà un bernoccolo in fronte. 🤷🏼‍♀️