Rifiuti. Cronache dal passato.
Johann Wolfgang Goethe, poeta tedesco, nel 1786 decide di intraprendere un viaggio in Italia. Poche cose avevano colpito l’animo di Goethe in modo così forte come l’allegria, la cordialità , il fatalismo, unito a un ricorso continuo all’“arte di arrangiarsi” che aveva incontrato nel popolo di Napoli. Questo spirito si manifesta, tra l’altro, nella dimestichezza con il mondo dei rifiuti e con la capacità di trarre da essi tutto quello che si poteva ancora utilizzare (una vera lezione di riciclaggio).
“Moltissimi sono coloro – scrive Goethe – parte di mezz’età , parte ancora ragazzi e per lo più vestiti assai poveramente che trovano lavoro trasportando le immondizie fuori città a dorso d’asino”.
“Tutta la campagna che circonda Napoli è un solo giardino d’ortaggi, ed è un godimento vedere le quantità incredibili di legumi che affluiscono nei giorni di mercato, e come gli uomini si dian da fare a riportare subito nei campi l’eccedenza respinta dai cuochi, accelerando in tal modo il circolo produttivo”. Oggi potremmo dire -economia circolare - Goethe prosegue: “Lo spettacoloso consumo di verdura fa sì che gran parte dei rifiuti cittadini consista di torsoli e foglie di cavolfiori, broccoli, carciofi, verze, insalata e aglio”.
Naturalmente i napoletani dell’epoca non raccolgono solo residui di ortaggi, ma anche altri materiali organici, onnipresenti nelle città dove il mezzo di trazione fondamentale era costituito da cavalli, asini e muli, con grande vantaggio per la pulizia e l’igiene delle strade.
“V’è pure una massa di piccoli rivenduglioli girovaghi, che senza tante cerimonie offrono in vendita le loro cosucce disponendole su un asse di legno, dentro un coperchio di scatola, o addirittura sciorinando la loro mercanzia sul nudo terreno delle piazze. Non si tratta allora di merci vere e proprie, quali si troverebbero nelle normali botteghe, ma di autentico ciarpame: non c’è pezzettino inutilizzato di ferro, cuoio, tela, feltro, ecc. che non sia messo in vendita da questi robivecchi e non sia comprato dall’uno o dall’altro”.
Insomma, spontaneamente, la società napoletana del Settecento aveva organizzato un sistema di riciclaggio pressoché totale dei propri scarti: un sistema che si è andato perdendo con l’avvento della rivoluzione industriale e ancor più della civiltà dell’usa-e-getta. E che oggi dobbiamo ricostruire in maniera programmata se vogliamo porre un argine alla dissipazione delle risorse della Terra.
Tratto da “La parola ai rifiuti” di Guido Viale, Edizioni Interno 4.