“Il segreto è stare in quel momento, senza badare al resto e senza avere idea di dove andrai dopo. Perché se riesci a far funzionare un momento, puoi arrivare dappertutto.”
Philip Roth, “L’umiliazione”.

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“Il segreto è stare in quel momento, senza badare al resto e senza avere idea di dove andrai dopo. Perché se riesci a far funzionare un momento, puoi arrivare dappertutto.”
Philip Roth, “L’umiliazione”.

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Lascia ch’io pianga - Non è un romanzo d’amore. È la sua autopsia.
• Gian Marco Verucchi
" Il prete si nascose il volto tra le mani come per asciugar via chissà quale stanchezza. «Vuoi sapere una cosa, Fausto?» Disse poi sottovoce: «Ti invidio. Ti ho sempre invidiato. Tu dirai che bestemmio, ma questo penso: che tu sei fortunato perché la tua sofferenza è con te, ogni minuto. Ti stimola. Ti libera. Fammi smettere, per favore, non lasciarmi parlare». «Continua invece» respirò ampiamente lui «di’ di’.» «Davvero non faccio male? Non vorrei… Sapessi, ci ho pensato tanto in questi anni.» Tremava appena sotto le mani levate a tormentare le guance, le tempie. Pensai di alzarmi in piedi, ma quella ghiaia non m’avrebbe permesso di allontanarmi nel silenzio desiderato. «Avanti. Parla» rise quieto lui «niente può farmi ancora effetto. A questo punto: parla.» «Non dire così» si contristava il prete. «Ti conosco. Tu cerchi di difenderti con questa superbia e invece…» «Invece? Coraggio.» «Non so. Non so più niente» parve arrendersi l’altro.
Era pallidissimo, vedevo l’ombra delle occhiaie vibrare nella trama di minuscole vene. La voce scattò come cercando convinzione in se stessa. «Mi sembra che la tua croce ti illumini. Che sia, possa essere la tua ragione di vita. Cioè di salvezza. Sei salvo, tu. Per questo ti invidio. Perché sei già perdonato. Invidio i pazzi, i deficienti, i malati, i bambini innocenti. Solo loro sanno capire e vedere. Più di me.» Lui aveva acceso una sigaretta e fumava lasciandola dondolare dal labbro. «Ci credi al diavolo, cugino?» disse poi soavemente. Il prete ebbe una debole mossa con le spalle. Le mani lasciarono le tempie per sfregare gli occhi. «Non lo sai. Già» seguitò lui senza staccare la sigaretta, il profilo di pietra. «Dovresti crederci invece. Finché il mondo ha avuto paura del diavolo tutto è stato diverso. C’erano i demoni buoni e i demoni cattivi. Briganti e carabinieri, insomma, la vecchia storia. Dico sciocchezze? Finiti i cattivi, anche i buoni hanno perso la faccia. Sparisce il diavolo, e subito spariscono i miracoli. O sbaglio?» «Buono, Fausto, buono» mormorò il prete. "
Giovanni Arpino, Il buio e il miele, Baldini & Castoldi (collana Romanzi e Racconti, n° 5), 1993 [Edizione originale: 1969]; pp. 56-57.
Bridgerton: analisi di un fenomeno mediatico
Ci sono mondi che non si limitano a raccontare una storia: la avvolgono in un tessuto di luce, suoni e colori così denso e vivo da precedere le parole stesse. Bridgerton si apre così, come una promessa visiva in un’esplosione di seta luminosa, pastelli audaci, riflessi dorati che scorrono tra saloni affollati e giardini eleganti. Un mondo dove l’apparenza è rito e disciplina e dove, sotto la superficie, qualcosa di più irregolare e umano pulsa con ostinazione. È a questo punto che emerge il vero centro della narrazione: l’amore. Non come ornamento romantico, ma come forza che incrina l’ordine, che attraversa il colore, si insinua nella musica e sfugge al controllo dell’estetica. In Bridgerton, l’amore non è soltanto destino sentimentale, esso è tensione, scoperta e vulnerabilità. È ciò che trasforma la bellezza da semplice spettacolo in esperienza vissuta.
Quando Bridgerton ha fatto il suo debutto ha ridefinito il panorama delle serie in costume. Il suo successo non è attribuibile a un solo fattore, ma a una convergenza rara di linguaggi estetici, emotivi, musicali e narrativi orchestrati con precisione. La serie prodotta da Shonda Rhimes non è soltanto intrattenimento romantico, è una macchina sofisticata che trasforma la nostalgia storica in spettacolo contemporaneo. Comprendere come Bridgerton sia diventata una serie irresistibile significa osservare come ogni suo elemento sia progettato per sedurre lo spettatore senza rinunciare alla profondità emotiva.
Ambientata nell’alta società londinese dell’epoca Regency, la serie segue le vicende della famiglia Bridgerton e del loro mondo fatto di debutti in società, corteggiamenti e matrimoni strategici. Tuttavia, sotto questa superficie formale si muove una tensione più universale: la ricerca dell’identità, del riconoscimento e dell’amore. La struttura narrativa è corale, ma il vero filo conduttore è il sistema sociale. I balli, le visite di cortesia e le cronache mondane diventano dispositivi drammatici che mettono a nudo desideri, paure e contraddizioni. La voce narrante, incarnata dalla misteriosa Lady Whistledown, agisce come coscienza collettiva e strumento di ironica distanza, ricordando che ciò che appare privato è sempre spettacolo pubblico.
I romanzi di Julia Quinn costituiscono la base narrativa, ma la serie ne amplia il mondo donando maggiore spazio a trame corali e personaggi secondari, introducendo diversità sociale ed etnica e approfondendo il tema del potere, dell’identità e del ruolo sociale, con un tono più sensuale e visivamente spettacolare. Dove i libri sono romanzi romantici tradizionali, intimi e focalizzati, la serie diventa affresco sociale. Non tradisce la fonte, ma la espande per adattarla al linguaggio contemporaneo. La scelta creativa di Shonda Rhimes non è casuale. La sua produzione mira a rendere la storia accessibile a un pubblico ampio, sovvertendo l’immaginario rigido del periodo e costruendo narrazioni emotivamente immersive. L’inclusione nel casting, la modernizzazione del ritmo narrativo e l’attenzione ai conflitti interiori sono strumenti che trasformano un genere tradizionale in qualcosa di culturalmente vivo. Il risultato è una serie che non cerca autenticità storica assoluta, ma verità emotiva. Uno dei punti di forza della serie, infatti, è la costruzione dei personaggi. Pur muovendosi entro archetipi riconoscibili, essi non restano mai prigionieri dello stereotipo. Sono individui attraversati da vulnerabilità contemporanee: il timore di non essere abbastanza, il peso delle aspettative familiari e la tensione tra desiderio e dovere. La scrittura li rende emotivamente accessibili anche allo spettatore moderno. Questo equilibrio tra codici storici e sensibilità attuale è una delle chiavi del successo: il pubblico non osserva figure lontane, ma si riconosce in loro.
I dialoghi hanno un ruolo essenziale nella narrazione, perché sono costruiti con una doppia anima: da un lato conservano una patina formale, coerente con l’ambientazione; dall’altro possiedono ritmo e chiarezza tipicamente contemporanei. Shondaland privilegia dunque la parola incisiva, emotiva, spesso tagliente, capace di trasformare un confronto sentimentale in un duello verbale. La conversazione diventa così azione narrativa.
La scelta musicale sfrutta l’anacronismo come ponte emotivo e costituisce una delle intuizioni più brillanti della serie. Gli arrangiamenti orchestrali di canzoni pop moderne creano una frattura temporale volutamente artificiale, ma di grande impatto emotivo. Questo espediente avvicina lo spettatore alla scena, elimina la distanza storica e rende i sentimenti immediatamente universali. La musica, così, smette di essere semplice decorazione e diventa vera e propria traduzione emotiva, trasformando il passato in esperienza vissuta. Allo stesso modo, abiti e ambientazioni non aspirano a un realismo museale, bensì a un’estetica amplificata. La scelta di colori saturi, silhouette studiate e dettagli opulenti costruiscono un mondo visivamente seducente. Il costume diventa linguaggio narrativo, perché segnala status sociale, racconta evoluzioni interiori e distingue personalità e desideri. Questa dimensione visiva contribuisce all’effetto escapista della serie, infatti, guardare Bridgerton significa immergersi in una fantasia tangibile.
Al centro di tutto, però, resta l’amore, non come semplice lieto fine ma come processo di trasformazione. Le relazioni non sono lineari: nascono da conflitti, segreti e ferite personali. Lo schema è classico, quasi archetipico, ma viene rinnovato attraverso una sensibilità moderna verso consenso, comunicazione e autonomia individuale.
Il successo di Bridgerton nasce da un equilibrio raro: offre evasione senza superficialità, romanticismo senza ingenuità e spettacolo senza distacco emotivo. È una serie che permette allo spettatore di sognare, ma allo stesso tempo di riconoscersi nelle fragilità e nei desideri dei suoi protagonisti. La sua “infallibilità” non è tecnica, bensì sensoriale, perché seduce occhi, orecchie e cuore, ricordando che le più grandi storie d’amore non hanno tempo.
Novità in arrivo
O almeno vorrei.
Premessa. 'Scrivo' (volutamente e debitamente virgolettato!) da quando avevo 14-15 anni. Dovendo rispettare la tradizione, ho iniziato con le poesie, quelle che tutti scrivono a quell'eta scopiazzando lo stile di qualche autore; io leggevo, a quei tempi, Dylan Thomas, Quasimodo, Ungaretti, Carducci ... (potreste trovare un guazzabuglio più eterogeneo?). In effetti non si può dire che io 'leggessi' Dylan Thomas, perché non conosco l'inglese, quindi leggevo le traduzioni delle sue poesie. E poi ero affascinato dai testi delle canzoni dei Genesis, quelle almeno di cui trovavo le traduzioni in italiano, poiché a quei tempi non esisteva internet coi suoi traduttori. Frequentando, poi, il liceo classico, ed essendo un cultore del latino e del greco, ero ammaliato dalla poesia di quei popoli, che riuscivo a tradurre da me. All'inizio, in verità, era un obbligo scolastico, ma ben presto divenne per me un piacere misurarmi coi poeti greci e latini, tanto da andare nella biblioteca della scuola (ho già detto che internet non c'era?) a copiarne testi e a tradurmeli per puro diletto.
Chiusa la parentesi 'poetica' inizia a 'scrivere' (sempre virgolettato) racconti, sempre ispirato dagli autori che studiavo a scuola e da quelli che trovavo dove potevo (ricordo uno splendido negozio di libri e dischi usati vicino casa mia): sono sempre stato un divoratore di libri di ogni genere.
Ma, devo farla breve, altrimenti mi ritroverò a scrivere la storia della mia vita.
In breve, quindi, mi sono ritrovato ad aver raccolto negli anni (ora ne ho 65) almeno 5-600 cartelle (in fogli word) di testi d'ogni genere, solo per quelli che col tempo ho iniziato a trascrivere e che non ho perso o buttato via negli innumerevoli traslochi.
Eccomi al punto. Avevo pensato, quando Amazon ha iniziato a dare la possibilità di pubblicare aggratis, di 'pubblicare' qualche libro, suddividendo i miei testi per genere. Naturalmente mi è subito sorto il dubbio, anzi ho avuto la certezza, che nessuno avrebbe speso neanche 99 centesimi per comprare roba da uno sconosciuto. E così, come direbbe Totò, ho desistito.
Ma ora che qualcuno ha inziato a leggere i miei post qui su Tumblr, mi sono fatto coragio e ho detto: e se iniziassi a 'pubblicare' pian piano tutta quella massa di milioni di parole che mi ritrovo? Magari qualcuno sarebbe così buono da perdere qualche minuto del suo tempo a leggere racconti, romanzi, poesie scritte durante tutta una vita.
Ed ecco la Novità del titolo di questo post: aprirò un blog e qui, a puntate come nella migliore tradizione della letteratura otto e novecentesca, pubblicherò il tutto.
Ma prima di impelagarmi in quest'opera 'mostruosamente proibita' volevo chiedere: interessa a qualcuno? Preferite, forse, invece, avere i testi direttamente qui su Tumblr invece del solo link che rimanda al blog? Vi è più comodo?
Rispondermi non vi obbliga, naturalmente!, a leggere poi veramente ciò che pubblichero, ma è solo per avere un parere da amici. Sarebbe solo cortesia da parte vostra...
In attesa di cortese riscontro,saluto cordialmente.
P.S.: io il lavoro l'ho già iniziato, il blog è quasi pronto...

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Vorrei sentirmi così felice , tanto da sentirmi male
"Ti amo ancora, nonostante tutto."
Un romanzo killer che ha saputo lasciarmi spasimante a guardare il soffitto perché la concreta possibilità che quella beatitudine potrebbe non ripetersi mai più diventava sempre più reale, di ora in ora, di giorno in giorno.
Non dovrebbe essere possibile soffrire così. Era la mia ennesima rilettura, era sempre stato commovente, ma in quel periodo mi fece l'effetto di un crampo.