La Signora rispettabile
La stanza era immersa nel silenzio, calda e carica di desiderio. Lei, ancora con il busto elegante abbottonato, i tacchi che non aveva tolto e il pizzo nero che segnava le curve, si piegava davanti a lui, fragile e altera nello stesso tempo. L’immagine era scandalosa: la signora matura borghese, rispettabile e composta, trasformata in un corpo tremante, offerto, aperto al piacere inconfessabile più proibito, inginocchiata davanti al suo giovane stallone.
Quando sentì la spinta decisa, un brivido le attraversò la schiena come una scarica. Il respiro le si fermò in gola, gli occhi si spalancarono e poi si socchiusero nel gemito più lungo e liberatorio che avesse mai emesso. Ogni centimetro che la invadeva era un confine infranto, un muro abbattuto. La penetrazione anale era lenta, crudele e meravigliosa: la faceva fremere, la costringeva a cedere, a lasciare andare ogni dignità.
Il contrasto era feroce: da un lato il pizzo raffinato che le stringeva le cosce, il reggicalze teso, i tacchi che affondavano nel tappeto con un ritmo osceno; dall’altro, il corpo che si abbandonava al piacere immorale più primitivo, selvaggio, peccaminoso. La signora elegante, che in pubblico incuteva rispetto e ammirazione, adesso gemeva come una troia consenziente, scoprendo nel dolore che si faceva piacere la sua verità nuova e definitiva di sodomita. Una scarica elettrica tra i neuroni...
Ogni nuovo affondo la scuoteva, la obbligava a lasciare cadere pezzi della sua maschera. Sentiva il corpo bruciare, le mani che stringevano il lenzuolo come se volessero strapparlo, i tacchi che scivolavano sul pavimento mentre le gambe tremavano. E nel momento in cui credette di non poter resistere, arrivò l’onda: un orgasmo violento, proibito, che dal retto le attraversò tutto il corpo, nei labirinti più scabrosi del suo cervello, facendola urlare senza più freni.
Era stata scardinata, aperta, consumata. Finalmente posseduta! Ma mai, mai si era sentita così viva. In quel gemito finale, nella pelle lucida di sudore, nelle lacrime di piacere che le rigavano il viso, capì che aveva trovato la sua verità: non più solo una signora rispettabile, ma la sua essenza: una elegante e raffinata puttana sodomita di classe, una vera troia di lusso della "buona" borghesia della città. Con il suo giovane stallone, il sogno è diventato realtà; quella che aveva sempre immaginato durante le sue fantasie segrete. Finalmente rivelata a se stessa e al suo boy toy.
Si sdraiò sul lenzuolo ancora caldo, con i tacchi che pendevano dal bordo del letto e la lingerie nera bagnata di sudore. Il respiro corto, la pelle arrossata, lo sguardo febbrile. Lui la guardava dall’alto, e lei, con un sorriso tremante, trovò il coraggio di confessare.
«Non avevo mai osato dirlo a nessuno… nemmeno a me stessa fino in fondo. Ma adesso non posso più fingere…» ...
La voce era roca, incrinata dal piacere che ancora le pulsava dentro. «Io… io sono nata per questo. Per essere presa così. Per essere aperta, consumata, violata nella parte più proibita. È lì che mi scopro viva. È lì che gemo finalmente come una troia e non come una signora composta.»
Happy slowhand















