Testo lunghissimo di vita vera.
Lo avevo scritto per l'iniziativa "Conosciamoci!" sul gruppo FB sulla PMA di cui ero stata Admin.
Il testo è del 15 Maggio 2022, io non ero più Admin da più di un anno ed avevo anche abbandonato il mondo della PMA, allora, mi dissi, per un periodo sabbatico, che ancora dura.
Lo posto qui perché si raccontano troppo poco queste storie e dio sa quanto invece servirebbe diffonderle.
Magari, prima o poi, diventerà parte di un libro, chissà.
Comincio con il salutare tutte le nuove leve che mi dispiace di non conoscere abbastanza, ma dopo aver lasciato il ruolo di Admin ammetto di essermi presa una sorta di pausa sabbatica da questo gruppo. Ho dato tutto quello che ho potuto negli anni in cui ne sono stata alla guida, insieme alle mie splendide (vecchie e nuove) compagne di viaggio e poi mi sono un po’, diciamo, rilassata, partecipando un po’ meno, ma senza perdere di vista del tutto questo gruppo di amiche.
A tutte coloro che non mi conoscono porgo il mio (tardivo) benvenuto in questa meravigliosa famiglia, spero di riuscire a tornare un po’ più attiva e conoscervi tutte! Ah, e vi avviso, mettetevi comode, perché io sono quella che scrive i “pipponi”.
A tutte le utenti veterane, invece, con cui abbiamo condiviso risate, pianti, silenzi, test negativi, videotutorial per farsi le punture in pancia (io son sempre stata super fifona e me le faceva mio marito), spremute della fertilità (Laura), aperitivi e colazioni (Sara, Yuuki, Claudia), chat organizzative tra Admin vecchie e nuove (dovrei taggare mezzo gruppo) incontri in Humanitas, foto di creazioni artistiche per ricordare quello che non si può mai dimenticare (Emy) gite ai santuari con pietre magiche (Ilaria), videochiamate (Claudia B., Monica e tantissime altre), pizze fatte in diretta (Paola) , storie di pinguini ai confini della realtà (Delizia), ansie da pick, transfer, visite, esami, ormonali nel PT e chi più ne ha più ne metta… a tutte voi, e non di meno a quelle che ho omesso di citare, mando un abbraccio ENORME e vi dico che vi penso tanto, più di quanto mostri qui sul gruppo.
Ho pensato molto a come raccontare la mia storia, del resto, ogni storia si può scrivere da tantissimi punti di vista diversi e come recita una frase che è stata citata spesso su questo gruppo: la tua vita dipende al 10% da quello che ti accade e al 90% da come reagisci a quello che ti accade.
La mia esperienza con la PMA si può infatti vedere come un sogno infranto, una partita ancora aperta o una storia a lieto fine. Immagino che ciascuna si farà la propria idea. Io, ho la mia verità.
Io e mio marito iniziamo i rapporti liberi a Giugno 2016, senza calcoli particolari. A Marzo 2017 rimango incinta naturalmente. Lo perdo alla sesta settimana (biochimica), per fortuna senza raschiamento.
Non succede più niente per mesi (nonostante mi avessero detto che dopo un aborto sarei stata più ricettiva) e a Novembre dello stesso anno entro nel mondo della PMA.
Faccio 3 IUI (Novembre ’17 – Dicembre ’17 – Gennaio ’18), tutte e tre con beta negative, dopo le quali (non senza dovermi impuntare un po’), mi inseriscono in lista per la mia prima Fivet.
Faccio una prima stimolazione a Maggio del 2018, non va benissimo (buona raccolta, pochi fecondati) da cui ottengo comunque 3 blastocisti e 7 ovuli congelati. Vado in leggero iperstimolo, quindi congelano tutto.
Faccio un primo cryotransfer su ciclo medicato a Giugno 2018, beta negative.
Provano per due volte a ripreparare l’endometrio per un secondo transfer, ma niente, sembra che d’estate il mio endometrio risponda ancora meno del solito (non raggiungiamo nemmeno i 6 mm).
Se ne riparla a Novembre con un secondo cryotransfer (questa volta su ciclo spontaneo) nel frattempo cambio tutta la terapia nel PT, aggiungo il cortisone, l’eparina, alcuni integratori e il Pleyris (progesterone sottocutaneo), indovinate? Beta negative.
Da lì parte tutta la tarantella degli approfondimenti, ho fatto più esami di quanti capelli ho in testa, genetici, ormonali, pannello trombofilico, autoimmunità, endometriocoltura, isteroscopia, biopsia dell’endometrio, infettivologici, curva da carico glicemico, tamponi (vaginale, cervicale, pap-test), analisi del sangue con nomi mai sentiti (a gennaio 2019, al Laboratorio Martini, me lo ricorderò per sempre, mi levano 17 – DICIASSETTE – provette di sangue).
Intanto si è fatto Giugno 2019, avevo già cominciato a sentire dentro di me la necessità di rallentare, inoltre mi avevano trovato una piccola infezione che ho dovuto ovviamente curare. Ebbene a Giugno ’19 terzo transfer. A 9 PT test sulle urine positivo, a 12 PT beta negative. Altra biochimica.
A Ottobre ’19 ci proviamo con gli ovociti. Li scongeliamo, li fecondano, ma niente arriva a blasto. Ne ricavo 2 embrioni di terza giornata, ma niente da fare, beta negative.
Mi demoralizzo molto, ma non mi perdo d’animo e subito a Gennaio ’20 faccio una seconda stimolazione, ma dentro di me comincio a sentire una forte stanchezza, che da un lato ha sicuramente il sapore della demoralizzazione, ma dall’altro inizia a punteggiarsi di serena accettazione. Ad ogni modo non ho nessuna intenzione di mollare e quindi nonostante la stimolazione non vada affatto bene (in quel periodo ero entrata in polemica con Humanitas perché secondo me mi avevano sbagliato la terapia e avevo deciso che avrei cambiato centro) poiché da 14 ovociti prelevati ottengono solo una blastocisti e altra polemica con Humanitas: provano sempre a portare TUTTO a blasto perché secondo loro a quello stadio l’embrione è più stabile e ha più possibilità di attecchimento, ma sinceramente ormai non credo più a nessuna verità che tentano di spacciarti come inconfutabile.
Quella blastocisti era la mia ultima speranza e per la prima volta facevo un transfer da fresco (unica combinazione che non avevo ancora provato), ma non era destino nemmeno quella volta: beta negative.
A Marzo ’20 arriva il covid e unitamente alla depressione di quell’ultimo negativo (in cui avevo creduto con tutta me stessa) ho deciso di prendermi una pausa. A livello consapevole e razionale la motivavo con la depressione, la tristezza e la paura di fallire ancora, ma una vocina dentro di me che partiva dal retro del mio cervello mi cullava in un accenno di serenità cosmica che non credo che saprei descrivervi. Era come se una piccolissima parte di me (destinata a prendersi sempre più spazio) si sentisse sollevata, rilassata, quasi pacificata.
Non ve lo nego, la prima metà del 2020 è stata veramente orribile, tra l’ultima stimolazione (e transfer andati malissimo) e tutte le difficoltà che le chiusure degli ospedali e la conversione di quasi tutti i reparti in reparti covid mettevano al riprendere la PMA, ero caduta in una forma para-depressiva, non ho mai toccato veramente il fondo, ma ci sono andata molto vicina.
Un sacco di voci turbinavano nella mia mente: dovrei fare un altro tentativo? E l’eterologa? E l’adozione? Dovrei forse davvero fare quella cura che in tanti medici avversano, ma che ha effettivamente funzionato per tante ragazze? Cosa sono 5 anni nella PMA, ci sono ragazze che hanno avuto il loro miracolo dopo 10 anni! E se fosse veramente l’ultima chiave del mazzo quella che apre il portone? E se il prossimo tentativo fosse quello giusto? E se? E se? E se…
Nel frattempo mi leccavo le ferite, mi univo a un gruppo donne organizzato dalla mia terapeuta (che mi seguiva già da anni) dove ho potuto condividere il mio dolore con altre ragazze che hanno vissuto la mia stessa esperienza o situazioni simili (a volte anche molto peggiori), cominciavo a relativizzare, cominciavo a riappropriarmi della mia vita, soprattutto in un periodo in cui, non andando a lavoro, avevo davvero tempo per capire dove stavo, come stavo, chi ero.
Chi era Morgana? Fino al 2016 Morgana aveva vissuto sempre a mille tra lavoro, università, erasmus, amici, case in condivisione, viaggi, amori, libri e non aveva mai sentito la mancanza di niente o meglio, non aveva mai pensato che per il fatto di non avere un figlio, le mancasse qualcosa.
E dunque? Cos’era successo nel frattempo?
Nel frattempo avevo deciso di imbarcarmi in una battaglia completamente irrazionale, pretendendo di affrontarla con il metodo scientifico e la mia ferrea razionalità.
Vedete, rimanere incinta non è una questione scientifica. Certo, la scienza può aiutare, ma quando può aiutare meglio? Quando ha chiaro COSA non funziona. Una donna con le tube completamente chiuse, probabilmente resterà incinta con una Fivet. Un uomo azoospermico, sarà aiutato da una tese a recuperare il materiale necessario che con un rapporto naturale non avrebbe alcuna speranza di successo. Ma dove la scienza ancora non sa, quello che può fare è solo procedere a tentativi. Cambiando l’ordine dei fattori, ma senza nemmeno sapere, tra un tentativo e l’altro, quali sono da tenere e quali sono ininfluenti. Quale combinazione ha funzionato e perché? Eparina sì o no? Cortisone sì o no? Endometrio sotto i 7 mm sì o no? Esami nel PT sì o no? Cura antibiotica preventiva sì o no? Progesterone sotto i 20 bene o male? E il TSH? Abbassare o ininfluente? L’agopuntura aiuta o non serve?
Vedete, per ciascuna di queste domande esiste letteratura che dimostra tutto e il contrario di tutto. Ma soprattutto esistono dottori che dicono tutto e il contrario di tutto.
E visto che né a me, né a mio marito hanno mai trovato niente che non vada (ossia: c’è qualcosa che non va che la scienza odierna ancora non sa spiegarsi), il nostro destino non era quello di risolvere una volta per tutte il mistero di quali fossero la preparazione e terapia perfette, il nostro destino era quello di continuare a fare dei tentativi. A oltranza. Brancolando completamente nel buio. Ancora, e ancora e ancora e ancora. Senza che nessuno sapesse darsi e darci uno straccio di spiegazione sul PERCHÉ.
Ed è lì che ho avuto un’epifania. È lì che ho capito che mi stavo accanendo a tentare di trovare soluzioni razionali a qualcosa di completamente irrazionale. Nessuno avrebbe mai potuto dirmi il perché non rimanevo incinta e nessuno avrebbe mai potuto, tantomeno, darmi la soluzione.
Lì mi è cliccato qualcosa nella testa. È come se avessi visto tutto dal di fuori, avessi guardato indietro agli ultimi 5 anni della mia vita e avessi visto una landa deserta o quasi, con un cubo immenso al centro, con su scritto PMA.
È stata davvero una sorta di visione, so che sembra assurdo a dirlo, ma ho preso consapevolezza di botto che avevo reso UN ASPETTO della mia vita (quello di poter diventare madre) L’UNICO scopo della mia vita e mi è sembrata una grossa mortificazione, soprattutto per rispetto a quella ragazza che fino al 2016 aveva costruito un sacco di cose belle, aveva fertilizzato il piccolo intorno della vita sua e delle persone che le stavano accanto e aveva visto nascere relazioni, nuovi interessi, risultati, legami e non si era mai sentita meno donna, meno materna, meno creatrice, solo perché non aveva (ancora?) messo al mondo un figlio.
Non appena ho smesso di far ruotare la mia intera esistenza intorno al desiderio di diventare madre, l’universo mi ha risposto con mille opportunità lavorative e non che mi hanno portato enormi soddisfazioni e crescita personale e… un’altra gravidanza naturale. A un anno dall’ultimo negativo, a Gennaio ’21, nel pieno delle mie nuove attività e della mia rifioritura, sono rimasta incinta naturalmente, con un tuffo al cuore e gli sguardi esterrefatti mio e di mio marito. Purtroppo anche questa volta è finita prima del tempo e ho avuto un aborto ritenuto scoperto all’ottava settimana, con isterosuzione alla nona.
Eppure, che mi crediate o no, ho vissuto quel principio di gravidanza come un segno che sono sulla strada giusta per me. Una strada fisiologica, che tiene conto di questo mio grande desiderio, ma che non gli attribuisce più l’unica possibilità di lieto fine per me. Ho scisso il concetto di felicità da quello di diventare madre e ora immagino due futuri, entrambi radiosi, entrambi in linea con tutte le mie parti e non solo con quella biologica.
Ragazze, so che le storie di ciascuna di noi sono tutte diverse, le sensibilità sono diverse, le reazioni sono diverse quindi mi scuso in anteprima se con questo mio lungo monologo posso aver urtato la sensibilità di qualcuna di voi, ci tengo a ribadire che questa è la mia storia e questa è la cosa che ha funzionato per me, questo è come l’ho vissuta io, ma non pretendo né di essere un esempio, né di dire che questo è il modo giusto di reagire.
Ricordatevi sempre tre cose:
1) In qualunque modo reagiate, quello è il modo giusto per voi.
2) Alla fine, tutto andrà bene. Se ti sembra che al momento non vada bene, è perché non è ancora la fine.
3) Siamo donne, possiamo essere materne, possiamo essere creatrici. L’effetto più primordiale e più potente è quello di creare la vita, certo, ma creiamo vita anche quando ci siamo per un’amica in difficoltà, anche quando portiamo gentilezza nel mondo, anche quando cuciniamo per i nostri cari, anche quando cantiamo a squarciagola o ci sorridiamo davanti allo specchio.
Creiamo vita e creiamo bellezza, sempre.