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♡ Name moodboard for Gioia ♡
A volte la felicità arriva piano, senza fare rumore.
Se vuoi sentirti sicuro, comincia pensando che non lo sarai mai. Che non esiste alternativa al flusso continuo di vita e morte, gioia e dolore, ascesa e caduta. Ne fai parte, felicemente se lo accetti, tristemente se ti opponi. Ma hai perso in partenza, perché stai combattendo avversari molto più forti di te: il destino, il corso dell'esistenza, il tempo. Non devi arrenderti, devi soltanto cambiare strategia. Assumere la forma dell'acqua e non quella della pietra. Tutti i muri si sgretolano, prima o poi. Il fiume va. E va al mare.
G. Romagnoli, “Solo bagaglio a mano”
Un giorno la tua tristezza decise di non nascondersi più nei pensieri e prese la forma di un piccolo visitatore silenzioso, sedendosi sulla sedia accanto alla tua. Non aveva intenzioni malvage; non era lì per distruggerti, ma solo perché era stanca di essere ignorata, respinta o nascosta dietro un sorriso forzato.
All’inizio la sua presenza ti sembrò soffocante e pesante, capace di togliere il colore a ogni stanza. Provasti a mandarla via, a riempire il tempo con mille distrazioni, ma lei rimaneva lì, immobile, chiedendo semplicemente di essere guardata.
Allora, stanco di combattere, decidesti di fare l’unica cosa che non avevi ancora tentato: smettere di fare la guerra. Ti sedesti accanto a lei. Invece di scacciarla, la accogliesti come si fa con un ospite bagnato dalla pioggia. Restaste in silenzio per ore, mentre fuori il mondo continuava a correre. In quel silenzio condiviso, iniziaste a camminare insieme. La portasti fuori, tra gli alberi, lasciando che il vento e i colori della natura avvolgessero entrambi.
E lì, senza bisogno di troppe parole, capisti che la tua tristezza era solo una parte del tuo viaggio. Non era un punto di arrivo, ma un luogo di passaggio. Una sosta necessaria per riposare l’anima, curare i graffi invisibili e prepararti ad apprezzare, con una consapevolezza tutta nuova, la luce del prossimo mattino.
La mattina dopo, al tuo risveglio, la sedia accanto al letto era vuota. Il visitatore se n’era andato, lasciandoti addosso non più un peso, ma una strana, leggerissima pace.

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La violenza libera dei distorti.
Questo video era ripostato da una donna che aggiungeva nel post: "magari ero in carcere da molto a quest' ora 😂 ma teniamo gli istinti repressi 😂"...
Con quelle risatine di cui ho scritto QUI, e soprattutto con un unico grossissimo segnale di allarme e di conferma: quando le persone si sentono libere di fare quello che vogliono, la prima cosa a cui pensano sono atti violenti, rozzi e infestanti.
Vale per la maggioranza.
Questo la dice lunga sullo stato repressivo di cui sono coscienti e per cui non fanno un cazzo, anzi ne ridono, continuando a immaginare scenari simili.
Se avessero la minima idea di cosa significa portare quell'immondizia cronicizzata nella loro psiche, smetterebbero in tre secondi, ma poiché se ne fottono, insistono e perdurano nella loro condotta repressiva.
Perché chiamano "istinto" la loro incapacità di essere migliori.
Lo Spirito è volto naturalmente alla gioia, se nei "momenti di libertà" preferiresti lanciare un bidone in strada, o prendere a calci nel culo una persona, anziché praticare atti di felicità personale e di REALE gioia... è che a te per primo ti piace fare schifo.
Così, ancora una volta si parla della distorsione della libertà.
PS. ovviamente se gli si fa notare, la replica è il sepreverde "fatti una risata ogni tanto!".
" Don Pepe, com’è una vita ben vissuta?
Pepe Mujica - Penso che sia quando dedichi la maggior parte del tuo tempo a ciò che ti piace, a ciò che ti motiva. E non può esserci felicità senza libertà. La felicità non è solo una cosa sensoriale, la felicità non equivale al piacere. La felicità equivale all’equilibrio di sentire che stai realizzando con gioia ed entusiasmo ciò per cui ti impegni. Per vivere bisogna lavorare, certo, ma la vita non è solo lavorare, bisogna avere tempo per vivere; quindi, la sobrietà fa parte della conquista della libertà. Ma se il mercato occupa tutto il mio tempo per cui vivo pagando bollette e accumulando cose, allora non sono libero.
Noam Chomsky - E quando esiste questa libertà il lavoro può essere la parte più soddisfacente, o una delle parti più soddisfacenti della vita. Essere assorbiti da un lavoro creativo sotto il proprio controllo è un’esperienza incomparabile, e si deve agire perché le persone non ne siano più private. Può essere qualsiasi cosa, fare ricerca in un laboratorio di fisica o riparare l’auto in garage nel fine settimana. Sono cose nelle quali tutti possono trovare soddisfazione nella vita, come dici tu.
Pepe Mujica - Per me la libertà ha diversi stadi, e la libertà più difficile di tutte, che è la lotta per la quale dobbiamo ringraziare Noam, è la libertà di pensiero. Significa non essere dogmatici, avere la mente aperta e cercare di percepire la realtà nelle sue sfumature, nei suoi grigi, nei suoi neri; non essere fanatici pur essendo appassionati, che non è la stessa cosa. Ma c’è un’altra libertà, ed è quella di avere spazi sempre più ampi di tempo libero per coltivare i propri affetti, per coltivare le cose elementari della vita che ci piacciono e che richiedono tempo: tempo per i figli, tempo per gli amici, tempo per la famiglia, tempo per le cose basilari. La società del consumo, dell’iperconsumo, che mi fa pagare e pagare, e vivere nella disperazione, mi ruba la libertà, perché devo trasformare il mio tempo libero in moneta per poter pagare ciò che devo comprare. Quando compro non lo faccio con i soldi: lo faccio con il tempo della mia vita che ho dovuto spendere per avere quei soldi. Penso invece che si dovrebbe essere avari con il proprio tempo, che è l’unica cosa importante, perché io sono libero nel momento in cui faccio quello che mi piace, e non lo sono se non faccio che adempiere a un obbligo per vivere. Il concetto di sviluppo introdotto dalla cultura capitalista è molto modesto, e la stessa sinistra, con il suo messaggio, ha messo in secondo piano, ha dimenticato la questione della felicità umana e della libertà necessaria per raggiungerla. Certo, abbiamo bisogno di sviluppo, ma abbiamo anche bisogno di un po’ di umile felicità nella vita! Per questo insisto nel dire che c’è una cosa importante che viene trascurata: il tempo per coltivare gli affetti. "
Noam Chomsky, José «Pepe» Mujica, Saúl Alvídrez, Sopravvivere al XXI secolo, Traduzione di Valentina Nicolì, Ponte alle Grazie (collana Saggi), 2024.