…Tre di notte ….🙄 ….💭
YOU ARE THE REASON
Jules of Nature
ojovivo
untitled
EXPECTATIONS
he wasn't even looking at me and he found me
Not today Justin

shark vs the universe

tannertan36
hello vonnie
let's talk about Bridgerton tea, my ask is open

#extradirty

if i look back, i am lost
we're not kids anymore.
trying on a metaphor

𓃗
occasionally subtle
todays bird
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@ardes30
…Tre di notte ….🙄 ….💭

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La donna che si lascia impregnare dall’odore del suo uomo non indossa profumo… porta con sé una traccia invisibile di appartenenza, memoria e passione che nessuna boccetta saprebbe mai contenere.
A.
…Mmmhhh il suo odore 🤩❤️🔥
✍️💭💞
…Ci vuole un fiore
Oggi non è stato un grande fiore ad attirare il mio sguardo.
È stata la verbena, con i suoi piccoli fiori viola, discreti e silenziosi. È stata lei a fermare il mio passo.
Da lontano era solo una macchia di colore. Ma più mi avvicinavo, più scoprivo un mondo nascosto. Ogni fiorellino aveva una propria delicatezza e, insieme agli altri, sembrava raccontare che la bellezza non nasce dall’essere soli, ma dal custodirsi a vicenda.
Li ho osservati uno a uno. Li ho fotografati, non per conservare un’immagine, ma per trattenere la sensazione che mi avevano regalato. Come se, allontanandomi, avrei perso qualcosa di importante.
Mi sono chiesta perché.
Forse perché, senza accorgermene, sto imparando a riconoscere una bellezza diversa. Quella che non ha bisogno di imporsi. Quella che non grida, ma aspetta semplicemente qualcuno disposto a fermarsi.
Mentre osservavo quei piccoli petali viola, ho avuto la sensazione di non stare guardando soltanto un fiore.
Stavo guardando una parte di me.
Quella che ha bisogno di rallentare. Che è stanca del rumore. Che desidera respirare senza dover dimostrare nulla.
Negli ultimi tempi ho cercato grandi risposte e cambiamenti evidenti. Eppure è stato un fiore minuscolo a ricordarmi che la vita si rivela nei dettagli. Non tutto ciò che conta fa rumore. A volte sussurra.
La verbena mi ha ricordato che la delicatezza non è fragilità. È una forma di coraggio. Il coraggio di fiorire senza cercare di essere al centro dello sguardo. Di essere discreti, senza diventare invisibili.
Forse questo incontro non riguarda il fiore.
Riguarda il mio modo di guardare.
Forse la mia anima mi sta chiedendo di rallentare. Di smettere di inseguire solo ciò che è grande o straordinario e di tornare a riconoscere il valore delle piccole cose. Un colore che cattura lo sguardo. Un fiore che danza nel vento. Un istante che non ha bisogno di spiegazioni per essere importante.
Porto con me questa immagine come un promemoria.
Se oggi mi sono fermata davanti alla verbena, forse è perché anche dentro di me sta sbocciando qualcosa di silenzioso. Qualcosa che non ha fretta di essere compreso, ma solo di essere accolto.
Perché, quando un’anima è pronta a ritrovarsi, basta un piccolo fiore per ricordarle la strada.
Raining in and out....
…aspettando la pioggia ☔️ ❤️🔥
🌅🏃🏻♀️🌳🌲☀️💙
…16km e non sentirli…😅

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Non esistono persone risolte. Esistono persone che continuano ad attraversarsi
di dott. Carlo d'Angelo
Negli ultimi anni sento ripetere sempre più spesso una parola.
“Tu sei irrisolto.”
“Lei è una persona irrisolta.”
“Prima risolviti, poi potrai amare.”
Lo sento dire ovunque. Nei social. Nelle relazioni. Perfino tra professionisti.
E ogni volta mi domando: quando abbiamo deciso di ridurre un essere umano a ciò che non ha ancora risolto? La parola “irrisolto” è diventata una nuova etichetta. E, come tutte le etichette, rischia di chiudere la persona invece di comprenderla. Non parlerei mai di persone risolte o irrisolte. Direi piuttosto che siamo tutti esseri umani in continuo attraversamento. L’essere umano non è un’equazione. Non è un problema matematico. Non esiste un giorno in cui possiamo dire:
“Ecco, adesso sono definitivamente risolto.”
Finché viviamo continuiamo a incontrare parti nuove di noi. Ferite che non conoscevamo.
Desideri inattesi. Paure che credevamo superate.La vita non ci consegna una versione definitiva di noi stessi. Ci consegna continue soglie. Per questo diffido dell’espressione “persona irrisolta.” Non perché non esistano conflitti interiori. Ma perché nessuno coincide con i propri conflitti. L’uomo è sempre più grande di ciò che ancora non comprende di sé. Anche i grandi pensatori. Anche i terapeuti. Anche chi ha dedicato una vita intera a conoscere l’animo umano. Non esistono persone completamente risolte. Esistono persone che hanno imparato a dialogare con la propria incompiutezza.
Ed è una differenza enorme. La maturità non consiste nel non avere più ferite. Consiste nel non lasciare che siano le ferite a decidere tutta la nostra vita. Per questo non chiederei mai a qualcuno:
“Sei risolto?” Gli chiederei piuttosto:
“Come stai attraversando ciò che oggi la vita ti sta consegnando?” Perché è lì che abita l’umano. Non nella perfezione. Ma nel cammino. Non esistono persone risolte. Esistono uomini e donne che hanno smesso di vergognarsi della propria incompiutezza. Perché non è la soluzione a renderci umani. E’ il coraggio di continuare ad attraversare la vita senza smettere di cercare la verità di noi. L’essere umano non è una persona risolta o irrisolta. E’ una persona in continua trasformazione. Questo, a mio avviso, è molto più rispettoso dell’umano e ci libera da un linguaggio che, spesso, pretende di spiegare una persona con una sola parola.
…Attraversare 💞
« Come stai attraversando ciò che oggi la vita ti sta consegnando ? »
🎼🎶🎤💞🥹
Mistral gagnant
(Renaud)
À m'asseoir sur un banc, cinq minutes, avec toi
Et regarder les gens, tant qu'y en a
Te parler du bon temps, qui est mort ou qui reviendra
En serrant dans ma main tes petits doigts
Pis donner à bouffer à des pigeons idiots
Leur filer des coups de pied pour de faux
Et entendre ton rire qui lézarde les murs
Qui sait surtout guérir mes blessures
Te raconter un peu comment j'étais, minot
Les bombecs fabuleux qu'on piquait chez l'marchand
Car-en-sac et Minto, caramels à un franc
Et les Mistral Gagnants
À remarcher sous la pluie, cinq minutes, avec toi
Et regarder la vie, tant qu'y en a
Te raconter la Terre en te bouffant des yeux
Te parler de ta mère, un petit peu
Et sauter dans les flaques pour la faire râler
Bousiller nos godasses et s'marrer
Et entendre ton rire comme on entend la mer
S'arrêter, repartir en arrière
Te raconter surtout les Carambars d'antan et les Coco Boers
Et les vrais Roudoudous qui nous coupaient les lèvres
Et nous niquaient les dents
Et les Mistral Gagnants
À m'asseoir sur un banc, cinq minutes, avec toi
Regarder le soleil qui s'en va
Te parler du bon temps, qui est mort et je m'en fous
Te dire que les méchants, c'est pas nous
Que si moi je suis barge, ce n'est que de tes yeux
Car ils ont l'avantage d'être deux
Et entendre ton rire s'envoler aussi haut
Que s'envolent les cris des oiseaux
Te raconter, enfin, qu'il faut aimer la vie
L'aimer même si le temps est assassin et emporte avec lui
Les rires des enfants
Et les Mistral Gagnants
Et les Mistral Gagnants
🌲🌳🐦⬛🌴☘️🌱🪵🔆💞
Le luci della sera
Le luci della sera si adagiano sul prato, allungando ombre silenziose come sentieri del tempo.
Il sole, nascosto appena oltre gli alberi, lascia cadere sulla terra le sue ultime monete d’oro.
L’erba risplende di una luce gentile, ogni filo sembra custodire un frammento di cielo, mentre i tronchi e le fronde si vestono di riflessi che il giorno dona prima di partire.
Nel silenzio del parco tutto rallenta.
Le altalene riposano immobili, custodi discreti delle risate del pomeriggio, e attendono la notte come vecchi narratori che hanno terminato il loro racconto.
Le lunghe ombre attraversano il prato come dita leggere che accarezzano la terra e il vento porta con sé il profumo dell’erba tagliata, fresco e semplice come un ricordo felice.
Tra le chiome gli uccelli cantano ancora, ma le loro voci si fanno più dolci, più calme; sono i saluti del giorno che si chiude, il richiamo sereno verso i nidi nascosti tra i rami.
E mentre il cielo conserva il suo azzurro più limpido, la sera entra in punta di piedi, senza fretta, senza rumore, portando una pace che non si può trattenere tra le mani ma che riempie il cuore.
In quell’istante sospeso tra luce e notte, tra il gioco e il riposo, la natura sembra sussurrare: “Anche la fine del giorno può essere una forma di bellezza.”
✍️💞
✍️💞🌲🌳🌴🫂🪞🤗
Il luogo in cui fermarsi
Si racconta che, in un luogo lontano, sospeso a metà strada tra la realtà e la fantasia, esistesse un sentiero che nessuno percorreva due volte allo stesso modo. Non perché il sentiero cambiasse. Ma perché cambiavano le persone che lo attraversavano. Alla fine di quel cammino si apriva un giardino straordinario.
Gli alberi erano tutti diversi. Alcuni così alti da sfiorare il cielo. Altri così piccoli da sembrare appena nati. Alcuni carichi di frutti. Altri quasi spogli. Eppure nessuno era uguale all’altro.
Gli abitanti dei villaggi vicini raccontavano che quegli alberi custodissero un dono misterioso. Nessuno riusciva a spiegare quale fosse. Dicevano soltanto che chi lasciava quel giardino tornava a casa con lo stesso volto… ma con un cuore diverso.
A custodire quel luogo viveva un vecchio saggio. Quando incontrava un viandante gli rivolgeva sempre la stessa frase:
«Non fermarti mai a guardare i rami. Guarda sempre chi hai davanti.»
Quasi nessuno ne capiva il significato.
Un giorno arrivò un ragazzo. Camminava lentamente, con le spalle curve. La vita gli aveva insegnato a fidarsi poco delle persone e, senza accorgersene, aveva iniziato a fare lo stesso con se stesso.
Girò a lungo tra gli alberi. Li osservava uno dopo l’altro, senza riuscire a comprenderne il segreto. Poi, in fondo al giardino, vide un piccolo albero. Era il più semplice di tutti. Non aveva i frutti più belli. Non aveva le foglie più verdi. Eppure sembrava aspettare proprio lui. Quando si avvicinò, uno dei suoi rami si mosse lentamente. Non lo trattenne. Non lo afferrò. Lo accolse.
Fu in quell’istante che il ragazzo comprese quale fosse il dono di quel giardino. Gli alberi non offrivano soltanto frutti. Offrivano abbracci. Non abbracci qualunque. Ognuno era diverso dall’altro.
Quello del piccolo albero era caldo. Semplice. Paziente. Quando lo ricevette sentì qualcosa sciogliersi dentro di sé. I problemi non erano scomparsi. Le paure erano ancora lì. Eppure respirava meglio. Per la prima volta dopo tanto tempo aveva smesso di portare il peso del mondo tutto da solo.
Da quel giorno tornò spesso. Ogni visita gli regalava un abbraccio diverso.
Uno arrivò dopo una grande delusione. Uno celebrò una piccola vittoria. Uno comparve senza alcun motivo, come fanno le cose più belle.
Con il tempo scoprì che gli abbracci più preziosi avevano tutti qualcosa in comune. Non cercavano di cambiarlo. Non volevano aggiustarlo. Gli ricordavano soltanto che non aveva bisogno di essere perfetto per meritare di essere accolto.
Quando ormai credeva di conoscere ogni angolo del giardino, trovò una zona che non aveva mai visto. Era grigia. Silenziosa. Gli alberi sembravano vivi, ma i loro rami erano rigidi.
Il primo lo strinse così forte da togliergli quasi il respiro.
«Questo è l’abbraccio di chi confonde l’amore con il possesso», disse il vecchio.
Il secondo sembrava gentile. Ma era vuoto. Il corpo era presente. Il cuore no.
«Questo è l’abbraccio dato per abitudine.»
Il terzo arrivò senza chiedere. Lo strinse proprio quando lui desiderava soltanto restare in silenzio.
«Questo è l’abbraccio che ascolta il proprio bisogno e dimentica quello dell’altro.»
Il ragazzo abbassò lo sguardo. «Allora anche un abbraccio può ferire?»
Il vecchio sorrise con dolcezza. «No.»
« A ferire non è mai l’abbraccio.» «Sono la paura, l’egoismo e la mancanza di ascolto che, qualche volta, indossano le sue sembianze.» Camminarono fino al centro del giardino. Lì cresceva un unico albero. Era immenso. Le sue radici sembravano abbracciare tutta la terra. Ma dai suoi rami non scendeva nulla. Solo specchi.
Ogni persona vi vedeva riflesso il proprio modo di amare. Il ragazzo rimase a lungo davanti al suo riflesso. Poi comprese. Gli abbracci non servono a riempire i vuoti. Servono a ricordarci che nessun vuoto dovrebbe essere attraversato da soli. Prima di andarsene rivolse un’ultima domanda al vecchio. «Qual è l’abbraccio perfetto?»
Il custode sorrise.
« Quello che riesce a farti sentire libero anche mentre ti stringe.»
Passarono gli anni. Quando il ragazzo tornò a cercare il giardino, non lo trovò più. O forse sì.
Perché qualcuno sostiene che quel luogo compaia ogni volta che due persone scelgono di incontrarsi davvero. Forse il giardino non è mai esistito. O forse è sempre esistito. Ogni volta che qualcuno ci ascolta senza interromperci.
Ogni volta che resta accanto a noi senza volerci cambiare.
Ogni volta che ci offre un rifugio senza costruire una prigione.
Con il tempo il ragazzo capì anche l’ultima lezione del vecchio.
Quasi tutti cercano l’abbraccio che desiderano. Pochi riconoscono quello di cui hanno davvero bisogno.
Perché un vero abbraccio non è fatto soltanto di braccia.
È fatto di presenza.
Di ascolto.
Di tempo.
Di rispetto.
Le braccia sono soltanto la porta. La vera casa è il cuore.
E allora comprese finalmente anche la frase che il vecchio ripeteva a ogni viandante.
« Non fermarti mai a guardare i rami. Guarda sempre chi hai davanti.»
Perché gli alberi del giardino non avevano mai insegnato come abbracciare. Avevano insegnato come amare. E forse è proprio questa la differenza.
Un abbraccio dura pochi secondi. Ma ciò che fa sentire una persona mentre la stringiamo può accompagnarla per tutta la vita.
💞
🎶🎼💞
En e Xanax
(Samuele Bersani)
En e Xanax non si conoscevano
Prima di un comune attacco di panico e subito
Filarono all'unisono
Lei, la figlia di un'americana trapiantata a Roma
E lui, un figlio di puttana
Ormai disoccupata
En e Xanax, si tranquillizzavano
Con le loro lingue al gusto di medicina amara
E chiodi di garofano
Lei per strada, lui rubava i libri della biblioteca
E poi glieli leggeva
Seduto sopra un cofano
Se non ti spaventerai con le mie paure
Un giorno che mi dirai le tue
Troveremo il modo di rimuoverle
In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore
E su di me puoi contare per una rivoluzione
Tu hai l'anima che io vorrei avere
En e Xanax quando litigavano
Avrebbero potuto fermare anche il traffico di New York
O uccidersi al telefono
Lei si calmava, lui la ritrovava nuda sulla sedia
E poi sovrapponevano
Il battito cardiaco
Se non ti spaventerai con le mie paure
Un giorno che mi dirai le tue
Troveremo il modo di rimuoverle
In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore
E su di me puoi contare per una rivoluzione
Tu hai l'anima che io vorrei avere
En e Xanax si anestetizzavano
Con le loro lingue al gusto di menta e marijuana
E poi si addormentavano
E poi si addormentavano
E poi si addormentavano
E poi si addormentavano
E poi si addormentavano
E poi si addormentavano
E poi si addormentavano

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🎶🎼✨🌙💞
Iris
(Biagio Antonacci)
Iris tra le tue poesie
Ho trovato qualcosa che parla di me
Le hai scritte tutte col blu
Su pezzi di carta trovati qua e là
Dimmi dove, dimmi come
E con che cosa ascoltavi la mia vita
Quando non stavo con te
E che sapori e che umori, che dolori e che profumi respiravi
Quando non stavi con me
Iris mi viene da dirti
Ti amo e lo sai
Non l'ho detto mai
Quanta vita c'è, quanta vita insieme a te
Tu che ami e tu che non lo rinfacci mai
E non smetti mai di mostrarti come sei
Quanta vita c'è in questa vita insieme a te
Il mio nome dillo piano
Lo vorrei sentire sussurrare adesso
Che ti sono vicino
La tua voce mi arriva
Suona come un'onda che mi porta il mare
Ma che cosa di più (ma che cosa di più)
Iris ti ho detto, "Ti amo"
E se questo ti piace rimani con me
Quanta vita c'è, quanta vita insieme a te
Tu che ami e tu che non lo rinfacci mai
E non smetti mai di mostrarti come sei
Quanta vita c'è in questa vita insieme a te, insieme a te
Dimmi dove, dimmi come
E con che cosa ascoltavi la mia vita
Quando non stavo con te
E che sapori e gli umori, che dolori e che profumi respiravi
Quando non stavi con me
Iris ti amo davvero
E se questo ti piace, rimani con me
❤️🔥👌🏻🔥🫣😁😜
« Se non ti fa stringere le lenzuola in questo modo non è quello giusto »
😁
Ci sono uomini, che si ubriacano di ogni donna.
E uomini che sanno cosa bere....
~evolution_man3.0
… Eh già
❤️🔥
Favola
(Eros Ramazzotti)
E raccontano che lui si trasformò
In albero e che fu
Per scelta sua che si fermò
E stava lì a guardare
La terra partorire fiori nuovi
Così
Fu nido per conigli e colibrì
Il vento gl'insegnò i sapori di
Di resina e di miele selvatico
E pioggia lo bagnò
La mia felicità, diceva dentro se stesso
Ecco, ecco, l'ho trovata ora che
Ora che sto bene
E che ho tutto il tempo per me
Non ho più bisogno di nessuno
Ecco la bellezza della vita che cos'è
Ma un giorno passarono di lì
Due occhi di fanciulla
Due occhi che avevano rubato al cielo
Un po' della sua vernice
E sentì tremar la sua radice
Quanto smarrimento d'improvviso dentro sé
Quello che solo un uomo senza donna sa che cos'è
E allungò i suoi rami
Per toccarla
Capì che la felicità non è mai la metà
Di un infinito
Ora era insieme luna e sole
Sasso e nuvola
Era insieme riso e pianto
O soltanto
Era un uomo che cominciava a vivere
Ora
Era il canto che riempiva
La sua grande
Immensa solitudine
Era quella parte vera
Che ogni favola d'amore
Racchiude in sé
Per poterci credere
….Quanto mi manca …il mio angolo di paradiso
❤️

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« Voglio ringraziarti con tutto il cuore per esserci, soprattutto nei giorni in cui faccio più fatica a vedere la luce. Quando i pensieri si fanno pesanti e persino io faccio fatica a riconoscere il meglio di me, tu continui a restarmi accanto con una pazienza, una dolcezza e una comprensione che non smetterò mai di apprezzare. Hai conosciuto le mie fragilità, i miei difetti, le mie paure e i miei momenti più difficili. Hai visto parti di me che non sempre sono facili da amare, eppure hai scelto di non andare via. Questa è una cosa che porto nel cuore con immensa gratitudine, perché non la considero affatto scontata. La tua presenza è un rifugio sicuro nei giorni tristi, una certezza che mi fa sentire accolta, compresa e meno sola. Grazie per sostenermi, per credere in me anche quando io stessa faccio fatica a farlo, e per ricordarmi ogni giorno il significato più bello dell’affetto: restare, comprendere e scegliere qualcuno anche nelle sue imperfezioni. Ti sono profondamente e immensamente grata. Per tutto ciò che fai, ma soprattutto per ciò che sei e per il posto speciale che hai nella mia vita ».
💞🌷
Baciarla mentre si fa l'amore.
Lì cambia tutto.
Un bacio profondo, lento e prepotente mentre le sei dentro, non è più solo anatomia.
È possessione vera e propria.
È il momento in cui smettete di essere due persone separate e diventate una tempesta perfetta.
È come bruciare due volte nello stesso attimo di eternità. Il corpo di lei cede al piacere che sale, mentre la sua mente viene completamente svuotata, divorata, zittita da quel bacio.
Le togli il fiato e la costringi a restare ancorata al presente.
Puoi toglierle ogni indumento, puoi toccare ogni millimetro della sua pelle.
Ma se non le rubi l'anima dalla bocca mentre la stai facendo impazzire, non la spoglierai mai per davvero. In quel momento,
non vi state solo toccando...
...Vi state respirando,
è urgenza della carne che si cerca, che danza con la lentezza arrogante con cui le stringi il viso e le mordi il labbro
è senso di meravigliosa impotenza.
Quando la stringi a te e le sigilli la bocca con la tua, le stai rubando l'ultima via di fuga mentale.
Smette di pensare, smette di controllare. Può solo lasciarsi devastare.
E nel momento in cui il piacere esplode e ogni barriera crolla, quel bacio diventa un patto.
Soffocare il suo gemito dentro la tua bocca, respirare la sua stessa aria mentre tutto le trema, è il grado più estremo di appartenenza. In quell'istante, non le stai penetrando solo il corpo. Le stai tatuando la mente.
"L'anima incontra l'anima sulle labbra degli amanti"
Percy Bysshe Shelley
Tempesta perfetta 🌪️❤️🔥🥰