«La vita è bella perché ogni giorno ricomincia. E ciascuno ha i suoi colori, la sua musica, i suoi profumi, le sue opportunità.»
— Agostino Degas
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«La vita è bella perché ogni giorno ricomincia. E ciascuno ha i suoi colori, la sua musica, i suoi profumi, le sue opportunità.»
— Agostino Degas

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ISSEY MIYAKE - LE SEL D'ISSEY - Eau de Parfum - Novità 2025 -
Breathing Purity Clarity Strenght of Elements.
Entrust your senses to the powerful hug of Nature. In a time out of time.
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Issey Miyake Le Sel d’Issey Eau de Parfum
Come il mare d’inverno.
Freschezza iodata pungente e penetrante per questa nuova versione in EdP di Le Sel d’Issey che Quentin Bisch ha descritto attraverso una palette aromatica che allude a sensazioni multiple tra energia e sensualità.
Haiku #1275
Apro cassetti diffondono profumo dei giorni con te.
Ogni città ha un profumo diverso. Alcune sanno di pioggia e caffè, altre di libri e lampioni accesi. Io cammino tra queste fragranze come se fossero ricordi che ancora non conosco.
CIAURU
Quando ero piccolo capii che tutte le cose viventi e non, avevano un loro ciauru, un loro profumo. Le cose legate alla morte invece fidianu, cioè puzzavano e dovevo evitarle. Le donne di casa avevano un ciauru che sapevano di sugo della domenica, di cannoli, di torte alla crema, di pulito o che ci avvisava che era meglio star lontano da loro perché irascibili. Gli uomini avevano un ciauru che sapeva di sapone da barba, di cuoio o di legno come quercia o castagno come quello di mio padre che era falegname o di limone, come quello di mio nonno che facendo il macellaio si levava il sangue dalle mani pulendole con fette di limone. Un ciauro aveva anche la casa che cambiava a seconda delle stagioni. In estate aveva un profumo luminoso, con le pietre delle sue mura arroventate dal sole o, in autunno ciauriava, profumava di mosto, di castagne, di minestra selvatica che la nonna raccoglieva in campagna. In inverno invece ciauriava delle spezie come il pepe nero o i semi di finocchio che mio nonno metteva nei salumi o nelle salsicce, oppure di cannoli e del fuoco dei bracieri con cui mia nonna si scaldava mentre lavorava all’uncinetto. Le stagioni avevano ciascuna un loro odore, di pioggia o di nebbia, di asfalto arroventato dal sole o di fieno, di erba tagliata o di fiori. Anche i giorni della settimana avevano un loro odore come la domenica che profumava del pane che mia nonna sfornava o delle torte che le zie preparavano, o il mercoledì, che sapeva di sangue perché il nonno tornava dal macello portando le carcasse degli animali che appendeva a frollare in macelleria. L’acqua stessa aveva un ciauro diverso se era quella stagnante del ruscello che correva nella fiumara o quella inquieta del mare. Tutto aveva un suo ciauro che era come l’anima dei viventi perché anche se non si vedeva, descriveva chi era, cos’era, se era parte della vita o apparteneva alla morte come le carcasse degli animali che trovavo nelle campagne, divorate dai vermi o dalle gazze.
U ciauru, il profumo era quindi per me qualcosa di tangibile, concreto. Nasceva dalle cose ed era quasi la loro vita, ed era tanto tangibile che come il vino, si poteva raccogliere e far maturare per renderlo migliore. Ad esempio, a lato del torrente c’era una striscia di terra in cui si coltivavano filari di gelsomino. In estate, prima che fiorissero, le donne al mattino presto raccoglievano i fiori che venivano poi inviati alla Fabbrica dei Profumi. Lo stesso accadeva ai limoni che a settembre, ancora verdi, raccoglievamo e spedivamo in casse di legno a questa Fabbrica dei Profumi da cui venivano estratte le essenze profumate. Lo stesso accadeva con i mandarini verdi e con altri agrumi come il bergamotto, un frutto brutto dalle sembianze antipatiche che eppure era fondamentale per la preparazione di tutti i profumi floreali. La Fabbrica dei Profumi infatti, da più di cento anni estrae essenze per chi, in Francia o in Italia, prepara i costosissimi profumi. Sono solo gli agrumi siciliani o quelli calabresi che danno le essenze migliori e i Vert o i Coeur o gli Integrales più preziosi ed unici che costituiscono tutti i profumi preparati dalle grandi case di moda.
Si possono preparare i profumi anche in laboratorio, sintetizzando degli esteri o delle aldeidi. Ma queste molecole dal sapore fruttato di banana o di altri frutti, sono solo una nota musicale. Le essenze degli agrumi sono invece delle sinfonie che contengono una nota dominante, un cuore e altri composti che esaltano l’intensità e la durata delle sostanze che profumano. A queste sinfonie si aggiungono anche molecole di sintesi o altri estratti naturali per personalizzarle così che ogni profumo abbia un carattere e un’identità diversa dagli altri tanto da non essere più il ciauru di qualcosa, ma di esistere di per se, per dare ciauro al corpo di qualcuno descrivendone la sua anima, come deve fare ogni ciauru che dell’anima delle cose, è la loro estensione.
When I was little I understood that all living and non-living things had their own ciauru, their own scent. Things related to death, on the other hand, fidianu, that is, they stank and I had to avoid them. The women of the house had a ciauru that smelled of Sunday sauce, of cannoli, of cream cakes, of cleanliness or that warned us that it was better to stay away from them because they were irritable. The men had a ciauru that smelled of shaving soap, of leather or of wood like oak or chestnut like that of my father who was a carpenter or of lemon, like that of my grandfather who, being a butcher, removed the blood from his hands by cleaning them with slices of lemon. The house also had a ciauru that changed according to the seasons. In the summer it had a bright scent, with the stones of its walls scorched by the sun or, in autumn ciauriava, it smelled of must, of chestnuts, of wild soup that the grandmother collected in the countryside. In winter, however, she smelled of spices like black pepper or fennel seeds that my grandfather put in salami or sausages, or of cannoli and the fire of the braziers that my grandmother warmed herself with while she crocheted. The seasons each had their own smell, of rain or fog, of asphalt scorched by the sun or hay, of cut grass or flowers. Even the days of the week had their own smell, like Sunday, which smelled of the bread that my grandmother baked or of the cakes that her aunts made, or Wednesday, which smelled of blood because my grandfather returned from the slaughterhouse bringing the carcasses of the animals that he hung to mature in the butcher's shop. The water itself had a different smell if it was the stagnant water of the stream that ran in the river or the restless water of the sea. Everything had its own ciauru that was like the soul of the living because even if you couldn't see it, it described who it was, if it was part of life or belonged to death like the carcasses of animals that I found in the countryside, devoured by worms or magpies. U ciauru, perfume was therefore for me something tangible, concrete. It was born from things and was almost their life, and it was so tangible that like wine, it could be collected and matured to make it better. For example, on the side of the stream there was a strip of land where rows of jasmine were grown. In the summer, before they bloomed, the women picked the flowers early in the morning that were then sent to the Perfume Factory. The same happened to the lemons that in September, still green, we picked and sent in wooden crates to this Perfume Factory from which the scented essences were extracted. The same thing happened with green mandarins and other citrus fruits like bergamot, an ugly fruit with an unpleasant appearance that was nevertheless essential for the preparation of all floral perfumes. In fact, the Perfume Factory has been extracting essences for those in France or Italy who prepare the very expensive perfumes for over a hundred years. Only Sicilian or Calabrian citrus fruits give the best essences and the most precious and unique Vert or Coeur or Integrales that make up all the perfumes prepared by the big fashion houses. Perfumes can also be prepared in the laboratory, by synthesizing esters or aldehydes. But these molecules with a fruity flavor of banana or other fruits are just a musical note. Citrus essences are instead symphonies that contain a dominant note, a heart and other compounds that enhance the intensity and duration of the substances that perfume. To these symphonies are also added synthetic molecules or other natural extracts to personalize them so that each perfume has a character and an identity different from the others so much so that it is no longer the ciauru of something, but exists in itself, to give ciauru to someone's body describing their soul, as every ciauru must do, which is the extension of the soul of things.

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…un piede ancora nell’inverno, l’altro già immerso nella primavera…sento già il profumo nell’aria , la sento arrivare piano piano …💐🌸🌺🌻🌷🌼🌹💞
“ All’inizio, aveva sentito un odore buono in quella stanza, ma non aveva capito da dove venisse. Né gli importava: lo sentiva e gli piaceva, e poteva bastare. Poi lo scoprì: erano i libri. Sui vari ripiani erano ordinati per edizioni e collane, o anche per ordine di grandezza: erano disposti in fila doppia, con quelli più alti dietro, in modo che si riuscisse a vederli. Non lo dava a intendere, ma era contento di stare da quella parte della scrivania perché poteva continuare a guardare la composizione di libri di colori vari, e poteva leggere i titoli, facendo finta di ripassare a memoria il capitolo di storia. Quando poi Francesca andava di là, chiamata a gran voce dalla madre, o ancora meglio, quando andava al telefono e allora passavano decine e decine di minuti, si alzava e si avvicinava alla libreria, riguardava i titoli uno per uno, abbassava i libri che stavano davanti per sfilare qualcuno di quelli dietro, li prendeva, li toccava, li sfogliava, leggeva qualche riga, e poi guardava il frontespizio perché in molti di quei libri c’era scritta la data di acquisto con la firma di Francesca, e si meravigliava che molte date erano pure abbastanza vecchie, quando Francesca era soltanto una bambina, eppure leggeva e leggeva - e proprio i suoi libri erano più volte sottolineati, e a sfogliarli giorno dopo giorno capì che c’era una fitta gerarchia di sottolineature, complicata e rigorosa: alla fine, aveva capito che si cominciava dalla più bassa della scala, la meno importante, che coincideva forse con una voglia appena accennata di salvare una frase o un intero periodo dall’anonimato, ma di salvarlo poco - un segno ondulato sul lato del periodo; se bisognava salire di grado, allora la linea diventava dritta, non più ondulata; per frasi ancora più importanti, le linee diventavano due, e poi tre. A quel punto si passava alla sottolineatura vera e propria con la matita passata alla base di ogni frase che doveva diventare da quel momento in poi indimenticabile. Il limite tra le tre linee di lato e la sottolineatura vera e propria doveva essere molto labile, e delicato. E non era finita. Perché se la frase era particolarmente interessante, allora lì dove c’era la sottolineatura vera e propria si aggiungeva la linea dritta di lato, e se bisognava farlo, la seconda linea e poi la terza. Inoltre, le pagine erano sporcate ogni tanto da punti esclamativi e interrogativi, e a volte c’era un giudizio frettoloso scritto sopra o sotto la pagina, anche soltanto esclamazioni come «sì!», «non è vero!», «bellissimo!». Erano libri affascinanti, perché gonfiati dai tratti di matita e dall’uso; li avvicinava al naso, li annusava, sfilava la sovraccoperta, leggeva i risvolti, palpava la carta, paragonava i caratteri tipografici delle varie edizioni. “
Francesco Piccolo, Storie di primogeniti e figli unici, Feltrinelli (collana Universale Economica n° 1483), 1998; pp. 50-51.
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