Maurice🦤🦤🦤🦤🦤🦤🦤🦤
Siblings, amiright?
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Maurice🦤🦤🦤🦤🦤🦤🦤🦤
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rodeo adventure labs
families
I was very bored and wanted to try drawing characters I've never drawn. Then I thought to myself, "what if I draw other people's PT ocs?". Thus, I did that!
Chickpea by @smalltimidbean
Pizzetto by @simplefanatic
Peanut by @pizzarink
Gnocchi by @eskariolis-con-salsa
Eyhm by @marclef
Boxinno by @pizzabox-box
Vittoria by @alice-the-demon
I had so much fun drawing all of these characters! It was a fun challenge to draw designs I haven't drawn (or haven't drawn too often, as I have drawn some of these!) I may do this kind of thing again, as it is a nice little thing I would enjoy doing again!
✍️💞🌲🌳🌴🫂🪞🤗
Il luogo in cui fermarsi
Si racconta che, in un luogo lontano, sospeso a metà strada tra la realtà e la fantasia, esistesse un sentiero che nessuno percorreva due volte allo stesso modo. Non perché il sentiero cambiasse. Ma perché cambiavano le persone che lo attraversavano. Alla fine di quel cammino si apriva un giardino straordinario.
Gli alberi erano tutti diversi. Alcuni così alti da sfiorare il cielo. Altri così piccoli da sembrare appena nati. Alcuni carichi di frutti. Altri quasi spogli. Eppure nessuno era uguale all’altro.
Gli abitanti dei villaggi vicini raccontavano che quegli alberi custodissero un dono misterioso. Nessuno riusciva a spiegare quale fosse. Dicevano soltanto che chi lasciava quel giardino tornava a casa con lo stesso volto… ma con un cuore diverso.
A custodire quel luogo viveva un vecchio saggio. Quando incontrava un viandante gli rivolgeva sempre la stessa frase:
«Non fermarti mai a guardare i rami. Guarda sempre chi hai davanti.»
Quasi nessuno ne capiva il significato.
Un giorno arrivò un ragazzo. Camminava lentamente, con le spalle curve. La vita gli aveva insegnato a fidarsi poco delle persone e, senza accorgersene, aveva iniziato a fare lo stesso con se stesso.
Girò a lungo tra gli alberi. Li osservava uno dopo l’altro, senza riuscire a comprenderne il segreto. Poi, in fondo al giardino, vide un piccolo albero. Era il più semplice di tutti. Non aveva i frutti più belli. Non aveva le foglie più verdi. Eppure sembrava aspettare proprio lui. Quando si avvicinò, uno dei suoi rami si mosse lentamente. Non lo trattenne. Non lo afferrò. Lo accolse.
Fu in quell’istante che il ragazzo comprese quale fosse il dono di quel giardino. Gli alberi non offrivano soltanto frutti. Offrivano abbracci. Non abbracci qualunque. Ognuno era diverso dall’altro.
Quello del piccolo albero era caldo. Semplice. Paziente. Quando lo ricevette sentì qualcosa sciogliersi dentro di sé. I problemi non erano scomparsi. Le paure erano ancora lì. Eppure respirava meglio. Per la prima volta dopo tanto tempo aveva smesso di portare il peso del mondo tutto da solo.
Da quel giorno tornò spesso. Ogni visita gli regalava un abbraccio diverso.
Uno arrivò dopo una grande delusione. Uno celebrò una piccola vittoria. Uno comparve senza alcun motivo, come fanno le cose più belle.
Con il tempo scoprì che gli abbracci più preziosi avevano tutti qualcosa in comune. Non cercavano di cambiarlo. Non volevano aggiustarlo. Gli ricordavano soltanto che non aveva bisogno di essere perfetto per meritare di essere accolto.
Quando ormai credeva di conoscere ogni angolo del giardino, trovò una zona che non aveva mai visto. Era grigia. Silenziosa. Gli alberi sembravano vivi, ma i loro rami erano rigidi.
Il primo lo strinse così forte da togliergli quasi il respiro.
«Questo è l’abbraccio di chi confonde l’amore con il possesso», disse il vecchio.
Il secondo sembrava gentile. Ma era vuoto. Il corpo era presente. Il cuore no.
«Questo è l’abbraccio dato per abitudine.»
Il terzo arrivò senza chiedere. Lo strinse proprio quando lui desiderava soltanto restare in silenzio.
«Questo è l’abbraccio che ascolta il proprio bisogno e dimentica quello dell’altro.»
Il ragazzo abbassò lo sguardo. «Allora anche un abbraccio può ferire?»
Il vecchio sorrise con dolcezza. «No.»
« A ferire non è mai l’abbraccio.» «Sono la paura, l’egoismo e la mancanza di ascolto che, qualche volta, indossano le sue sembianze.» Camminarono fino al centro del giardino. Lì cresceva un unico albero. Era immenso. Le sue radici sembravano abbracciare tutta la terra. Ma dai suoi rami non scendeva nulla. Solo specchi.
Ogni persona vi vedeva riflesso il proprio modo di amare. Il ragazzo rimase a lungo davanti al suo riflesso. Poi comprese. Gli abbracci non servono a riempire i vuoti. Servono a ricordarci che nessun vuoto dovrebbe essere attraversato da soli. Prima di andarsene rivolse un’ultima domanda al vecchio. «Qual è l’abbraccio perfetto?»
Il custode sorrise.
« Quello che riesce a farti sentire libero anche mentre ti stringe.»
Passarono gli anni. Quando il ragazzo tornò a cercare il giardino, non lo trovò più. O forse sì.
Perché qualcuno sostiene che quel luogo compaia ogni volta che due persone scelgono di incontrarsi davvero. Forse il giardino non è mai esistito. O forse è sempre esistito. Ogni volta che qualcuno ci ascolta senza interromperci.
Ogni volta che resta accanto a noi senza volerci cambiare.
Ogni volta che ci offre un rifugio senza costruire una prigione.
Con il tempo il ragazzo capì anche l’ultima lezione del vecchio.
Quasi tutti cercano l’abbraccio che desiderano. Pochi riconoscono quello di cui hanno davvero bisogno.
Perché un vero abbraccio non è fatto soltanto di braccia.
È fatto di presenza.
Di ascolto.
Di tempo.
Di rispetto.
Le braccia sono soltanto la porta. La vera casa è il cuore.
E allora comprese finalmente anche la frase che il vecchio ripeteva a ogni viandante.
« Non fermarti mai a guardare i rami. Guarda sempre chi hai davanti.»
Perché gli alberi del giardino non avevano mai insegnato come abbracciare. Avevano insegnato come amare. E forse è proprio questa la differenza.
Un abbraccio dura pochi secondi. Ma ciò che fa sentire una persona mentre la stringiamo può accompagnarla per tutta la vita.
💞

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La vittoria è un frigo vuoto,
Una statua sgretolata al sole,
Una menzogna che sarà raccontata alla fine della storia.
Una poesia che smonta i trionfi e racconta la fragilità nascosta dietro le parole solenni.
Litania di un perdente
Happy 3rd birthday to my daughter 🥹💕 (featuring her special friend Vespetta :D)
Man, it still feels yesterday when I first showed her to the world...
💬 0 🔁 3 ❤️ 32 · I'm in my Pizza Tower phase.
Vittoria is a character that means a lot to me, mainly because, in a way, she's an outlet to express my own feelings and thoughts, both positive and negative (I'm not saying every situation I draw in her stories are one on one raffigurations of my irl life btw)
The fact she became quite famous in the PT community is something that makes me truly happy, I'm very thankful all those who appreciate her and her stories, truly 💕
An animation experiment of my OC Vittoria that got a little out of hand