Né a casa, né al campo di tiro con l'arco. E Dafne che, dopo i primi due giorni di sospetto vero (con quel tipico atteggiamento da pastore svizzero bianco "questa cosa non mi convince per niente"), ha finito per ignorarlo come se fosse sempre stato lì, accanto alle siepi. Parto da questo perché credo sia l'osservazione più onesta che possa fare sull'ANTHBOT M9: la sua vera forza non è una specifica sulla scheda, ma il fatto che dopo qualche giorno smetti di pensarci. Lavora, taglia, torna alla base. Punto.
Questo robot tagliaerba senza filo perimetrale arriva in Italia con un posizionamento interessante. Né top di gamma, né compromesso al ribasso. Sta in mezzo, nella zona di prezzo dove il rapporto valore/funzioni è quello che fa davvero la differenza per chi compra. Costa 849 euro di listino (799 in promo di lancio), si rivolge a giardini fino a 1.000 metri quadrati, e usa una combinazione di RTK full-band e doppia telecamera AI per orientarsi senza alcun cavo perimetrale da scavare.
Sulla carta è tutto bello. Ma chi ha mai installato un tagliaerba robotizzato di vecchia generazione sa che il diavolo sta nei dettagli. Quanti minuti ci metto davvero a configurarlo? Riconosce gli ostacoli o frantuma il primo vaso di geranio che incontra? Gestisce bene le siepi? E i miei due cani gli sopravvivono (oppure è il robot a non sopravvivere a loro)?
L'ho testato per quattro settimane. Due ambienti completamente diversi: la villa di famiglia con i suoi 300 metri quadri di prato all'inglese curato, e poi qualcosa di molto più cattivo, ovvero il campo di tiro con l'arco al CUS Roma, dove l'erba è selvatica, ci sono pendenze e i paioni sparsi ovunque. Due scenari agli antipodi. E in questa recensione racconto come si è comportato in entrambi, senza ammorbidire nulla. Attualmente è disponibile su Amazon Italia.
Unboxing
Il pacco arriva diviso in più scatole. Tre, per la precisione, perché ANTHBOT spedisce robot, stazione di ricarica e antenna RTK separatamente. Logico (sono ingombri diversi), ma vale la pena saperlo se hai un portinaio nervoso o non sei in casa quando arriva il corriere.
Dentro la scatola principale c'è il tagliaerba, ben imbottito, con qualche manuale e una documentazione in più lingue compreso l'italiano. La presentazione fa la sua figura, anche se non siamo dalle parti di un unboxing premium da smartphone di lusso. Va benissimo così, considerando che parliamo di un attrezzo da giardino destinato a vivere fuori, mica un gioiellino da scrivania.
La dotazione standard include la stazione di ricarica, l'antenna RTK con relativo palo da fissare al suolo (o a muro, se compri l'apposito kit aggiuntivo), un set di lame di ricambio, tutta la viteria e i picchetti per fissare i cavi al pavimento, l'alimentatore. La versione che ho testato io comprendeva anche il garage opzionale, ovvero quella copertura plasticosa che protegge la base dalle intemperie. Confesso che inizialmente l'avevo snobbato, poi nelle settimane di test ho capito che ha senso, almeno per chi vive in zone particolarmente soleggiate o piovose.
Una cosa che ho apprezzato: i cavi hanno tag colorati per la connessione tra stazione di ricarica e antenna RTK. Non c'è modo di sbagliare. Sembra una sciocchezza, ma quando ti ritrovi in giardino con il sole in faccia e tre cavi simili in mano, capisci che è una scelta di design pensata bene. Niente foglio piegato in quattro da consultare con la lente.
Sotto la confezione anche dei picchetti di plastica per nascondere i cavi al suolo, una soluzione che funziona molto bene nel pratico.
Design e costruzione
Il primo impatto visivo è quello di un robot tagliaerba compatto, basso, dalle linee abbastanza neutre. Non ha l'aggressività estetica di certi modelli premium, e nemmeno quel look "da gioco per bambini" di alcuni concorrenti più economici. Sta in un equilibrio sobrio, con dimensioni di 498 x 392 mm e un peso di 10,1 kg che, almeno per me, lo rendono facile da spostare se serve.
Le superfici sono in plastica robusta, opaca, con finiture in nero e dettagli grigi. La parte superiore ospita un piccolo display informativo e i comandi fisici (start/stop, ritorno alla base, e una manopola per regolare l'altezza di taglio meccanicamente, oltre che via app). I tasti sono protetti da una piccola alettatura che evita la pressione accidentale, dettaglio non scontato se consideri che il dispositivo sta fuori tutto il giorno, esposto a tutto.
Sotto, il disco di taglio da 20 cm con cinque lame oscillanti. La scelta delle lame "free-rotating" (che si ritraggono al contatto con un ostacolo duro) è ormai standard nel settore, ma vale la pena ricordare che evita rotture catastrofiche se il robot incontra una pietra dimenticata sull'erba. Sono lame intercambiabili, anche se nelle quattro settimane di test non ho mai dovuto sostituirle.
Le ruote sono di tipo all-terrain, con scolpitura abbastanza profonda. Funzionano bene su erba media e bagnato leggero, mentre sui terreni più impegnativi (e ci arrivo) richiedono qualche attenzione. C'è da dire che il design 2WD, ovvero due ruote motrici e non quattro, è un limite progettuale chiaro: si vede nelle pendenze importanti.
Il garage opzionale, di cui parlavo prima, è una semplice cover modellata che si infila sopra la base di ricarica. Plastica resistente, abbastanza generosa nelle dimensioni, qualche centimetro di margine ai lati per evitare manovre fastidiose quando il robot rientra. Non vincerà premi di design, ma è funzionale.
Una nota: la base di ricarica è snella, occupa pochissimo spazio, e i contatti dorati per il rientro automatico sembrano ben fatti. Speriamo durino nel tempo, ma per ora niente da segnalare. E direi che è già un buon segno.
Specifiche tecniche
Caratteristica
Valore
Area di copertura
Fino a 1.000 m²
Dimensioni
498 x 392 mm
Peso
10,1 kg
Disco di taglio
20 cm con 5 lame oscillanti
Altezza di taglio
3 / 7 cm regolabile
Pendenze massime
45% (24°)
Capacità di taglio
120 m²/ora
Batteria
5 Ah (90 Wh)
Tempo di ricarica
~90 minuti
Navigazione
RTK Full-band + Doppia Camera AI 150° HDR
Satelliti supportati
Fino a 155
Riconoscimento oggetti
1.000+ tipologie
Dimensione minima ostacoli
10 x 10 cm
Zone gestibili
Fino a 20
Resistenza all'acqua
IPX6
Rumorosità
≤ 58 dB
Trazione
2WD
Connettività
WiFi, 4G opzionale (NetRTK)
Pattern di taglio
A "U" + criss-cross opzionale
Passaggio minimo
65 cm
Aggiornamenti
OTA wireless
App
iOS / Android
Hardware e componentistica
Sotto il cofano (perdonate la metafora un po' forzata), questo modello porta in dote un'architettura tecnologica più sofisticata di quanto il prezzo suggerisca. Ed è qui che si capisce dove ANTHBOT ha deciso di investire.
Il cuore del sistema è la combinazione RTK Full-band più visione AI duale. L'RTK (Real-Time Kinematic), per chi non mastica il gergo, è la stessa tecnologia di posizionamento satellitare ad altissima precisione usata in agricoltura di precisione e nei rilevamenti topografici professionali. La variante "Full-band" significa che il robot riesce a captare segnali da molte più costellazioni di satelliti (fino a 155, secondo i dati ufficiali) rispetto a un RTK base. Risultato: posizionamento centimetrico anche in condizioni difficili, sotto chiome di alberi o vicino a muri alti.
Affiancata, una coppia di telecamere HDR con angolo di visione 150 gradi. Lavorano in tandem con un'AI che, secondo l'azienda, riconosce oltre 1.000 tipologie di oggetti comuni in un giardino. Cani inclusi (e Dafne e Anubi confermano, fortunatamente). La doppia camera serve anche al calcolo della profondità, fondamentale per evitare collisioni con oggetti bassi o piccoli.
Il motore di trazione è a due ruote motrici. È la scelta che fa più discutere, perché sul mercato esistono modelli 4WD (anche se più costosi) che gestiscono terreni difficili con maggiore disinvoltura. Nel mio giardino di casa, piano e ordinato, non si è notata alcuna limitazione. Sul campo di tiro con l'arco, dove ci sono leggere pendenze, qualche difficoltà l'ho registrata, ma ne riparlo dopo nella sezione test.
Il motore di taglio aziona il disco delle cinque lame oscillanti con un giro abbastanza vivace. Niente di violento (siamo a 58 dB di rumorosità massima dichiarata), ma sufficiente a tagliare in modo netto anche erba un po' più alta del dovuto.
Sensori di sollevamento, accelerometri per rilevare collisioni e ribaltamenti, sensore pioggia con stop automatico, contatti di carica magnetici. La dotazione sensoristica è quella che ti aspetti su questa fascia di prezzo, niente di rivoluzionario, ma tutto presente e funzionante. E qui sta la differenza con i prodotti più economici: non manca quasi nulla, e quello che c'è funziona davvero.
App companion
L'app ANTHBOT (disponibile su iOS e Android) è il vero centro nevralgico dell'intero sistema. Da qui mappi il giardino, definisci zone, imposti orari, scegli pattern e altezza di taglio. Tutto.
L'interfaccia è abbastanza pulita, non sfarzosa. Niente animazioni inutili. Quattro icone principali in basso, una mappa interattiva al centro, comandi rapidi accessibili con uno o due tap. Mi è piaciuta la scelta di non sovraccaricare la home con notifiche o pop-up: quando apri l'app, vedi subito stato del robot, percentuale batteria, prossima sessione di taglio.
La mappatura iniziale è guidata. Si controlla manualmente il robot con un joystick virtuale (tipo videogioco), facendogli percorrere il perimetro del giardino. L'app costruisce in tempo reale il poligono della zona di taglio e poi calcola da sola il percorso ottimale a forma di U. È piuttosto intuitivo, anche se la prima volta serve un po' di attenzione per non andare troppo veloce con il robot, altrimenti l'algoritmo perde colpi sui bordi.
Si possono aggiungere zone vietate (per gli irrigatori, le aiuole, oggetti che non vuoi vengano avvicinati), impostare zone "no go" temporanee, gestire fino a venti aree distinte nella stessa mappa. Comodo, soprattutto per chi ha un giardino complesso.
Funziona anche il controllo "live" del robot quando è in lavoro: puoi vederlo muoversi sulla mappa in tempo reale, mandarlo in una zona specifica con un tap, fermarlo, farlo tornare alla base. C'è anche un timer per cicli specifici e una pianificazione settimanale completa.
Una cosa che ho apprezzato: niente account complicati. Email, password, dispositivo associato, fine. Niente registrazioni infinite. Le notifiche push funzionano bene: quando il robot finisce un ciclo, quando trova un ostacolo che non riesce a superare, quando rientra alla base. Aggiornamenti firmware OTA, scaricati al volo senza intoppi nelle quattro settimane di test.
Devo dire una cosa: la traduzione italiana di alcuni menu è perfettibile, qualche stringa è ancora in inglese o tradotta in modo letterale. Sciocchezze, ma in un'app che si interfaccia con un utente non tecnico, queste limature contano.
Prestazioni e autonomia
Veniamo al sodo: quanto dura, quanto taglia, quanto rumore fa. Tre domande pratiche, tre risposte concrete.
L'autonomia dichiarata permette al robot di gestire fino a 1.000 m² di prato. Nel mio scenario casalingo (300 m²) un ciclo completo dura circa un'ora abbondante con la batteria al 100% all'avvio. Risultato: rientro automatico alla base con ancora 35/40% di carica residua, più che sufficiente per una passata fra l'altro intensiva.
Sul campo di tiro con l'arco di 3.000 m² la storia cambia. E doveva cambiare, perché siamo ben oltre la specifica dichiarata. Il robot ha fatto fatica a coprire l'intera superficie in una singola sessione: ha tagliato finché aveva batteria, è rientrato alla base, ha ricaricato per 90 minuti, è ripartito autonomamente. Tre cicli completi per finire l'area. Logico, prevedibile, non un difetto del prodotto. Solo un richiamo al fatto che 1.000 m² è il limite suggerito per una buona ragione.
I 90 minuti di ricarica dichiarati sono affidabili. Cronometrati a mano un paio di volte: 88 e 92 minuti, niente di clamoroso, ma siamo nell'intorno della specifica.
La rumorosità è il punto su cui voglio insistere. Dichiarati 58 dB massimi, e nella pratica è davvero così. Da quattro metri di distanza si sente un fruscio, niente di più. Tagliato il prato anche di sera tardi (verso le 22) e i vicini, che hanno la cucina aperta sul giardino, non hanno notato nulla. Non è un dato da sottovalutare: chi ha avuto a che fare con un tagliaerba a benzina o con uno a filo elettrico sa che la differenza è abissale.
Una nota sui consumi: nelle quattro settimane di test, calcolando una sessione di taglio giornaliera su 300 m² più i cicli sul campo, il costo elettrico stimato si aggira sui pochi centesimi al giorno. Praticamente irrisorio rispetto al risparmio di tempo (e benzina) che porta. Mica male.
L'autoricarica funziona benissimo. Mai una volta in 28 giorni il robot ha mancato la base. Ed è un dato che, se hai mai visto un robot aspirapolvere economico girare attorno alla stazione cercando di "agganciarsi", capisci subito quanto valga.
Test sul campo
Le quattro settimane di test si sono svolte in due scenari volutamente molto diversi, ed è qui che credo si veda meglio quanto vale (e quanto non vale) questo robot tagliaerba.
Scenario uno: il giardino di casa, in zona Lazio, circa 300 m² di prato all'inglese curato. Ci sono un albero medio al centro (sotto cui si raccolgono sempre foglie e ramoscelli), siepi di lauroceraso e ligustro che corrono lungo tutto il perimetro, qualche irrigatore interrato a scomparsa che si attiva al mattino presto. Niente pendenze degne di nota. Una situazione, diciamo, da manuale.
Il setup ha richiesto poco più di venti minuti. Antenna RTK piantata a terra (avevo deciso di non comprare il kit per il muro), base di ricarica posizionata vicino alla presa esterna della stalletta, cavi nascosti sotto le piastrelle del vialetto. Mappatura via app, manovrando il robot manualmente con il joystick virtuale. Una decina di minuti per chiudere il perimetro, poi qualche correzione delle zone vietate (gli irrigatori, una zona di terra battuta in fondo, l'aiuola dei rosmarini).
Primo ciclo, sessione pomeridiana con sole pieno. Dafne (il mio pastore svizzero bianco) all'inizio ha guardato il robot con un sospetto che definirei "nordico", standoci a un metro di distanza per controllare. Anubi (il mio Groenendael, che con i Malinois non c'entra niente nonostante quello che pensano tutti) lo ha annusato, poi si è disinteressato dopo qualche secondo. Già al terzo giorno entrambi i cani lo ignoravano completamente. Il robot li riconosce e rallenta in prossimità, frenando se si avvicinano troppo. Funziona davvero.
Risultato dopo una settimana: prato uniforme, taglio netto, niente strisce di erba dimenticata, niente cerchi attorno agli ostacoli. Le siepi sono state rispettate, gli irrigatori mai colpiti (probabilmente perché la mappatura li aveva esclusi, ma vale ricordarlo). I bordi, ammetto, non sono perfetti come quelli ottenibili con un decespugliatore manuale. C'è qualche centimetro di erba lungo le siepi che resta più alta. Limite noto, condiviso con tutti i robot di questa categoria.
Scenario due: campo di tiro con l'arco al CUS Roma, dove sono istruttore. Tremila metri quadrati di erba selvatica, alta, irregolare. Pendenze leggere ma costanti. Soprattutto, i paioni (i bersagli su cui si tira) sparsi ovunque, alcuni fissi e altri spostabili. Una bestia diversa dal prato di casa, e doveva esserlo: era il banco di prova vero.
Setup analogo, antenna RTK piantata in un angolo aperto. La mappatura ha richiesto più tempo, una buona mezz'ora, per via dell'estensione e della necessità di marcare manualmente tutti i paioni come zone "no go". Un'attività un po' noiosa ma necessaria, e che ho dovuto fare solo una volta.
Il robot ha lavorato bene, c'è poco da dire. Ha riconosciuto i paioni come ostacoli (anche grazie alle telecamere AI), ha gestito le pendenze leggere senza scivolare, ha tagliato l'erba selvatica con risultati visivi sorprendenti considerato il punto di partenza. Sono emersi però due limiti: il primo è la trazione 2WD, che su pendenze più marcate o su terreno bagnato dopo le piogge inizia a slittare. Non si è mai impuntato del tutto, ma ho sentito le ruote girare a vuoto in un paio di occasioni. Il secondo, ovviamente, è l'autonomia: 3.000 m² sono il triplo della superficie consigliata, e il robot ha dovuto fare più cicli di ricarica.
C'è da dire che, nonostante tutto, ha completato il lavoro. Solo che ci ha messo più tempo del solito.
Pioggia: nelle quattro settimane di test sono cadute almeno tre piogge degne di nota. Il sensore di pioggia ha funzionato come deve, fermando il robot e mandandolo alla base. Nessun episodio di "robot bagnato fradicio nel mezzo del prato". Dopo, ripartiva da solo. Esperienza concreta, niente fronzoli.
Approfondimenti
Navigazione RTK full-band e doppia visione AI
Sulla carta è una di quelle tecnologie da scheda tecnica che suonano benissimo, ma servono prove sul campo per capirne il senso. Il sistema RTK full-band integrato in questo modello permette al robot di agganciare un numero molto alto di satelliti contemporaneamente. Tradotto: il posizionamento resta affidabile anche sotto la chioma dell'albero al centro del mio giardino, dove modelli di vecchia generazione perdevano segnale e si mettevano in pausa aspettando di ricalcolare.
Mi spiego meglio. Un RTK base usa GPS standard, magari rinforzato da una stazione di riferimento sul tetto. Funziona bene in cielo aperto, ma se hai alberi alti o vicino a muri perimetrali, il segnale fa avanti e indietro tra "buono" e "perso". Il robot si ferma, riprova, perde tempo. Con il full-band, il sistema può scegliere fra più costellazioni (GPS, GLONASS, Galileo, BeiDou) e tenere la posizione anche quando una è bloccata. Risultato: zero pause inspiegate sotto l'albero, mai. Nelle quattro settimane di test al campo del CUS Roma, dove ci sono dei pini che ombreggiano una porzione di prato, il segnale RTK è rimasto fisso. Una cosa che, ammetto, mi aspettavo di vedere fallire e invece non è successa.
Affiancato a tutto questo, il sistema di doppia telecamera AI con angolo di visione 150 gradi. Le due cam lavorano stereoscopicamente, calcolano profondità, riconoscono oggetti. È il classico approccio "vista e cervello", e ANTHBOT ha investito su entrambi. Il vantaggio rispetto a un sistema solo RTK è che il robot non si limita a sapere dove si trova, ma sa anche cosa ha davanti. Se per qualche motivo il segnale satellitare dovesse cadere completamente (in una zona molto coperta), le cam prendono il sopravvento e mantengono il movimento, anche se con minore precisione assoluta.
Per uno che, come me, viene dal mondo tech, questa ridondanza tra due sistemi diversi è quello che fa la differenza tra un robot che "funziona quasi sempre" e uno che "funziona praticamente sempre". E la differenza, sul lungo periodo, è tutto.
Riconoscimento ostacoli e comportamento di sicurezza
Ok, parliamo della cosa che più di tutte preoccupa chi ha animali, bambini o un giardino vissuto. Cosa succede se il robot incontra qualcosa che non dovrebbe tagliare?
Il dato dichiarato è che il sistema riconosce oltre 1.000 tipi di oggetti, dai più ovvi (vasi, sedie, tubi dell'irrigazione, animali domestici) a quelli più specifici (sassi, attrezzi da giardino lasciati in giro). Sulla carta è tantissimo. Nella pratica, l'ho testato con quello che ho avuto a disposizione: vasi, una pala dimenticata di proposito a terra, qualche peluche di Anubi sparso in giardino (sì, distrugge tutti i suoi peluche, vivendo come se non ci fosse un domani).
Risultato: il robot rallenta a circa 30 cm dall'oggetto, si ferma a 10/15 cm, poi gira intorno. Mai un contatto, nemmeno sfioratore. La sensibilità è regolabile via app: io l'ho lasciata sul livello medio, che è il miglior compromesso fra "rischio di urtare" e "rischio di rallentare troppo spesso". Su livello alto diventa quasi paranoico, dovendo ricontrollare frequentemente.
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