La tomba mezza dentro e mezza fuori
Domenico Tiburzi chiamato āDomenichino"
Domenico Tiburzi, comunemente chiamato āDomenichinoā, ĆØ stato sicuramente il più famoso e amato bandito della Maremma.
Vissuto a cavallo dellāUnitĆ dāItalia, āoperòā prevalentemente nella seconda metĆ del secolo sporcando la sua fedina penale a causa di diversi omicidi, aggressioni, estorsioni, furti e rapine. Ma Domenico Tiburzi divenne celebre anche per aver instaurato una vera e propria ālegge del brigantaggioā che tendeva a porre rimedio alle ingiustizie della societĆ ; pretendeva una ātassaā dai grandi proprietari terrieri per garantirne la protezione, assisteva i villaggi e le famiglie più bisognose con parte del bottino delle estorsioni e ruberie, combatteva tutti coloro che usavano la cattiveria e la prepotenza per raggiungere i loro fini, uccideva per evitare ulteriori spargimenti di sangue. Per questi motivi fu amato e rispettato dal popolo maremmano, per il quale divenne una vera e propria leggenda e venne considerato come un autentico eroe.
Visse alla macchia, in assoluta latitanza per 24 anni, ma trovò anche il tempo di sposarsi e di avere due figli; si unƬ con altri tre banditi per formare quella che sarebbe stata celebrata da tutti come āla banda del Tiburziā. Venne ucciso vicino a Capalbio nel 1896 dai Carabinieri, dopo una lunga e serrata caccia allāuomo.
La leggenda vuole che il curato di Capalbio avesse rifiutato il funerale e la sepoltura di Domenichino nella terra consacrata del cimitero, a causa dei suoi precedenti criminosi; ma la popolazione si mobilitò e pretese una dignitosa tumulazione per il loro ābenefattoreā. Dopo un lungo braccio di ferro si arrivò a un compromesso: la bara sarebbe stata interrata nel cimitero ma ⦠āper metĆ dentro e per metĆ fuoriā!
Quindi si procedette a scavare una fossa dove si apriva il cancello dāingresso e si depose la bara facendo bene attenzione che il bacino e gli arti inferiori del bandito fossero allāinterno del muro di cinta, mentre il busto e la testa, āper via dellāanimaā, dovevano restare allāesterno.
Da allora il cimitero di Capalbio si ĆØ notevolmente ingrandito; lāoriginale tomba di Domenichino ĆØ andata perduta, ma al suo posto oggi sorge una lapide commemorativa, murata su un tronco di colonna romana e sovrastata da una croce di ferro.
(da LO STRUSCIO TOSCANO di Franco Ciarleglio, Sarnus Editore)
Franco Ciarleglio Priore e Narrator Cortese














