Amo quel silenzio che somiglia alla pace.
Riposare non è fermarsi, è guardarsi dentro e volersi bene.
Rallentare è scegliersi.
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Amo quel silenzio che somiglia alla pace.
Riposare non è fermarsi, è guardarsi dentro e volersi bene.
Rallentare è scegliersi.

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Saipan, pur facente parte degli Stati Uniti d'America, non penso affatto goda di tutti i privilegi del primo mondo.
Ho osservato e visto case che sembravano più baracche e visto persone che sembravano senzatetto. Non mi sono ancora informata adeguatamente, ma non è difficile immaginare che anche qui il capitalismo abbia creato un divario economico enorme tra le fasce più povere e meno povere dell'isola. Pensando al fatto che qui si vive con il dollaro americano e osservando i prezzi (non esagerati su tutti i prodotti alimentari, ma comunque nemmeno stracciati), onestamente mi chiedo le fasce più povere come facciano a tenersi in piedi.
In aggiunta, come sempre, l'isola è totalmente votata al turismo e, in buona parte, a quello di lusso. Questo comporta, di nuovo, come sempre, al fatto che la gente del posto sia costretta a girare attorno ai ricchi, lavorando come loro schiavi: personale dell'hotel, personale delle pulizie, personale per le serate di intrattenimento etc.
Il turismo porta poi con sè la necessaria costruzione di attività di intrattenimento: ristoranti, cafè, negozi di souvenir e centri commerciali con negozi di lusso.
Chi lavora in queste attività, seppure come commessi, immagino, si senta pure fortunato/a in questi casi, dato che gli stipendi dovrebbero essere sufficienti a vivere una vita abbastanza agiata.
Ultimo punto: tutta la storia dell'isola ruota quasi tutta attorno a due epoche. Quando l'isola era sotto il controllo dell'impero giapponese (dopo che era stato sottratto alla Germania alla fine della Prima Guerra Mondiale) e quando l'isola è stata strappata al Giappone dagli USA.
Wikipedia dice che si sa che intorno al 1500 era territorio della Spagna. Ma qual è la storia prima che fosse scoperta e colonizzata dagli spagnoli?
Prima di raggiungere l'aeroporto stavo per esprimere il mio disappunto sulla mancanza totale di un luogo dove poter scoprire questo pezzo di storia dell'isola. Invece, a quanto pare esiste un museo apposito. Ci sono passata vicino proprio ieri, ma non sono nemmeno entrata perché, come una stupida mi sono tenuta il giorno esplorativo come ultimo e un altro museo vicinissimo a dove ho pernottato era chiuso perché ieri era appunto Natale, quindi figuriamoci se fosse aperto.
Data la grande presenza di turisti e di ristoranti giapponesi, cinesi e coreani, mi sono anche chiesta quale fosse la popolazione "indigena". C'è una popolazione definita "Chamorro", che pare abitasse anche le altre isole vicine, ma è ormai mescolatissima con popolazione di origine filippina e dei paesi asiatici precedentemente citati, oltre che americana.
Nel cafè dove ho iniziato a scrivere questo post, c'era un americano che ha avuto una breve conversazione con una ragazza e ha detto che è stato sull'isola per circa 3 mesi lavorando a un progetto che probabilmente non gli sarà rinnovato. Praticamente questi hanno i Caraibi stando a casa propria e fanno il cazzo che gli pare.
Odio gli USA e odio gli americani per cui dubito fortemente metterò piede in questa nazione a breve, anzi. Se lo sarà, sarà solo per "vie traverse" come è stato in questo caso.
Detto ciò, non ero molto motivata e felice di partire per questo viaggio. Probabilmente ero solo stanca e stressata dal lavoro... come sempre. Ho di nuovo potuto rallentare e passare le mie giornate come le dovrebbe passare ogni essere umano: camminando, esplorando, VIVENDO semplicemente. Fortunatamente al mio ritorno mi aspettano le vacanze di Capodanno (che per i giapponesi ha la valenza che ha per noi il Natale) quindi riposo ancora un po'.
Solo adesso che mi sono fermata, se penso alle corse che faccio nella mia quotidianità, mi viene male... come si fa a vivere così, continuamente esausti e continuamente in attesa di fermarsi? Eppure è la vita di tutti... vorrei solo essere capace di trovare una quadra...
☀️🌲🌳😎🚶🏽♀️➡️🌷💞🥰🧘🏻♀️
Silenzio, ritmi lenti, natura vicina, rapporti più familiari e meno frenesia. La tranquillità non è noia, ma spazio per respirare.
Rallentare dà senso alla vita.
cleX71
Non ti seguo da tanto e probabilmente questa domanda te l'hanno già fatta...come mai questi viaggi lunghi? Spirituali? Pausa dalla vita monotona?
Questo il post insta che ho messo per la parte lavorativa. É stato un anno e mezzo di lavori e soldini messi da parte e la voglia di allontanarmi da ciò che conoscevo per esplorare il nuovo, mettermi in primis in discussione con me stessa ed è capitato in un periodo della mia vita in cui ho bisogno di questo tempo per darmi delle risposte ad alcune domande. Sono in viaggio da 28 giorni oggi e mi rendo conto che ho bisogno di tanti altri giorni/mesi, voglio darmi tutto il tempo di cui ho bisogno.

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Ci sono giorni in cui tutto é difficile.
Pesante.
E va bene così.
Devi avere la forza e il coraggio di abbracciare anche questi momenti.
E il giorno dopo dedicarti del tempo in più per ricaricare le energie.
Amarsi vuol dire rallentare.
Rallenta.
Che fretta c'è?
“A volte il tuo ricordo sbiadisce come le foto con il passare del tempo. Allora ti scrivo e il processo di sparizione rallenta.”
— Mathias Malzieu, “Il guerriero di porcellana”.
«Rallentare non è un arresto, ma l'arte di svelare l'infinito nascosto in un solo respiro e scoprire che ogni istante custodisce un'eternità segreta»