Luba 3 AWD 3000: il robot tagliaerba con AI in grado di tagliare qualsiasi prato - Recensione
Ho provato per due mesi il Mammotion Luba 3 AWD 3000 tra il giardino di casa e un campo di tiro con l'arco da oltre mille metri quadri, e devo dire che il terreno che lo mette in crisi non è quello che vi aspettate. Duemilaseicento euro per una macchina che taglia l'erba. Scritto così, senza contesto, sembra una di quelle spese che si giustificano solo davanti a se stessi, di notte, con la calcolatrice del telefono aperta. Poi però fai il conto delle ore. Due mesi pieni, giugno luglio e agosto, due prati completamente diversi da gestire, e il tosaerba a spinta rimasto in garage a prendere polvere. Il modello che ho avuto in prova è la variante da 3.000 metri quadri, quella centrale della gamma, arrivata come campione stampa direttamente dall'azienda. E qui serve subito una precisazione che nessuno fa mai abbastanza chiaramente: le tre versioni non sono la stessa macchina con batterie diverse. La 1500 lavora con LiDAR e doppia telecamera, quindi con un doppio sistema di posizionamento. La 3000 e la 5000 aggiungono il NetRTK e completano quello che il produttore chiama Tri-Fusion. Se state valutando l'acquisto e vi interessa il posizionamento centimetrico, è una differenza che pesa più della copertura dichiarata. Ma andiamo con ordine. La cosa che mi ha convinto a testarlo su due scenari invece che uno è proprio la sua natura anfibia: da una parte il giardino della villa fuori Roma, circa centocinquanta metri quadri, sostanzialmente pianeggiante ma con un perimetro spezzato, rientranze, aiuole e passaggi stretti. Dall'altra il campo di tiro con l'arco, oltre mille metri quadri, alberi ovunque, pendenze serie e un terreno che di erba curata ha ben poco. Due mondi. E lo stesso robot che si comporta in due modi diversi. Anticipo il verdetto senza rovinarvi la lettura: funziona, funziona bene, e ha un limite preciso che vi racconto tra poco perché merita una sezione tutta sua. Lo trovate sul sito ufficiale Mammotion e su Amazon Italia. Unboxing: pesante, ordinato, con un paio di scocciature Lo scatolone è di quelli che il corriere ti passa con lo sguardo eloquente. Diciannove chili di macchina più la stazione di ricarica, e il tutto arriva imballato in maniera seria, con sagome in polistirolo spesso che tengono ogni pezzo al suo posto. Dentro c'è il robot, la base di ricarica con alimentatore e cavo, i picchetti di fissaggio, un set completo di lame di ricambio con relative viti, il paraurti anteriore, i parabordi laterali, la manualistica. E, dettaglio che apprezzo sempre, i cacciaviti. Tutti. Non uno solo di quelli in metallo stampato che si torcono alla terza vite: proprio gli attrezzi necessari per completare il montaggio senza andare a cercare la cassetta in cantina. Perché sì, un po' di montaggio serve. Il paraurti va installato a mano, e non è un'operazione difficile ma è una scocciatura in più quando hai appena aperto la scatola e vorresti solo vederlo partire. Stessa storia per i parabordi laterali, che vanno posizionati e avvitati. Avrebbero potuto darli già montati? Probabilmente sì. Ci ho messo un po' più di quanto pensassi. Detto questo, ripensandoci c'è un rovescio della medaglia che vale la pena segnalare, e non è banale: sono parti smontabili, quindi sostituibili. Quando il paraurti si rovinerà , e su un terreno vero si rovinerà , lo si cambia con pochi euro invece di convivere con un frontale segnato per sempre. Su una macchina che costa quanto uno scooter, la riparabilità non è un dettaglio secondario. Design e costruzione: sembra un rover, non un elettrodomestico Bianco e arancione, quattro ruote tassellate enormi, sospensioni a vista, una torretta LiDAR piazzata sul tetto come una cupola. La prima reazione di chiunque lo veda sul prato è sempre la stessa: chiedono cos'è. Non sembra un tagliaerba, sembra un mezzo da esplorazione. Le misure dichiarate sono 690 x 533 x 279 millimetri per 19 chili, e va detto che il peso è distribuito bene. Si solleva con due mani afferrando i lati, senza quella sensazione di sbilanciamento che ti fa temere di lasciarlo cadere. La scocca è in materiale composito con inserti metallici, e la sensazione al tatto è di roba pensata per stare fuori tutto l'anno: superfici opache che non trattengono le impronte, guarnizioni evidenti attorno alle aperture, certificazione IPX6 che significa che potete lavarlo con il tubo dell'acqua senza pensieri. Il dettaglio costruttivo che mi ha colpito di più sono le ruote. Non tanto le posteriori, che sono grandi e tassellate come ci si aspetta da una macchina a trazione integrale, ma quella anteriore omnidirezionale che permette le rotazioni sul posto. È un pezzo di ingegneria che si nota quando lo vedi girare su se stesso senza strappare l'erba. Sotto trovate i due piatti di taglio, ciascuno con sei laminette basculanti in acciaio. Dodici lame in totale su una larghezza di lavoro di 40 centimetri, che è tanto, e si sente nella velocità con cui chiude una passata su superfici aperte. La torretta del LiDAR merita una nota a parte perché è la parte che più temevo. Sporge, e su un campo pieno di rami bassi come il mio la prima cosa che ho pensato è stata: quanto durerà ? Il produttore parla di una protezione blindata attorno al sensore, e in due mesi di rami, arbusti e passaggi sotto le fronde non ha riportato un graffio che comprometta la lettura. Un punto a loro favore, sinceramente non me lo aspettavo. Un appunto estetico personale: la livrea bianca è bellissima nelle foto ufficiali e diventa grigio erba dopo due settimane di lavoro vero. Si pulisce, per carità , ma se vi aspettate che resti immacolato state comprando il prodotto sbagliato. Specifiche tecniche Specifica Valore Superficie consigliata 3.000 m² Sistema di posizionamento Tri-Fusion: LiDAR 360°, NetRTK (iNavi), doppia telecamera AI Vision Copertura LiDAR 360° orizzontale, 59° verticale, portata fino a 70 m Precisione dichiarata ±1 cm Processore AI 10 TOPS, oltre 300 tipologie di ostacoli riconosciute Trazione Integrale AWD, 4 motori indipendenti Pendenza massima 80% (38,6°) Superamento ostacoli Fino a 50 mm Motori di taglio 2 x 165 W Sistema di taglio Doppio disco, 6 lame basculanti per disco Larghezza di taglio 400 mm Altezza di taglio 25 / 70 mm, regolazione elettrica da app Velocità di taglio Fino a 500 m²/h Autonomia dichiarata Circa 175 minuti per ciclo Tempo di ricarica Circa 120 minuti Zone gestibili Fino a 30 Connettività 4G, Wi-Fi, Bluetooth Protezione IPX6, sensore pioggia Rumorosità dichiarata ≤ 70 dB Dimensioni 690 x 533 x 279 mm Peso 19 kg Componentistica: cosa c'è davvero dentro Il cuore della macchina sono quattro motori indipendenti, uno per ruota, che è poi il motivo per cui la sigla dice AWD. Non è marketing: sul campo di tiro, dove il terreno alterna zolle secche a zone morbide, la differenza tra una trazione posteriore e quattro ruote motrici la vedi al primo strappo in salita. I due motori di taglio sono da 165 W ciascuno, e lavorano in coppia con il sistema di visione: la velocità e la potenza si adattano alla densità dell'erba, quindi la macchina rallenta e spinge di più dove l'erba è fitta. Nell'app questo comportamento è parzialmente regolabile attraverso la voce Velocità della lama, che nel mio caso è rimasta su Media per tutto il periodo. Su erba comune è la scelta giusta. La parte più interessante è però il pacchetto sensoristico. Il LiDAR a 360 gradi scansiona orizzontalmente a tutto tondo e verticalmente su 59 gradi, con una portata dichiarata di 70 metri. È lui il navigatore principale, e questo è un cambio di filosofia rispetto ai robot che si affidano soprattutto al satellite. Le due telecamere frontali gestiscono il riconoscimento degli ostacoli, con un chip AI da 10 TOPS che il produttore dichiara capace di distinguere oltre trecento categorie di oggetti. Il NetRTK, ribattezzato iNavi, è la correzione centimetrica che arriva via internet invece che da un'antenna piantata in giardino. Niente palo, niente cavo, niente ricerca del punto con la vista libera sul cielo. Sulla carta è la comodità assoluta. Nella pratica ha un comportamento che ho trovato più interessante del previsto, e ci arrivo tra poco perché merita il suo spazio. Le sospensioni adattive permettono di scavalcare dislivelli fino a cinque centimetri. Radici affioranti, bordi di aiuola, il gradino tra prato e vialetto: passa. Non sempre con eleganza, ma passa. L'app Mammotion: la parte che vi ruberà più tempo Qui serve una premessa. Su questi prodotti l'applicazione non è un accessorio, è metà del prodotto. Se l'app è confusa, la macchina è inutilizzabile anche se meccanicamente perfetta. L'app si chiama semplicemente Mammotion ed è disponibile per entrambe le piattaforme: la trovate su Google Play Store e su App Store. La traduzione italiana c'è ed è completa, con qualche piccola stonatura qua e là che vi segnalo strada facendo. La schermata principale Aperto il collegamento con il robot, la prima cosa che vedete è la mappa del vostro prato disegnata in verde, con la stazione di ricarica indicata sul bordo. In alto una barra di stato compatta mostra lo stato Bluetooth, il Wi-Fi, la percentuale di batteria e le icone di notifiche, impostazioni e supporto. Semplice, leggibile anche sotto il sole di agosto, che non è scontato. Da sotto sale il pannello Attività , ed è da lì che si comanda tutto: si sceglie l'Area di lavoro tra quelle mappate, si entra nelle impostazioni del singolo lavoro, si legge il contatore di metri quadri e minuti, e si preme Avvia oppure si crea una Programmazione. Due pulsanti, due filosofie: parto adesso, oppure ci pensi tu da solo per il resto della stagione. Compiti e programmazione La sezione Compiti è dove si costruiscono i lavori ricorrenti. Quando è vuota vi accoglie con un cerchio bianco e un più al centro, e l'invito a creare un nuovo lavoro. Da lì si sceglie l'area, la frequenza, gli orari, i parametri di taglio. La logica è buona. Potete assegnare a ogni zona un'altezza di taglio diversa, un giorno diverso, uno schema di percorso diverso. Nel mio caso villa e campo hanno esigenze opposte: a casa taglio più spesso e più basso, al campo meno spesso e più alto. Configurato una volta, non ci ho più messo mano. Le impostazioni del dispositivo Entrando nel menu del robot, identificato da un codice seriale del tipo Luba seguito da una stringa alfanumerica, si apre l'elenco completo. Rapporto di taglio per le statistiche, Programmazione, Impostazioni di rete, Carica log per inviare i registri al supporto in caso di problemi, Funzionalità Beta per chi vuole provare le novità prima del rilascio pubblico, e la scelta tra unità metriche e imperiali. Poi ci sono le impostazioni attività : Periodo senza lavoro, che permette di definire finestre in cui il robot non deve muoversi (utile se avete vicini permalosi o cene in giardino programmate), Impostazioni percorso e la già citata velocità della lama. Impostazioni percorso: il ritorno alla base Piccola voce, effetto concreto. Qui si decide come il robot torna a caricarsi: Diretto, cioè per la via più breve tagliando attraverso il prato, oppure Segui il confine, cioè costeggiando il perimetro. Ho tenuto attiva la seconda per tutto il test, e non a caso. Con il ritorno diretto la macchina attraversa il prato in diagonale ripassando sempre sulle stesse linee, e su terreno morbido questo lascia tracce. Seguendo il confine impiega di più ma distribuisce il passaggio sui bordi, che è esattamente dove serve una rifinitura in più. Piccolo accorgimento, risultato migliore. Impostazioni mappa Da qui si sceglie la vista tra Predefinito, cioè lo schema stilizzato in verde, e Satellitare, che sovrappone la mappa alla vista aerea reale della vostra proprietà . La seconda è più bella e più utile quando dovete capire dove piazzare una zona vietata, ma richiede una connessione decente per caricare le tessere. Sempre qui trovate la Modalità di posizionamento, che nel mio caso riporta iNavi NetRTK, la funzione per aggiornare la posizione della stazione di ricarica se la spostate, e il tasto per eliminare la mappa e ricominciare da zero. Funzioni di sicurezza Due voci, entrambe interessanti. La Protezione dalla pioggia l'ho tenuta sempre attiva: quando il sensore rileva precipitazioni, il lavoro si interrompe e la macchina rientra. Ne parlo meglio più avanti perché il comportamento reale mi ha soddisfatto. La Protezione della fauna è la funzione di cui si parla poco e che invece dovrebbe stare in prima pagina. Attivandola si imposta una modalità notturna pensata per proteggere gli animali che escono col buio: ricci, rospi, piccoli mammiferi. Chi ha un giardino vero sa che il taglio notturno è una delle cause più subdole di ferimento della fauna. Io l'ho lasciata disattivata perché non ho mai programmato tagli notturni, ma se avete intenzione di far lavorare il robot dopo il tramonto, accendetela e basta. Impostazioni robot La sezione più tecnica. C'è Batteria e ricarica con le soglie di rientro, la Luce laterale e l'Illuminazione automatica (entrambe attive nel mio setup, e sono ciò che permette alle telecamere di vedere quando la luce cala), le impostazioni della Voce per gli avvisi sonori, l'accesso al pannello di posizionamento, le impostazioni mappa e la Manipolazione manuale, cioè la guida a distanza tipo radiocomando. Quest'ultima è più utile di quanto sembri. Serve a mappare i perimetri se preferite il metodo manuale, ma anche a recuperare il robot quando si ferma in un punto scomodo: invece di attraversare il campo a piedi, lo riportate in zona sicura dal telefono.  DropMow, il taglio senza mappa Funzione che ho scoperto quasi per caso e che si è rivelata la mia preferita. DropMow permette di far tagliare il robot in un'area non mappata: lo appoggiate sul prato, lo avviate, e lui comincia a lavorare nella direzione in cui è rivolto. L'app pone tre condizioni prima di lasciarvi partire: robot inattivo, prato piano e recintato, illuminazione adeguata durante il lavoro. Si avvia dall'applicazione con il pulsante dedicato, oppure direttamente dalla macchina tenendo premuto il tasto GRASS per cinque secondi e poi premendo START. Perché è utile? Perché ci sono zone che non ha senso mappare. Una striscia dietro il capanno, un fazzoletto d'erba oltre la recinzione, un angolo che tagliate due volte l'anno. Invece di costruire una zona apposta, lo posate lì e lo lasciate fare. Detto questo, sulle condizioni di sicurezza non barate: quel "prato piano e recintato" c'è per un motivo, perché in DropMow la macchina non sa dove finisce il vostro mondo. Il rapporto di taglio La schermata delle statistiche mostra il tempo risparmiato, una stima della riduzione di anidride carbonica rispetto a un tosaerba tradizionale, l'area totale lavorata, il numero di compiti eseguiti e una cronologia a calendario con i giorni di attività colorati, mese per mese. È carina da guardare e onestamente poco più. Nel mio pannello, aggiornato al 6 agosto, comparivano 102 metri quadri di area totale e due compiti, numeri che non corrispondono affatto ai due mesi di lavoro effettivo. Il contatore sembra riferirsi alla mappa attiva in quel momento e a un periodo recente, non allo storico complessivo della macchina. La cronologia a calendario, invece, quella sì che è affidabile e restituisce bene il ritmo di lavoro: due mesi di quadratini verdi in fila raccontano meglio di qualsiasi grafico che il robot ha semplicemente fatto il suo mestiere. Prestazioni e autonomia Sull'autonomia devo essere onesto su un punto di metodo: non ho eseguito misurazioni strumentali con cronometro e superficie calcolata al metro. Mi appoggio quindi ai dati dichiarati dal produttore, che parlano di circa 175 minuti di lavoro per ciclo e 120 minuti di ricarica per questa versione, con una velocità di taglio fino a 500 metri quadri l'ora. Quello che posso raccontare è il comportamento pratico. Sui centocinquanta metri quadri di casa, la questione autonomia semplicemente non esiste: il lavoro finisce e il robot torna in base con batteria abbondante. Sul campo di tiro la storia cambia, perché con oltre mille metri quadri e un terreno impegnativo il ciclo di lavoro si spezza in più sessioni con ricarica intermedia. La macchina rientra da sola, si ricarica, riparte da dove aveva lasciato. Il meccanismo funziona senza intoppi ed è la ragione per cui, a conti fatti, non serve stare lì a guardarlo. C'è una variabile che incide più della batteria, ed è la pendenza. In salita i quattro motori assorbono molto di più, e su una rampa ripida vedete il consumo salire. Non è un difetto, è fisica. Ma se avete un terreno tutto in pendenza, calcolate una copertura reale inferiore a quella dichiarata. Il rumore, invece, è uno dei punti di forza reali. Il dato ufficiale parla di 70 decibel come tetto massimo, e nella percezione quotidiana significa che il robot non si sente. Da dentro casa con le finestre aperte non lo distinguevo dal fruscio del vento. Paragonato a un tosaerba a scoppio non c'è partita: quello lo senti dal fondo della strada, questo devi cercarlo con gli occhi per sapere dov'è. Test sul campo: due mesi, due prati, due verità diverse Partiamo da casa, che è lo scenario più semplice. Centocinquanta metri quadri, terreno sostanzialmente in piano, ma con un perimetro che definire irregolare è generoso: rientranze, angoli, aiuole, il passaggio stretto che porta al retro. Sulla carta è il tipo di giardino che manda in confusione i robot, perché li costringe a manovre continue in spazi ridotti. Prima sorpresa: la mappatura automatica è velocissima. Non ho dovuto guidarlo a mano lungo il perimetro come un'automobilina telecomandata. Ho avviato la procedura, lui è partito, ha girato, ha letto i confini e ha restituito una mappa che rispecchia il giardino con una precisione che mi ha sinceramente colpito. Nessuna correzione manuale, nessun ritocco, nessun punto da spostare. Prima volta che mi capita in maniera così indolore. Il taglio a casa è pulito e uniforme. Ho impostato 30 millimetri di altezza e ce li ho lasciati per tutto il periodo. Sui bordi lavora bene, lasciando circa un centimetro di erba non tagliata contro i muretti, che è un risultato buono considerando l'ingombro della macchina. Non è il taglio a filo di un decespugliatore, ma non lascia nemmeno quella fascia larga e antiestetica che costringe a rifinire tutto a mano. Le inversioni a 180 gradi su terreno morbido non hanno mai segnato il prato. Me lo aspettavo, per la verità , visto il peso relativamente contenuto e le ruote larghe. Confermato. https://youtu.be/ZIJLA8qfNl4 Poi c'è il campo di tiro. E lì il discorso si complica in modo interessante. Oltre mille metri quadri, alberi disseminati, pendenze vere, terreno che non ha mai visto un rullo compressore. È l'ambiente per cui questo robot è stato progettato, ed è anche quello che ne ha rivelato i confini reali. Sulle salite più ripide ho notato una leggera fatica: non un blocco, non uno stallo, ma quel rallentamento evidente di chi sta lavorando al limite. Considerato che il dato dichiarato parla di pendenze fino all'80 per cento, direi che il valore va preso come massimo teorico in condizioni ideali, non come promessa quotidiana su erba secca e terra battuta. Sotto le chiome, invece, nessun problema. Mai. E per un robot che deve navigare senza filo perimetrale è la conferma più importante di tutte. Una nota che mi tenevo per ultima. In due mesi il robot non si è mai piantato a casa. Al campo sì, un paio di volte, e in entrambi i casi la causa è la stessa. Ne parlo apertamente nella sezione dedicata, perché è il difetto principale di questa macchina e non voglio nasconderlo dentro un paragrafo di passaggio. Approfondimenti I sassi, il vero tallone d'Achille Ecco il punto. Il sistema di visione riconosce oltre trecento tipologie di ostacoli, e lo fa bene: riconosce persone, animali, oggetti appoggiati sul prato, tubi, scarpe, giocattoli. Read the full article















