C’è un rito che faccio da un po’ di tempo. Il giorno del mio compleanno, “smazzo” e vedo che sorpresa mi viene riservata. Quest’anno è uscita “La Stella”, XVII arcano maggiore dei tarocchi di Marsiglia.
La stella è una carta di connessione intima con il femminile, è intellettiva e spirituale (lo si capisce già dai colori richiamati), e quindi ci dà una dimensione completa di noi, tanto che si potrebbe anche dire che “ogni cosa trova il suo posto, dentro e fuori di noi”. E’ un grande regalo ritrovarsi per una volta Stella, perché in questa carta c’è una storia consapevole. C’è conforto e comprensione nei confronti della nostra complessità, del modo in cui procediamo nella vita. La fanciulla nuda che si appoggia al ginocchio ricorda il gesto con cui gli antichi si rivolgevano agli dei. Ci dice, con poca modestia, che c’è Bellezza e Verità in quello che siamo, in quello che apportiamo, in come ci muoviamo nel mondo. La figura nell’insieme richiama il significato stesso di Vita. Ti sta dicendo che sei nella Vita. Ci stai dentro. In cielo, vedete che ci sono 8 stelle. 8 è un numero ricettivo nei confronti del mondo: è legato al simbolo dell’Infinito, alla vittoria, al karma, all’energia. In Kabala corrisponde alla lettera cheit ed è legato al concetto di “doppia porta”. Entrare nella vita e ritornare nella vita. Starci. Stiamo abitando il tempo per farlo nostro.
La stella gialla, la più grande, è quel faro che ognuno di noi cerca di trovare lungo la strada e che, spesso, si presenta proprio nel momento in cui abbiamo abbandonato la ricerca. Quel qualcosa che (ci) fa strada: è la nostra personalità, una bussola con cui prendere in mano lo spirito e sviluppare una nostra personale spinta in rapporto alle altre forze dell’universo. Quella che ci afferma, lascia tracce di ciò che siamo. Ti chiama ad "unire tutti i puntini" per metterti in canale con l’eternità: la luce che otterrai sarà il premio per le scelte fatte con il cuore, non con un uso ipertrofico della ragione, né con l’istinto.
Che noia le persone che utilizzano l’alibi del loro essere “istintive” per qualche attacco deresponsabilizzato di aggressività e auto-compiacimento. La nostra natura non è questa roba qui, la Stella ce lo dice. Perché dovremmo proprio rinunciare a quello spazio prezioso di decompressione che c’è tra noi e l’altro e in cui siamo noi, le nostre decisioni, i nostri talenti. Senza sovrastrutture.
La creatura alata posta su un albero che si trova in un’altura è un bellissimo Ibis e rappresenta proprio quello spazio. L’arcano XVII ci porta armonia, equilibrio e indica sempre un favore nelle questioni che siamo chiamati a risolvere, senza presunzione e grazie ai nostri bagliori e alla capacità di costruire pace per noi stessi. Questa carta, in ogni caso, prospetta evoluzioni che, per definizione, tendono, per natura rispondono al binomio conserva-cambia, liberandoci dal dilemma del prigioniero. Annuncia una sorta di ritorno a dimensioni spirituali, per accettare di andare “attraverso” le nostre scelte. E’ una carta del versare e dell’attraversare.
La Stella ti dice che stai facendo un conto finale degli impegni del passato, per aprirti a nuove traiettorie, nuove strade, nuova acqua da raccogliere nella tua brocca per trasformarla in ciò che vuoi. Il messaggio sotteso è che, con diligenza, cura e attenzione, c’è ordine e gioia da mettere nel grande armadio della vita. La tua speranza, come persona, può essere riposta - la tua vocazione seguita. Dispensa umiltà, fallo con sicurezza, sii generoso. Donati e immettiti nel modo. Ci sono ottime energie mentali per cui sei nel momento di capire cosa tenere e cosa lasciar andare.
Sul fronte emotivo e sentimentale, indica che qualcosa nasce, è già nato. Qualcosa lo hai fatto. Se impari a tenere lo sguardo verso l’alto, lo puoi anche ammirare: un amore felice, amici affidabili. Guardalo e vedilo. E’ lì fuori, nella notte, quel tuo firmamento di stelle che scoppiettano e suonano forte “come tanti sonagli”.
Mi commuove sempre molto quando a qualcuno esce la Stella, perché è un augurio pieno e sincero e “una carta-motore”: ci dà l’impulso ad utilizzare con cuore, aderenza e onestà intellettuale un’occasione di vita perché arriva “quel momento”. Mi ricorda il passaggio che conclude, in un climax, una canzone di Loredana Bertè e in cui mi sono sempre voluto specchiare, come quella ragazza a bordo del fiume. Non è un caso, forse, che il titolo della canzone sia “Stella di Carta”. Il passaggio fa così: “Io seguo un altro destino. Se vado incontro alla notte, se ho le costole rotte, è per vedere il mattino”.
Sii libero di agire nel mondo. Sfrigola di luce.
Se devo essere Stella, è un augurio stupendo che non potevo non condividere e rivolgervi a mia volta.