Cesare Zavattini, (1941), Io sono il diavolo, Bompiani, Milano, 1942 [Archival Zone and Libri Belli]

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Cesare Zavattini, (1941), Io sono il diavolo, Bompiani, Milano, 1942 [Archival Zone and Libri Belli]

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La noia, per me, è propriamente una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà (Alberto Moravia, La noia).
Parliamo del suo rapporto con Giorgio Agamben, con il quale non forma più una coppia da molti anni, ma che continua a far parte della sua famiglia. Come avete fatto? Basta non dare un nome ai rapporti, lasciare che sia l'affetto a descriverne i limiti e non il nomos, la regola. E poi ho sempre pensato che se una persona ci piace in sé, non bisogna lasciarla perdere. Alcune persone sono molto speciali ed è una fortuna averle incontrate.
Ginevra Bompiani intervistata da Laura Pezzino per Vanity Fair Italia n. 1 del 05.01.2022
Come avvenne il suo incontro con Heidegger?
«Nel 1966, un giovane poeta, amico mio e di Agamben, apprese che Heidegger aveva deciso di andare a trovare il grande poeta francese René Char, durante l’estate, in Provenza, con tre suoi discepoli: avrebbe abitato in una pensioncina e condotto dei seminari. Informò Agamben, che partì: a sentire le lezioni erano in cinque. Io mi unii a loro gli ultimi tre giorni, quell’anno e l’anno dopo».
Che cosa ricorda?
«Ero l’unica donna, non ho mai saputo il tedesco ma cercavo di farmi tradurre come potevo. Stavamo nello stesso alberghetto in una situazione molto familiare, tutto il giorno insieme, colazione pranzo e cena. Facevamo grandi passeggiate in montagna e quando si arrivava sulla cima, dove c’era una tavola con delle panche intorno, cominciava il seminario. Non capivo niente e tiravo la giacca di Giorgio per chiedergli che cosa aveva detto».
E che cosa diceva?
«L’ultimo giorno fu il mio piccolo trionfo. Heidegger diceva che era deluso da come erano andate le cose, perché non gli avevano fatto le domande giuste, non questa domanda, non questa, non questa… Chiesi sottovoce a Giorgio come si diceva in tedesco ma. Giorgio mi disse aber. Dunque quando Heidegger finì di fare il suo elenco in negativo, gli dissi: “Aber…”. E lui: “Ecco, la signorina finalmente ha fatto la domanda giusta…”».
Ginevra Bompiani (intervista di Paolo Di Stefano)
Non ho saputo capire niente allora! Avrei dovuto giudicarlo dagli atti, non dalle parole. Mi profumava e mi illuminava. Non avrei mai dovuto venirmene via! Avrei dovuto indovinare la sua tenerezza dietro le piccole astuzie. I fiori sono così contraddittori! Ma ero troppo giovane per saperlo amare.
Il Piccolo Principe - Antoine De Saint - Exupéry

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#francoarminio 🤍 (Resteranno i canti) #salliland #bompiani (presso Italy) https://www.instagram.com/p/CdtjYdJKzKb/?igshid=NGJjMDIxMWI=
Leo si rende conto che il suo bisogno di solitudine non lo può fare appassire, distaccare totalmente dagli altri. Lui sta cercando di dare una risposta al bisogno di se stesso. Vuole continuare ad essere generoso, disponibile, aperto anche se capisce che le cose sono difficilmente conciliabili.
Pier Vittorio Tondelli - Camere separate