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“Vorrei con te passeggiare, un giorno di primavera, col cielo di color grigio e ancora qualche vecchia foglia dell'anno prima trascinata per le strade dal vento, nei quartieri della periferia; e che fosse domenica. In tali contrade sorgono spesso pensieri malinconici e grandi; e in date ore vaga la poesia, congiungendo i cuori di quelli che si vogliono bene. […] Ci terremo semplicemente per mano e andremo con passo leggero, dicendo cose insensate, stupide e care. […] E allora noi taceremo sempre tenendoci per mano, poiché le anime si parleranno senza parola.”
Dino Buzzati, Inviti superflui.
Partire è un po’ morire… ma anche rinascere altrove.
Amilcare, il vecchio amico di tutti che coltivava rose antiche e lasciava acqua fresca fuori dal cancello per le volpi di passaggio, ha fatto i bagagli. Non per una vacanza, ma per cambiare vita. Ha venduto casa, la sua casa, quella che odorava di lavanda e terra bagnata, di ricordi e di finestre socchiuse sull’Appennino. "Meglio chiudere per bene", mi ha detto, "così non resto impigliato nei fili della nostalgia."
Mi ha scritto pochi giorni fa. Il messaggio era breve, ma pesava come una valigia piena di estati passate: "Vado via, Alessia. Vado al nord. Qui non ce la faccio più. L’orto mi piega la schiena, i 200 ulivi sono troppi per uno solo. La solitudine... quella sì, mi consuma. Raggiungo Elsa, la mia figliola più piccola. Là, forse, il mio canto troverà eco."
Perché Amilcare cantava. Un basso profondo, di quelli che senti nello stomaco prima ancora che nelle orecchie. Cantava nei cori alpini, da giovane, quando insegnava in quei paesi dove la neve scolpisce il silenzio e le parole si dicono sottovoce, solo quando servono.
A Natale mi ha mandato le foto delle sue ultime rose. "Sono sbocciate per salutarmi", ha scritto. E io ci ho creduto. Perché chi ha vissuto in ascolto della terra, sa riconoscere quando la natura si fa linguaggio.
Partire a vent’anni è un salto. A sessanta è un bilancio.
Non è più la curiosità a muoverti, ma la stanchezza. Non l’ignoto che affascina, ma il conosciuto che pesa. Eppure anche partire tardi è un atto di coraggio. Un modo per dirsi: non tutto è stato ancora scritto.
Che il tuo nuovo inizio ti sia lieve, Amilcare.
Che il vento che una volta soffiava tra i tuoi ulivi ti raggiunga ancora, sotto forma di canzone, magari nelle voci degli amici di montagna con cui tornerai a cantare. La gatta del garage, quella che sapeva aspettarti ogni sera, cercherà invano la tua mano. E la volpe, se tornerà, troverà silenzio.
Hai firmato il messaggio: "Un abbraccio da me".
Un saluto lieve, che suona come un passo di valzer, come una porta che si apre in punta di piedi.
Buon viaggio, Amilcare...
A te e alla voce che hai prestato alla montagna.
Hai lasciato un campo di ulivi e ti sei incamminato verso gli abeti.
Hai scelto il silenzio alto dei monti, dove l’eco restituisce solo ciò che vale la pena dire.E se il Signore delle Cime ascolta davvero, saprà trovarti.
Ovunque tu abbia piantato, ancora una volta, le tue radici.
𝒮𝓌𝑒𝑒𝓉𝒜𝓇𝒶𝓁𝑒 ➰🖋️
io vorrei semplicemente poter essere me stessa con gli altri, solo me stessa, senza farmi alcun complesso.
Il punto è che io non so esattamente chi sono.
Non so che significhi essere spontanea e non perché io voglia impressionare gli altri ed essere sempre perfetta o apprezzata da tutti, ma semplicemente perché io non so chi sono e questo mi porta a farmi mille domande ogni volta su cosa dire, fare, su come parlare, vestirmi, comportarmi.
Io vorrei solo essere me, spegnere ogni voce nella testa, smettere di guardarmi con gli occhi degli altri e iniziare a guardarmi con i miei.
prenderefiato

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Games on my puter, aka a chill day in my dorm
[ Hi! This is part of my daily doodle series, about my day-to-day uni life via the Critter, this little guy above! Follow along for more Critter! ]
" Forse oggi, in questi brutti tempi che corrono, bisogna dire che si parla troppo; era quello che pensavamo; e le troppe parole (pro, contro, su questo, su quello) diventano un rumore indistinto e assordante di fondo, che non cessa mai, dove una persona annega: la televisione fatta di chiacchiere, dei conduttori, dei tanti opinionisti, che Dio li maledica, questi chiacchieroni che predicono anche il futuro e non ci prendono mai; le zuffe dei politici, che Dio li maledica altrettanto, questi burattini faziosi chiusi dentro le loro ideologie; i telegiornali continui sugli infiniti canali, come fossimo sempre sull’orlo dell’irreparabile, e i telegiornali fossero bollettini di un disastro perpetuo: il clima, la pandemia, lo scioglimento dei ghiacci, la deforestazione e tutti questi allarmi di moda, che poi passano, come il buco nell’ozono, che sembrava la fine del mondo ma poi è passato e non se ne parla più. E la musica! continua, ossessiva, nei bar, nei ristoranti, in taxi. E poi internet, che è il regno diabolico delle fesserie sotto forma di informazione, ma su cavolate, che intasano la mente, sommergono, rendono tutto importantissimo, sia una guerra che una crema per la depilazione; un massacro di civili o gli inestetismi della cellulite; una strage di terroristi con centinaia di morti o le tette rifatte di una valletta, o, dicevo io, peggio ancora, le ultime parole di lady Diana, che solo a sentirle mi viene da impiccarmi a una trave, no! lady Diana no! tra tutte le idiozie che ci riversano addosso lady Diana è la più debilitante, sconfortante, assieme agli amori dei vip e di tutti i reali vivi od estinti. "
Ermanno Cavazzoni, Storia di un'amicizia, Quodlibet (collana Compagni Extra), 2026¹; pp. 38-39.
non è un paese per single
è meglio essere in due per:
piegare le lenzuola
approfittare del 2 x 1 al cinema
avere un palo per i furtarelli in Autogrill
pagare di meno l'entrata al club di scambisti
avere un appoggio in spiaggia mentre ti cambi il costume e ti tieni l'asciugamano
non avere timore di cucinare troppa parmiggiana