Forse non sai che... le forme del futuro semplice dell'indicativo in italiano sono in realtà il frutto di antiche perifrasi (insieme di parole che danno un unico significato) formatesi quando ha iniziato a svilupparsi l'antico romanzo: una lingua intermedia tra il latino tardo imbarbarito e l'italiano antico. In buona sostanza, tutte le forme di tutte le coniugazioni (prima: amare, seconda: cadere, terza: venire) del nostro futuro si sono create come segue:
amare + habeo ("ho") = amerò
cadere + habeo = cadrò
venire + habeo = verrò.
L'avrete capito: la funzione semantica del verbo habeo è proprio quella di dovere, che ha dato luogo a queste forme così come le conosciamo ed usiamo giornalmente. Il senso di questa forma sarà dunque stato: ho da amare, ho da cadere, ho da venire, e dunque amerò, cadrò, verrò. Il nostro futuro è dunque a pieno titolo di origine deontica, ossia improntato ad un significato collegato al dovere (come tante altre lingue europee e diversamente dall'inglese, improntato al volere = will).
Il proseguimento del post è per ossi duri 😎
E allora, il vecchio futuro latino? Dov'è finito? Come da titolo, il futuro è un tempo tanto traballante nella vita quanto nelle lingue, e per questo motivo i parlanti ormai imbarbaritisi dell'ex impero romano non ne compresero più la funzione, lasciando che cadesse in disuso. Ciò poi non toglie che la stessa forma, anche dopo essere caduta, possa tornare ad essere necessaria, ed ecco come si è riformato il futuro nuovo di zecca appena visto.
Questo ripetersi della struttura rende il futuro molto regolare, dato che quella crasi tra l'infinito dei verbi e il verbo habeo è costante. Perciò quando scioriniamo una serie di verbi al futuro possiamo creare tutta una serie di rime perfette anche a cavallo tra coniugazioni diverse; il che non sarebbe affatto possibile con gli altri tempi dell'italiano. Ecco su che cosa Claudio Baglioni ha fondato il successo delle sue canzoni, infarcite di forme future: la loro somiglianza pressoché perfetta rende una sequenza che li contiene fonicamente impeccabile!
Ieri vi ho parlato della differenza tra una lingua sintetica ed una analitica. Ebbene, qui si parla proprio di questo: una forma che prima era analitica, cioè formata da più parole (appunto, amare+habeo) è infine diventata sintetica, non permettendo più al parlante di intravedere i processi retrostanti alla sua formazione.
Sapete qual è il bello? Che anche il vecchio futuro del latino, del tipo amabo (quindi, "amerò") è il frutto di un'antica crasi tra il verbo amare e un suffisso derivato da una radice indoeuropea *bhu-, la stessa alla base del nostro (egli) fu, del verbo to be e della stessa forma fu-turo (e di moltissime altre forme sparse tra le lingue indoeuropee!). Questa radice ha grossomodo il significato di divenire, e se mi volgo ad amare evidentemente amerò! Dunque, il processo di analisi e di sintesi non fanno che susseguirsi nel corso del divenire linguistico. Si parte cioè spesso da una forma analitica (come detto, due o più parole che veicolano un significato unico) per arrivare ad una forma sintetica in cui dette parole non sono più riconoscibili e poi, di nuovo, ad una forma analitica che tende a ri-compattarsi dando luogo ad una nuova forma sintetica (che al mercato mio padre comprò!). Potrei dilungarmi ulteriormente, ma per oggi vi risparmio!
Considerate che il famoso post sull'indoeuropeo in arrivo dopo Ferragosto avrà grossomodo un'impostazione di sorta. Per non farvi boccheggiare in un colpo solo, vi sto “somministrando” alcune pillole un po' per volta. Spero che siate arrivati sani e salvi fin qui! Nel qual caso, battete pure un colpo! Semmai voleste aiutarmi a mandare avanti la baracca, potreste farlo a questo link. Grazie di cuore a tutti per l'interesse!
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“ Nel Menone Platone racconta come Socrate riesca ad aiutare uno schiavo privo di cultura a comprendere il teorema di Pitagora. Secondo Platone, questa è la prova che c’è un mondo, quello delle idee, di cui le cose sensibili sono solo copie. E se il nostro ambiente stimola la mente in maniera corretta, la struttura intrinseca delle cose non può che essere riconosciuta.
L’aspetto dirompente del pensiero di Chomsky riguarda il modo di intendere il linguaggio. Il linguista americano ha mostrato che tutti i cervelli del mondo hanno una dotazione linguistica isomorfa e che ogni lingua è facile o difficile allo stesso modo. Quando crediamo che imparare l’inglese sia piú semplice che imparare il giapponese sbagliamo. L’inglese appartiene a un ceppo linguistico piú vicino alla nostra lingua madre, ma la difficoltà sintattica è identica, perché le strutture sintattiche stimolate sono le medesime.
Il linguista anarchico Derek Bickerton, oggi professore emerito a Manoa presso l’Università delle Hawaii, ha proposto una visione compatibile ma non del tutto sovrapponibile con il modello teorizzato da Chomsky. Anche per Bickerton il linguaggio è innato, ma non è vero che ogni lingua è semplice allo stesso modo ai fini dell'apprendimento. Fate attenzione, perché questa differenza suggerisce che Homo Sapiens conserva le tracce di una sorta di lingua di Babele innata e dimenticata. Secondo Bickerton queste tracce sono i cosiddetti linguaggi Pidgin (linguaggi semplificati che si sviluppano dal contatto di gruppi che non condividono un linguaggio comune) e le loro spontanee evoluzioni in lingue Creole (presunti sviluppi spontanei dai linguaggi Pidgin a lingue piú evolute). “
Leonardo Caffo, La vita di ogni giorno. Cinque lezioni di filosofia per imparare a stare al mondo, Einaudi (collana Super ET - Opera Viva); 2016. [ Libro elettronico ]
Uno dei motivi principali per cui un popolo abbandona la propria lingua tradizionale è la scarsa considerazione associata ad essa. Molte com
E’ ineccepibile che la decisione di barrare le porte della scuola ad un plurilinguismo millenario è antistorica per definizione, e quindi una delle cose più artificiali che esistano.
E’ ineccepibile inoltre che un sistema scolastico che si è da sempre ostinato a parlare ed insegnare solo ed esclusivamente il dialetto toscano (anche se con il rebranding di “lingua italiana”) a bambini non toscanofoni non ha nulla di naturale.
Così come non c’è nulla di naturale nello spingere i genitori a non parlare la loro lingua madre con i propri figli. Semmai, parlare la propria lingua madre con i figli è la cosa più naturale che esista, mentre parlare loro una lingua imparata attraverso le bacchettate e i quiz di Mike Bongiorno è tanto artificiale quanto grottesco.
E’ ovvio dunque che il procedimento che sta portando la morte della diversità linguistica in Italia ha ben poco in comune con la presunta “morte naturale” e molto con una condanna a morte.
A sobering article. It’s a good reminder that denial and promotion of linguicide is engineered by nation-states to enforce cultural and linguistic imperialism.
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много воды утекло с момента моей последней публикации. почти два года я ничего не писал сюда. немало всего за это время произошло. тем не менее, должно что-то в этой жизни оставаться неизменным.
не скажу, что я как-то рьяно изучал языки все это время и заметно в этом продвинулся, но тем не менее это дело совсем не забрасывал. по чуть-чуть, маленькими шажками стараюсь не расплескать то, что уже…
Non lo so, non credo. Però è la bevanda più diffusa al mondo e, in termini di valore economico, è il secondo prodotto più scambiato dopo il petrolio.
Chissà come si dice caffè in cinese…
Se parlassimo tutti la medesima lingua, sarebbe più facile. Migliorerebbero gli scambi commerciali, il turismo e i rapporti internazionali. Potremmo viaggiare senza preoccuparci di imparare frasi fondamentali in una nuova lingua, o ricordarci di scaricare, prima della partenza, una app di traduzione. Ordinare cibo in un ristorante straniero sarebbe un gioco da ragazzi e non correremmo il rischio di mangiare, per sbaglio, cavallette al posto di patatine.
Certo sarebbe bello.
Ma a pensarci bene anche la diversità linguistica ha il suo fascino e la sua importanza, perché le lingue riflettono la storia e le tradizioni dei popoli che le parlano e la loro perdita potrebbe significare una conseguente perdita di identità culturale. La diversità linguistica arricchisce il nostro mondo e ci offre una gamma di modi unici per esprimerci. Un mondo che parla una lingua soltanto potrebbe rischiare di ridurre la varietà di punti di vista, di idee. E poi, le barzellette che funzionano con un gioco di parole si potrebbero raccontare in una lingua soltanto e dunque, in definitiva, si riderebbe di meno.
Vabbè… era così per dire.
E mentre continuo a sognare un mondo in cui possiamo godere dei vantaggi di una lingua comune, mantenendo allo stesso tempo il potenziale creativo di molteplici idiomi, sorseggio con gusto il mio espresso di metà mattina.