Cronache dell'OscuritΓ Domestica
Ho smesso di chiamarlo "gatto". Γ riduttivo.
Nella mia casa si muove un frammento di vuoto assoluto. Una macchia d'inchiostro rovesciata sulla realtΓ che, per qualche inspiegabile motivo, ha imparato a respirare.
Di giorno si mimetizza tra le pieghe delle tende o si fonde con il legno antico della libreria. Se non fosse per quel sottile disallineamento della luce, per quel millimetro di oscuritΓ piΓΉ profonda del resto, non saprei nemmeno di non essere solo.
Ma Γ¨ quando cala la sera che il mistero si rivela.
All'improvviso, nel buio piΓΉ totale, si accendono due portali dorati. Sono occhi... ma sembrano fissare troppo a fondo. Non mi guardano soltanto: mi studiano. Mi soppesano. Come se stessero decidendo se sono degno di continuare a vivere nella loro casa.
A volte mi chiedo se sia un'entitΓ venuta da qualche dimensione sconosciuta per osservare gli esseri umani. Altre volte penso che sia semplicemente l'oscuritΓ stessa che, stanca di essere invisibile, abbia scelto la forma di un gatto per reclamare la sua razione quotidiana di umido.
Oggi era immobile sulla mensola.
Ho distolto lo sguardo per un solo secondo.
Quando mi sono voltato... era sparito.
Forse era semplicemente tornato a essere ombra.
Qualcuno sa come si esorcizza un buco nero che fa le fusa e pretende il tonno? πββ¬π€πΎ