Perché l'Indoeuropeo ci riguarda tutti (anche oggi)
Avreste mai detto che una volta (fino a circa 5.000 anni fa) gli odierni italiani, inglesi, irlandesi, greci, albanesi, russi, lituani, armeni, iraniani e indiani (una piccola porzione) facevano parte di uno stesso, identico popolo con comuni radici culturali, religiose e linguistiche? Ho scelto questi popoli non a caso, bensì a rappresentanza di alcuni dei più noti rami delle lingue indoeuropee odierne, rispettivamente: italico (con sottogruppo romanzo disceso in seguito), germanico, celtico, greco (ramo isolato), albanese (ramo isolato), balto-slavo, armeno (ibidem), indoiranico. Ma come, lingue oggi così diverse, culture oggi così distanti, una volta parte di un tutt'uno? Proprio così. Pare infatti che attorno ai 4.000 anni fa noi tutti fossimo insediati grossomodo nelle steppe russe, nei pressi del Mar Nero, e che avessimo un particolare uso funerario chiamato Kurgan, delle tombe a tumulo - di qui, il nome alternativo di Kurgani per riferirsi agli antichi indoeuropei: precisamente, tutti i popoli sopraelencati, ma all'epoca indistinti. I Kurgani avevano un'usanza funebre un po' truce, bisogna dire, ma purtroppo presso di loro il Romanticismo non aveva ancora attecchito... pare che seppellissero il capo di un clan (il ph₂tḗr, oggi "padre", che allora non era il nostro padre, ma semplicemente colui che stava alla testa di un nucleo familiare-sociale più o meno composito, piuttosto anarchico per i nostri standard) insieme alla consorte e a ed eventuali concubine, ossia a dire che era legittimo fare estinguere il ramo matrilineare del clan. Questo ci testimonia l'organizzazione ma anche l'essenza intrinsecamente patriarcale dei Kurgani, che però non è destinata a rimanere del tutto tale per sempre. Vedremo il perché in successivi post. Pare dunque che presso i Kurgani, inizialmente, il ph₂tḗr non fosse appunto il genitore di sesso maschile, bensì l’uomo qualsiasi di una famiglia (tendenzialmente, il fratello di una partoriente) che decideva di prendere in carico il sostentamento della prole di una consanguinea. Era cioè raro che il padre naturale rimanesse nei dintorni una volta espletato il concepimento con una donna altra dal proprio gruppo, la snusós (oggi, testualmente, nuora) che infatti sarà un concetto successivo, relativo ai tempi in cui la donna entrerà effettivamente a far parte di un nucleo familiare anche dopo il concepimento (a lei si oppone la swésōr - sorella - ossia quella dei nostri). Anche le parole per madre, fratello, donna e varie altre fanno tutte parte di questo antichissimo vocabolario comune. Ed è proprio a partire da queste che, dal XVIII sec. d.C. circa in poi, gli studiosi hanno cominciato ad interrogarsi circa buffe, inattese somiglianze tra le parole dell'antico indiano (il sanscrito, considerata lingua classica al pari del greco e del latino grazie alla sua folta e colta tradizione letteraria) e le parole europee del tempo. Proprio come noi, che veniamo oggi a sapere delle suddette somiglianze, anche loro ai tempi si sono chiesti: ma come è possibile? Lingue così lontane come l'indiano e l'inglese o il francese, imparentate? Personalmente, la mia domanda - ma del senno di poi son piene le fosse - sarebbe forse stata di segno opposto, del tipo: ma com'è possibile che, pur prescindendo dal sanscrito che è una scoperta, dopotutto, tarda, non vi siate accorti della lampante somiglianza anche solo tra le parole delle lingue germaniche e quelle delle lingue romanze (al netto di eventuali mutui prestiti che invece confondono le acque)? Era in realtà tutto già piuttosto evidente, anche se all'epoca assai difficilmente dimostrabile o ricostruibile. Probabilmente, prima del secolo dei Lumi, tutti erano talmente presi dalle proprie lingue nazionali in via di formazione e, parallelamente, si facevano bastare il latino come lingua di comunicazione comune, al punto da non far caso a quelle somiglianze. Ma questa è una mia personale, spartana interpretazione. PROSEGUE NEL PROSSIMO POST! ->












