Libertà va cercando, ch'è sì cara/ come sa chi per lei vita rifiuta
libertà va cercando, ch'è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta
Dante, Purgatorio, canto I, v. 71-72
Leggevamo i versi del primo canto del Purgatorio dantesco, in classe, e la mia compagna di banco fa: "Ma che belli che sono, e io che pensavo che il Purgatorio fosse il più noioso!".
Sono tanti i versi della Divina Commedia che caratterizzano un particolare personaggio o un determinato luogo, evento, e i versi 71-72 del primo canto del Purgatorio introducono subito il tema che sarà comune all'intera cantica, sempre svalutata da tutti gli studenti: la libertà.
Sappiamo benissimo quanto Dante avesse un debole per le storie complicate, di quelle tristi che lasciano l'amaro in bocca e molto a cui pensare: ne abbiamo incontrate tante nell'Inferno, a partire da paolo e Francesca a Pier delle Vigne fino al conte Ugolino. E si potrebbe pensare che queste storie terminino all'Inferno, luogo di perdizione e disperazione; che, arrivati sulle sponde del Purgatorio, Dante avrebbe smesso di trasmetterci messaggi e insegnamenti. Ma non è così.
Il Purgatorio si apre con una di queste storie. E' la storia di Catone Uticense, politico e personaggio della società romana. E' una storia risalente al 50 a.C. ma che nel 1300 continuava a sconvolgere come continua a farlo tutt'ora. Catone era un uomo di somma rettitudine, incorruttibile e imparziale, degno erede di quel Catone detto "il Censore" che tanto difendeva gli usi e i costumi della civiltà romana. E' la storia di un uomo che, per restare fedele ai suoi principi, decise di trafiggersi con la spada piuttosto che soccombere alla dittatura che Cesare aveva in piano di creare.
Per Catone la morte non rappresentava un male, o perlomeno era meno dura del sottostare a un unico uomo e vedersi sfuggire dalle mani le proprie libertà. Così la morte, in Catone, rappresentava strumento di liberazione, dal momento che ogni altra via gli era preclusa.
Proprio per questo motivo, Dante sceglie Catone come custode del suo Purgatorio. Come ogni custode che si rispetti, Catone incarna la figura di austerità, fermezza e giustizia, degno del suo collega degli Inferi, il re Minosse, a guardia dell'abisso. Egli era pagano, quindi senza possibilità di accedere al Paradiso se non prima del Giudizio Universale, ma fu anche suicida, e come sappiamo coloro che rifiutarono la vita sono puniti nel cerchio settimo dell'Inferno. Cos'è che salva Catone da tale fine?
E' proprio la sua morte a farlo: egli non rifiutò la vita, ma la sacrificò per un bene più alto, la libertà politica e repubblicana. E si potrà dire tanto di Dante, che fosse un religioso e forse un po' bigotto, ma era uno che non si risparmiava lodi quando fossero necessarie. Catone era alla ricerca della libertà così come Dante era alla ricerca della sua. Una libertà diversa, certo: il cammino attraverso i tre mondi dell'aldilà è un cammino salvifico, di purificazione. La liberazione dai peccati è quella a cui Dante tende ed è anche il fine della montagna del Purgatorio: salvare le anime, renderle degne di salire al Paradiso.
In questo senso Catone è un emblema: non è solo personaggio storico, ma anche simbolo di sacrificio, in quanto martire della libertà, e rappresenta la rinuncia al peccato. Il suo sacrificio rimanda a quello di Cristo, e per questa ragione la libertà per cui egli si strappò alla vita è ora la libertà cristiana, quella non più assoggettata al peccato, come lo era Uticense a Cesare, a cui tutte le anime del mondo di cui è custode sono destinate.
La varietà dei temi del poema di Dante è così vasta da comprenderne quasi tutti. La figura di Catone apre il lettore a una nuova questione: non si tratta più di insegnamento religioso, di timor di Dio e di comportamenti da evitare per non imbattersi nelle pene dell'Inferno. Il Purgatorio porta con sé un nuovo significato, la purificazione dai peccati, che è allegoria della libertà da ogni vincolo e da ogni vizio che lega noi uomini alla nostra realtà materiale. E', dei tre, il mondo dell'aldilà che più si avvicina al nostro reale: siamo fuori dall'eterna sofferenza dell'Inferno eppure non possiamo raggiungere un'eterno benessere. E' una lotta tra bene e male, come la vita di noi comuni umani, è cammino e salita verso una meta con la speranza di raggiungerla, prima o poi. Il Purgatorio è speranza. Il colle rappresenta tutti gli ostacoli che incontreremo e la cima, il Paradiso terrestre, i nostri sogni e le nostre aspettative.
Dovremo aspettare un po', ma lo raggiungeremo.