Un sogno
È un sogno in cui rivedo il passato in modo molto dettagliato, ricordo persino le impressioni tattili. Sono più giovane della mia età attuale, come quando ero all'università. È sera, sto tornando a casa, fa un po' freddo. Forse è l’inizio dell’inverno. Salgo su uno di quei vecchissimi tram arancioni che c’erano ancora a Roma negli anni Novanta. Guardo le luci giallastre fuori dal finestrino. Sono in piedi e mi tengo ai sostegni, perché il tram va sbalzi. Accanto a me, molto vicino, c’è un ragazzo più grande e ci guardiamo. Con i sobbalzi del tram quasi ci sfioriamo. Vorrei attaccare discorso con lui, ma sono imbarazzato. Non ne ricordo il viso, ma ha una giacca di jeans molto bella e un'aria sicura di sé. A un tratto gli dico: “Vorrei assumerti per disegnare dei fumetti, a me piace scrivere le sceneggiature…”. Lui mi risponde qualcosa di sarcastico. Forse mi chiede che tipo di fumetti. Io rispondo, ma mi sento stupido. Di sicuro non gli piacciono i fumetti o pensa che siano delle cretinate. Comunque sono felice perché almeno abbiamo parlato. Mi dice che mi lascia il suo numero di telefono. Strappa un foglietto che ha in tasca e ci scrive qualcosa con la matita. Poi arrotola il pezzettino di carta e me lo mette nella tasca dei jeans, perché io ho le mani sul sostegno del tram. Scende alla fermata dopo. Ora c’è un salto temporale. Sono a casa e ho completamente dimenticato di aver parlato con il ragazzo. Mi ritorna in mente all'improvviso ed è passato del tempo. Mi frugo frettolosamente nelle tasche per ritrovare quel bigliettino. Con sollievo ne trovo uno arrotolato, ma non sono sicuro che sia proprio quello. Oltre a un numero di telefono ci sono delle frasi scritte in una grafia piccolissima. Numeri, equazioni e una proposta a iniziare insieme una start up di informatica. Io non so niente di computer. Forse però è solo una scusa per sentirci. Lo dovrei chiamare lo stesso? E se poi faccio una figura di merda? Mi agito per questo dubbio finché non mi sveglio.













