“Non vergognarti di volere che ti sia insegnato ciò che non sai. Saper qualcosa è fonte di lode, mentre è una colpa non voler imparare nulla.”
— Marco P. Catone
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“Non vergognarti di volere che ti sia insegnato ciò che non sai. Saper qualcosa è fonte di lode, mentre è una colpa non voler imparare nulla.”
— Marco P. Catone

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📜 VOCI DI ROMA
CATONE E IL VINO DI MIRTO
"Così si fa il vino di mirto. Secca all'ombra le bacche di mirto nero. Dove siano già appassite, conservale per il tempo della vendemmia. Allora pesta mezzo moggio di queste bacche, mettile in un'urna di mosto e chiudila. Quando poi il mosto avrà finito di bollire, leverai via le bacche.
Questo vino giova a chi soffra di dolore alle costole, coliche ed indigestione".
✍️ Catone, Liber de agri cultura, 125 (a cura di Francesco Ventura), Ventura Editore, Reggio Calabria 2012.
Non perdere tempo a discutere con gli sciocchi e i chiaccheroni: la parola ce l’hanno tutti, il buon senso solo pochi.
Catone
Catone, Libri ad Marcum filium
Dammi, almeno, che io in questa tanta vita sia chiamata tua.
Marzia a Catone

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Non vergognarti di volere che ti sia insegnato ciò che non sai. Saper qualcosa è fonte di lode, mentre è una colpa non voler imparare nulla.
Marco Porcio Catone
L’ostracismo di Aristide
A partire dalla fine del VI secolo a.C., dopo la tirannide dei Pisistratidi, i cittadini di Atene cominciarono a servirsi dell’ostracismo per condannare ad un esilio di dieci anni colui che era considerato un probabile restauratore della tirannide. La pratica consisteva nello scrivere su un pezzo di coccio (òstrakon) il nome del cittadino che si voleva allontanare. In seguito avveniva il conteggio degli òstraka (che in tutto, come scrive Plutarco, dovevano essere più di seimila, altrimenti “l’ostracismo era inattuabile”) e quindi dei nomi, “e colui il cui nome era scritto dalla maggioranza veniva bandito per dieci anni, pur continuando a godere dei propri beni”. Ad un certo punto l’ostracismo divenne uno strumento degli uomini più influenti nella vita pubblica della pòlis per eliminare i loro avversari politici. Una delle tante “vittime” fu Aristide, figlio di Lisimaco, ostracizzato nel 483/82 a.C., dopo essersi opposto alla politica navale di Temistocle. Plutarco attribuisce questo evento alla gelosia del popolo nei confronti di quei cittadini che godevano di una “fama di superiorità sui più”. Aristide era infatti soprannominato “il Giusto”, appellativo che gli si ritorse contro.
«Allora mentre si stavano appunto scrivendo i cocci, si racconta che un tale analfabeta veramente rustico, dando il coccio ad Aristide, come al primo incontrato, gli chiese di scrivere il nome di Aristide. Meravigliandosene questi e informandosi che cosa di male gli avesse fatto Aristide, quello avrebbe risposto: “Nulla, né lo conosco, ma sono stanco di sentirlo chiamare dappertutto il Giusto”. Udita una tale risposta, Aristide non avrebbe detto nulla, ma avrebbe scritto il nome sul coccio e glielo avrebbe restituito.»
(Plutarco, Vita di Aristide VII)
Nella foto un òstrakon con il nome di Aristide conservato nel Museo dell’Agorà Antica di Atene, 483-482 a.C. (fonte: theconversation.com)
Libertà va cercando, Ch'è sì cara, Come sa chi per lei vita rifiuta. -Dante Alighieri 'La Divina Commedia' Pentesilea