“L'amore come l'ho conosciuto io […] è una lava di vita grezza che brucia vita fine, un'eruzione che cancella la comprensione e la pietà, la ragione e le ragioni, la geografia e la storia, la salute e la malattia, la ricchezza e la povertà, l'eccezione e la regola. Resta solo una smania che torce e distorce, un'ossessione senza rimedio: lei dov'è, dove non è, cosa pensa, cosa fa, cosa ha detto, qual era il significato vero di quella frase, cosa mi sta tacendo, e se è stata bene come sono stato io, e se seguita a stare bene ora che sono lontano, o se invece la mia assenza la debilita come la sua fa con me, annichilendomi, togliendomi tutta l'energia che invece genera la sua presenza, cosa sono senza di lei, un orologio fermo all'angolo di una strada trafficata, ah la sua voce invece, ah starle accanto, accorciare le distanze, azzerarle, cancellare chilometri, metri, centimetri, millimetri, e fondermi, confondermi, smettere di essere io, anzi già mi sembra di non esserlo mai stato se non in lei, nel piacere di lei, e questo mi rende orgoglioso, mi fa allegro, e mi deprime, mi intristisce, e di nuovo mi riaccende, mi elettrizza, quanto le voglio bene, sì, ciò che voglio è soltanto il suo bene, sempre, qualunque cosa accada, anche se si sottrae, anche se ama altri, anche se mi umilia, anche se mi svuota di tutto, persino della capacità di volerle bene. […] Non so che farci con l'amor serafico, l'amore confortevole, l'amore che scampanella, l'amore che purifica, l'amor patetico.”
— DOMENICO STARNONE, Confidenza, Einaudi, Torino 2019, pp. 3-4.















