L’ansia è sempre stata la mia compagna. Ansia e senso di inadeguatezza, che ovviamente mi ha portato sempre a stare due passi indietro gli altri, senza mai realmente essere da meno. Tutto condito da una inconsapevolezza di fondo che mi portava essere spettatore impacciato e intimidito della vita, con l’ansia accompagnata da una timidezza di fondo, che mi regalavano insicurezza nei rapporti, nello studio, nelle conoscenze.
Sicuramente tutto questo ha influito nel mio rapporto con le donne, nel non sapermi fare avanti, intraprendente, avere quel minimo di scioltezza per buttarsi, anche a costo di figure di merda, che alla fine mi ha solo complicato la vita, rendendomi ancora più insicuro, attorcigliato sulla complessità dei miei pensieri, sul non esprimere correttamente i miei desideri, nel dare troppo per compiacere chi si “era degnato” di rivolgermi lo sguardo o nel non compiacere per nulla, così irrigidito e bloccato da emozioni interne che non riuscivo mai ad esternare tutte e correttamente. E quando finalmente davo la stura, diventavo un fiume in piena, pesante, travolgente a volte soffocante perché il tenere tutto dentro, il reprimere a lungo emozioni, sogni e desideri, sfociava poi in un misto di rabbia, frustrazione e ansia, maledetta ansia, soprattutto da prestazione che finiva col rovinare tutto e lasciarmi con un pugno di mosche, senza mai raggiungere il mio obiettivo, che in fondo era semplicemente conoscere e godersi la vita.
È stata una lotta interiore che mi ha consumato per anni e che ancora mi consuma un po’, portandomi su un doppio binario: quello della insoddisfazione verso la vita (perché questo modo di essere l’ho espresso in tutti gli aspetti della mia vita: amori - pochi e tormentati -. storie - mai saputa vivermene una correttamente- , lavoro - e che ne parliamo a fare -, famiglia - un disastro annunciato di cui mantengo a fatica le fila con mia figlia che è l’unico vero amore conclamato e incondizionato della mia vita -.
C’ho messo più di 50 anni per cominciare a vedermi come sono e ancora lotto per esplorarmi a fondo. Altri 4-5 anni per acquisire un po’ di consapevolezza e gli ultimi tre a cominciare a capire che forse forse la vita è altra e va vissuta diversamente, tutto questo dopo un crollo finale fisico e psichico devastante, dovuto al fatto che il cumulo di ansia, rabbia, insoddisfazione e sogni repressi, non poteva più essere contenuto dentro di me, finendo con lo sfociare in un dolore profondo e devastante, dopo l’ennesima mazzata, in cui ero stato più o meno complice inconsapevole.
Ora sono qui: tanti problemi sono ancora irrisolti ma almeno mi “vedo”. Ho cominciato a dare un confine alle mie emozioni, a delinearle e a non farle desbordare. Non sono felice, forse non lo sarò mai, ma sono più pacato e disincantato. Non so approcciare ancora una donna, toccarle il cuore e tenermela. Vado alla fine sempre alla caccia di casi disperati, perché il “Crocerossino mancato”, che è in me, è sempre costantemente in agguato ma almeno ora mi “vedo” e mi “sento”, conscio dei miei limiti, conscio che il momento buono o è già passato o deve ancora venire.
Soffrirò ancora - è nella mia natura - ma accorcerò i tempi tra una guarigione e l’altra. Sognerò ancora ma di meno, perché il treno è passato e forse non tornerà più. Cerco di prendere la vita come viene, penso un po’ più a me con un senso di egoismo che mi dia sensi di colpa minimi, che però non mi abbandoneranno mai. Cerco di vivere guardando all’oggi e al domani ma non a un futuro prossimo o remoto. Mi abbraccio le croci facendo quel che posso realmente e penso di saper sostenere. Insomma comincio a vivere.
Ci ho messo 58 anni e so che di strada ne devo fare ancora. Ma so che adesso mi sento di dire che ce la posso fare.