Bisogna amarsi,
e poi bisogna dirselo,
e poi bisogna scriverselo,
e poi bisogna baciarsi sulla bocca, sugli occhi, e ovunque.
Victor Hugo, da una lettera a Juliette Drouet
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Bisogna amarsi,
e poi bisogna dirselo,
e poi bisogna scriverselo,
e poi bisogna baciarsi sulla bocca, sugli occhi, e ovunque.
Victor Hugo, da una lettera a Juliette Drouet

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Quando trovo qualcosa di divertente o che so che ti sarebbe piaciuto, mi ritrovo a cliccare condividi per poi fermarmi, con un sorriso a metà e un senso di vuoto nella pancia.
In casa mia si capisce subito quando i miei hanno litigato.
Non serve che dicano niente: lo senti nell’aria, nei loro silenzi, nelle espressioni tese che si portano dietro per tutta la casa, per giorni interi.
Gli sguardi evitati o carichi di sufficienza, le risposte corte o non date, i piatti appoggiati sul tavolo con un po’ più di forza del normale. Tutto sembra carico di qualcosa che non viene detto.
Ti fanno sentire come se dovessi occupare meno spazio possibile, parlare piano, non fare domande.
Come se dovessi camminare sulle uova per non peggiorare le cose.
Come se dovessi quasi sentirti in colpa per non condividere il loro stesso malumore, come se in qualche modo toccasse anche a te portarne il peso.
-Il diario di Coraline🌙
Oggi ero in macchina con la mia famiglia quando, all’improvviso, senza alcun motivo, un’ondata di ansia mi ha travolta. Il cuore ha iniziato a battere più forte, il respiro si è fatto corto, irregolare.
Ho dovuto concentrarmi solo sull’aria che entrava e usciva dai polmoni, respirare lentamente, a lungo, per riuscire a rimanere presente e non farmi trascinare via.
Ormai l’ansia mi accompagna anche nelle cose più semplici, si infiltra persino nei momenti che dovrebbero essere leggeri e spensierati, togliendo loro respiro e naturalezza.
La notte, poi, è il momento più difficile. Appoggio la testa sul cuscino stanca, esausta, con il corpo che implora riposo. Ma la mente no, lei non conosce tregua. Continua a correre, a spingersi in avanti, nei prossimi giorni, nei prossimi mesi, in un futuro che appare confuso, incerto, minaccioso. I pensieri si inseguono, si sovrappongono, diventano un rumore continuo che non si spegne mai.
Sento il corpo costantemente carico di un’energia innaturale, scomoda, che stringe lo stomaco e tende ogni muscolo. Non è forza, non è slancio: è una tensione che non trova sfogo, che non lascia spazio al rilassamento, al silenzio, alla pace. È come essere sempre in allerta, anche quando tutto intorno dovrebbe permettermi di fermarmi.
-Il diario di Coraline🌙

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Non si può amare solo con la voglia di amare.
Con il voler amare.
Con il voler restare.
Con il crederci.
Con io lo amo.
Perché poi non basta.
Non regge.
L’amore non basta per amare.
Bisogna che ci sia la storia, per amare.
La vita, per amare.
Non bastano le parole, per amare.
Neanche quelle giuste, bastano.
Neanche le parole d’amore bastano per amare.
Dobbiamo fare una passeggiata.
Dobbiamo cenare insieme.
Leggere un giornale.
Andare a fare la spesa.
Fare una cosa insieme.
Che sia nostra.
Che siamo noi.
Io e te.
Non basta fare sesso per fare l’amore.
Anzi.
Ci vogliono i baci.
Ci vuole anche solo stare con la fronte appoggiata alla fronte.
Per amare ci vuole una storia. Da vivere. Vissuta.
Ci vuole tempo.
Non puoi non esserci mai.
Per amare ci vuole una storia. Da fare e raccontarsi.
Non puoi non aver voglia di parlare.
Non puoi parlare sempre.
Una storia da fare insieme.
Non puoi trovare tutto pronto.
Arrivare quando tutto è fatto.
Io amo solo chi fa la giornata con me.
Chi fa la vita con me.
Chi fa la spesa con me.
Chi fa una passeggiata con me.
Chi fa tempo con me.
Chi fa storia con me.
Non amo se no.
Amo solo chi sa stare tutto con me.
Chi parla con me.
Chi torna da me.
Chi chiama per non dire niente.
Chi mi bacia la testa, tra i capelli, passandomi vicino.
Chi mi porta i capelli indietro.
Io non le voglio le romanticherie.
Voglio le cose che sono nella mia giornata.
Voglio che sono con te.
Fatte con te.
Raccontate a te.
E poi ti racconto le cose solo mie.
Che faccio io.
Entro e esco dalla tua vita.
E tu dalla mia.
Come l’ago che cuce .
Come l’ago che per unire, entra e esce.
Mauro Leonardi
L’università ci vuole perfetti.
La società ci vuole perfetti.
Ogni giorno veniamo spinti a dimostrare qualcosa; non importa quanto siamo stanchi, confusi o fragili. L’importante è non fermarsi, non mostrare crepe, non lasciar trapelare l’incertezza. Bisogna essere brillanti, determinati, sicuri di sé, anche quando dentro si trema.
Ci insegnano che un voto basso definisce il nostro valore, che il tempo impiegato per laurearci misura la nostra intelligenza, che chi si ferma resta indietro.
E così studiamo fino a consumarci, con la mente satura e il corpo stanco, ma con il sorriso addosso, quello che serve per non far preoccupare nessuno, per non sembrare deboli.
La società ci vuole vincenti, produttivi, sicuri del nostro posto nel mondo e con una risposta pronta ad ogni domanda.
Ci spinge a credere che la realizzazione personale coincida con la velocità , che chi non arriva per primo non arriva affatto.
Ci convincono che la pressione sia normale, che la stanchezza sia un segno di dedizione, che la competizione sia l’unica via per il successo. E così impariamo a nascondere la fatica, a giustificare l’ansia, a sorridere anche quando dentro ci sentiamo svuotati.
L’università ci chiede di essere studenti modello, ma dimentica che siamo persone.
La società ci esorta a essere forti, ma ci toglie il diritto di essere umani.
Ci vuole impeccabili, veloci, ambiziosi, ma non lascia spazio all’errore, alla paura, alla confusione.
Ma nessuno parla del peso che questa perfezione imposta lascia sulle spalle.
Nessuno dice quanto sia faticoso sentirsi costantemente in difetto, fuori tempo, inadatti.
E allora restiamo qui, intrappolati tra ciò che siamo e ciò che dovremmo essere, con la sensazione costante di rincorrere qualcosa che non si raggiunge mai.
-Il diario di Coraline🌙