sovrastato
Ma ogni tanto prende anche a voi la disperazione per la consapevolezza che non riuscirete mai a leggere tutti i libri che vorreste e avete comprato?Per non parlare di quelli che ancora non conoscete e vi attrarrebbero inevitabilmente?

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sovrastato
Ma ogni tanto prende anche a voi la disperazione per la consapevolezza che non riuscirete mai a leggere tutti i libri che vorreste e avete comprato?Per non parlare di quelli che ancora non conoscete e vi attrarrebbero inevitabilmente?

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Strano
Nella mia visione del mondo oggi c’è qualcosa di strano, di attutito, ma non so cosa.
panico inutile
Capita che mi svegli all’alba con l’ansia di cosa debba fare quel giorno.Passa un quarto d’ora, guardo il calendario e capisco che è sabato e non devo lavorare. Quindi posso rilassarmi.Però quel quarto d’ora o quei dieci minuti sono da panico.A volte disturbo mia sorella per capire: oggi non l’ho fatto perché erano le sei e un quarto…
Ho 28 anni e mi vergogno perché
-non sono riuscita a comprare casa , anche se pensavo che a quest'età avrei avuto almeno una certezza così concreta.
- non ho un corporate job, di quelli che quando ti chiedono "che lavoro fai?" suonano importanti e fanno sentire tutti più tranquilli.
- a volte mi sento ferma, come se stessi guardando la vita degli altri andare avanti mentre io sono ancora al punto di partenza.
- non sono sposata e non ho figli, e ogni tanto mi chiedo se sto andando troppo piano o semplicemente in una direzione diversa.
- ho sogni grandi... e certe sere mi domando se non siano troppo grandi per me.
Scrivo queste parole senza rabbia, ma con il bisogno profondo di dare voce a qualcosa che per troppo tempo è rimasto dentro. Negli anni ho scoperto di essere stata bloccata, allontanata, cancellata silenziosamente dalla vita di persone che per me non erano semplici contatti, ma affetti. Alcune erano famiglia. Altre erano amicizie che consideravo sorelle. Altre ancora persone, colleghi, con cui non c’era mai stato alcun conflitto. Eppure, senza una parola, senza un confronto, mi sono ritrovata bloccata o defollowata. Quello che mi ha ferita non è stato un social, non è stato un “segui” o un “non segui”. È stata l'indifferenza.
È stato non capire. È stato chiedermi cosa avessi fatto, senza trovare risposta. Non c’è mai stato un litigio. Non c’è mai stata una rottura dichiarata. E forse è proprio questo che fa più male: quando qualcuno chiude una porta senza nemmeno dirti perché. Io i legami li ho sempre vissuti con continuità. Non ho mai smesso di seguire qualcuno solo perché la vita ci ha portati lontano. Ho sempre pensato che le strade possano rincontrarsi, che le persone non si cancellino così, come se nulla fosse stato. Per me le relazioni non sono mai state usa e getta. Quando ho visto quei blocchi, quelle distanze improvvise, ho provato un senso di rifiuto, di mancanza di rispetto, di esclusione. Mi sono sentita messa da parte senza processo, senza diritto di parola. E sì, ci sono rimasta male. Molto. Forse per qualcuno è una cosa piccola. Per me non lo è stata. Perché dietro ogni gesto c’è un significato, e quando il significato è il silenzio, dentro si crea un vuoto. Non scrivo questo per accusare. Ognuno è libero di scegliere chi far entrare o uscire dalla propria vita. Scrivo perché ho bisogno di riconoscere a me stessa che il dolore che ho provato è stato reale. Che non era esagerazione. Che non era fragilità. Era semplicemente affetto che non ha trovato la stessa misura dall’altra parte. Forse alcune di queste persone non torneranno mai. Certe ferite non si ricuciono dall'oggi al domani. Ma non voglio che il modo in cui qualcuno ha scelto di allontanarsi diventi la misura del mio valore. Io resto quella che crede nei legami. Quella che non cancella le persone con leggerezza. Quella che, anche ferita, continua a dare importanza alle relazioni. E se qualcuno ha scelto di chiudere una porta senza spiegazioni, io scelgo almeno di non chiudere il cuore per questo. Avevo bisogno di esprimerlo, anche solo per me. Ho il cuore a pezzi.

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06 febbraio
Ho appena trascorso una bella serata, con un ragazzo, si chiama Alessandro. Mi piaccio quando sto con lui, mi sento libera di essere me stessa. Abbiamo parlato tanto con Alessandro, mi ha fatto ridere tanto, è simpatico, attento, premuroso ma anche passionale e travolgente. C’è stato un momento in cui ho pensato di poter ricominciare. Insieme a questo pensiero è arrivato però il mondo delle paranoie, dei sospetti, delle insicurezze. Perché non può assolutamente essere tutto perfetto, magari pensa che sono troppo, troppo emotiva, troppo sensibile, troppo presente. Perché io penso di essere troppo per le persone, lo so, si stancano di me, ci sono abituata. E poi arriva il momento in cui ti dicono “ho penato di scappare”, e tu sei rassegnata, sapevi già che sarebbe successo e quindi che fai? Monti su la controdifesa. Chiusura ermetica e protocollo pensa a tutto ciò che fai attivato. Fine del sentirmi libera di essere me stessa. Dura sempre poco, è intenso solitamente, era la prima volta che pensavo potessero essere davvero la svolta.
Sarò pronta ad affrontare quel “è scappato”, l’ho già fatto, ormai sono abituata.
prima o poi
Prima o poi mi iscriverò in uno di quei gruppi per single attempati che FB mi propone almeno due volte la settimana. Magari Zuck la sa più lunga di me…
Maranza e violenza urbana: l’Italia sotto assedio mentre lo Stato resta a guardare
di Enzo Rispo
Introduzione: non è allarmismo, è realtà
Non è percezione. Non è razzismo. Non è propaganda.
È violenza quotidiana, sotto gli occhi di tutti.
L’Italia sta vivendo una deriva urbana pericolosa, fatta di aggressioni gratuite, bande di giovani violenti, intimidazioni, risse, rapine e terrore diffuso. Il fenomeno dei cosiddetti “maranza” non è folklore giovanile né una moda social: è microcriminalità organizzata, tollerata, minimizzata, spesso giustificata.
E mentre i cittadini hanno paura a prendere un treno, passeggiare la sera o difendere un figlio, lo Stato dorme.
Maranza: quando la violenza diventa normalità
Gruppi di giovani che:
- agiscono in branco - provocano, minacciano, picchiano - filmano le aggressioni per i social - non temono conseguenze
Questa non è “esuberanza giovanile”. È assenza totale di limiti.
Chi difende questi comportamenti parlando di disagio sociale ignora una verità scomoda: il disagio non giustifica la violenza. Milioni di giovani vivono difficoltà senza trasformarsi in predatori urbani.
Qui il problema è uno solo: impunità.
Città ostaggio e cittadini abbandonati
Le grandi città italiane stanno diventando zone franche, dove:
- le forze dell’ordine sono insufficienti - gli interventi arrivano tardi - le denunce finiscono nel nulla - le pene non fanno paura a nessuno
Il risultato è devastante: 👉 i violenti comandano 👉 i cittadini si chiudono in casa
Quando lo Stato arretra, la violenza avanza.
Il grande inganno: “i dati dicono che va tutto bene”
Ci raccontano che i reati diminuiscono. Ma nessuno parla di:
- aggressioni non denunciate - paura che blocca le vittime - commercianti che non chiamano più la polizia - famiglie che cambiano quartiere
La percezione di insicurezza non nasce dai titoli dei giornali, nasce dalla strada. E oggi la strada dice una cosa sola: non siamo più al sicuro.
Quando lo Stato fallisce, nasce la legittima difesa
Qui sta il nodo centrale, quello che molti fingono di non capire.
La legittima difesa non è una scelta ideologica. È una reazione di sopravvivenza.
Quando:
- lo Stato non protegge - la giustizia è lenta - chi aggredisce entra ed esce dalle questure
il cittadino si pone una domanda semplice: “Chi difende me e la mia famiglia?”
La risposta, oggi, è drammatica: nessuno.
Ronde, reazione privata e ipocrisia istituzionale
Lo Stato condanna le ronde, ma non offre alternative credibili. Condanna la difesa privata, ma non garantisce sicurezza pubblica. Condanna chi reagisce, ma giustifica chi aggredisce.
Questa è ipocrisia.
Attenzione: la giustizia fai-da-te è pericolosa. Ma è ancora più pericoloso uno Stato che abdica al proprio ruolo.
Legittima difesa: diritto sacrosanto, non colpa
Difendersi da un’aggressione non è un crimine. Proteggere la propria vita, la propria casa, i propri figli non è estremismo.
Criminalizzare la legittima difesa mentre si tollera la violenza urbana significa:
- schierarsi contro i cittadini onesti - premiare i delinquenti - distruggere il patto sociale
Uno Stato serio difende chi si difende, non chi semina terrore.
La verità che nessuno vuole dire
Il problema non sono i “maranza”. Il problema è uno Stato debole, che:
- non previene - non reprime - non educa - non punisce
Senza regole chiare e applicate, la società si sfalda. E quando la legge diventa opzionale, vince il più violento.
Conclusione: sicurezza o caos
L’Italia è a un bivio:
🔴 continuare a minimizzare, giustificare, tollerare 🟢 oppure riprendere il controllo del territorio
La sicurezza non è di destra né di sinistra. È un diritto fondamentale.
Se lo Stato non torna a fare lo Stato, la legittima difesa non sarà una scelta, ma una necessità.
E a quel punto, il fallimento sarà totale.