Sono passata distrattamente davanti alla libreria del paese in cui lavoro. E c'era lui. In vetrina. Il mio libro. Ho fatto un passo sospeso per poi tornare indietro, con un emotivo equilibrio precario, e non solo. È lui. Il mio ultimo libro. Allargo l'orizzonte del mio sguardo e a fianco ci sono loro: gli altri due. C'è la mia trilogia. In vetrina. Negli ultimi arrivi. I tre volumi mi bullizzano. Sembrano dirmi: ehi, stronzetta autosabotatrice, hai visto dove siamo? Eh? Hanno detto proprio così. E io ho fatto un passo indietro. Poi un altro. Dentro la libreria, una figura poco definita dal riflesso del sole mi saluta. Riconosco solo un sorriso. Ricambio. Saluto di fretta. E torno di corsa al mio appuntamento. Quanto sarà passato? Qualche secondo? Mi sembra una vita intera. Tutta lì. Un sogno di una vita che occupa poco più di 80 cm su uno scaffale. Pensare di aver fatto tutto da sola mi crea uno tsunami allo stomaco. Sono pronta per uno spritz.



















