E vorrei ritrovarti, seduta in bar, a sorseggiare martini,bionda come sei....ma hai deciso così,scomparsa in un puff...mi hai spezzato a metà tutto quello che avevo...stronza

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E vorrei ritrovarti, seduta in bar, a sorseggiare martini,bionda come sei....ma hai deciso così,scomparsa in un puff...mi hai spezzato a metà tutto quello che avevo...stronza

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A volte vorrei non aver mai dato ascolto a tutti quei giudizi non richiesti.
Avrei voluto, fin dal principio, avere la maturità adatta per reputarli futili, per niente corretti e costruttivi.
Altre volte li ringrazio per avermi fatto capire a chi e cosa non dare assolutamente retta.
Mi manchi moltissimo e non voglio crepare col rimorso di non averti baciato.
Peaky Blinders
Lettera di Thommy a Grace:
È notte Grace. Una silenziosa e interminabile notte. Una piccola luce illumina questo pezzo di carta che timidamente tengo tra le mani. Mani che tremano, sussultano a ogni pensiero che ho di te. Avrei voluto dirti tante cose e solo ora, dopo la tua morte, mi rendo conto che è tutto svanito, consumato dal tempo. Eppure qui, seduto su questa scrivania, la mente vaga, svuotata da ogni discorso provato, ogni parola analizzata, ogni emozione sentita.
L’averti persa è stato un imperdonabile errore. Un martellante dolore che mi logora giorno dopo giorno.
L’ultimo schiaffo di una vita che mi consuma, alla quale ho ceduto per mettermi in costante discussione. Sebbene abbia deciso io stesso di vivere così l’esistenza, la mia attuale inadeguatezza nei confronti degli affari e della gestione familiare mi attanaglia. La guerra è ancora oggi un demone che non riesco a uccidere, lo è per tutti qui. Dopo la tua morte sono in bilico e non riesco a perdonarmi.
Io mi odio Grace.
Mi odio perché dopo tanti anni hai distrutto ogni mia certezza. Dopo tanti anni mi hai reso debole, scioccamente fragile. Mi hai dato un motivo per credere che la vita potesse ancora sorprendermi. Ero accecato, vivevo un’illusione. Nel mio lavoro, nel mio ambiente, non esiste spazio per cedere alla gioia. Non esiste spazio per credere all’amore. Ho ceduto lo ammetto, e con l’amore mi son trascinato dietro il rimpianto.
Nei loro occhi ti vedo, Grace. Negli occhi di tutti.
Posso osservare Il loro dispiacere, Il loro malcontento, i loro dubbi sulle mie decisioni e sul mio stato fisico. Se solo mi vedessi ora, saresti spettatrice di un uomo distrutto. E adesso non so davvero cosa fare. Tuttavia ho deciso di non mentire più, né a te né a me stesso.
La verità è che l'odio non è altro che un pretesto.
Un silenzioso rifugio per non ammettere a me stesso la verità. È semplicemente una maschera.
Una proiezione di quello che penso nei miei riguardi. Della mia arroganza e spavalderia.
Ti ho sempre amata Grace, questa è la più grande delle verità.
Ed è con questa verità che urlo con disperazione il tuo nome. Con questa verità hai riportato in vita una parte di me, distrutta dalla guerra. Una fenice che risorge dalle ceneri. Perché in questa casa, ogni cosa è un ricordo di noi. Ogni muro, quadro, tavolo e tappeto. Questa casa siamo noi, in un mortifero dipinto che svanisce. I colori sembrano sempre più grigi e io sto perdendo lucidità, Grace.
Non riesco ad affrontare come dovrei gli affari di famiglia. Sono pilotato dalla rabbia e dalla frustrazione.
Il mio freddo raziocinio brancola nel buio, lo stesso buio nel quale vivo dopo la tua scomparsa. Sei stata sfortunata a incontrarmi Grace, è la terrificante storia della mia vita. Chiunque sia vicino a me, prima o poi paga un prezzo per le mie azioni. In questo mondo crudele dove viviamo non esistono il bene e il male, la guerra me lo ha insegnato molto bene. In questa vita esistono solo il rispetto, gli affari e la famiglia, l'unica cosa realmente importante e da difendere.
La famiglia. Eri parte della mia famiglia. Lo ammetto, seppur in ritardo. E mi maledico.
Maledico l'esserti stato lontano per tutti questi anni. Oggi, nel buio, riesco ancora a osservare i tuoi occhi. Riesco a vederti come se fosse la prima volta. Di fronte a me sei nitida, danzi con addosso ancora quei vestiti, camicetta bianca e gilet rosso. Un tulipano, splendente e solitario.
Riesco a sentire la tua voce e tu che canti per me.
Un canto meravigliosamente triste. Quelle lacrime, ieri come oggi, solcano ancora il mio viso e annacquano il mio whisky. Maledetto whisky, mi brucia in gola come un fuoco. Un implacabile incendio che mi tormenta e allieta al contempo.
Non mi fa pensare, non mi fa ricordare.
Eppure è giunto il momento di ricordare. È giunto il momento di affrontarti, per l'ultima volta e da uomo.
il momento di affrontarti, per l'ultima volta e da uomo.
Nostro figlio Charles assomiglia sempre più a te.
È un ragazzino in gamba, combatto e combatterò sempre per lui, un giorno prenderà con fierezza il mio posto. Anche per lui ti scrivo, anche per lui ti ricordo, con un ultimo tributo.
Questa sarà l'ultima notte in cui mi torturerò. Una lettera dall'America minaccia me, i Peaky Blinders e le mia famiglia. Queste poche parole sono il mio addio per te. Spero tu possa capire, solo tu ne sei in grado. Devo lasciarti alle spalle, per il bene di nostro figlio e dei nostri cari. Questo piccolo e insignificante sfogo rimarrà un segreto tra me e te, silenzioso, come le parole e i gesti che hanno caratterizzato la nostra storia.
Ti ringrazio per avermi ascoltato ancora, per l'ultima volta. Ti ringrazio per aver fatto parte della mia vita e ti ringrazio per avermi fatto dono della capacità di poter vedere il mondo con altri occhi. Poter vedere Thomas Shelby prima della guerra. Ricordarlo e ammirarlo. Lasciare dentro al mio cuore il giusto spazio che merita. Con questa consapevolezza ti ringrazio e ti lascio andare.
Ti ringrazio, addio Grace.

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“Se dovessi ricominciare da capo la mia vita, non vorrei cambiare nulla; solo che aprirei un po’ di più gli occhi.” – Jules Renard
Così.
Rimorsi inutili
Ti dici che questa non è la vita, che ci hai sofferto
freddi monologhi su di uno schermo, si
ma io ci credevo in quel che dicevo
e tu? Mi lasci con il dubbio che non so se
mi replicavi raramente solo per pietà, anzi
quale dubbio?
Quale altra ragione ti spingeva a non bloccarmi,
a dirmi quello che non volevo sentirmi dire.
Era forse un'amicizia?
E poi...la cosa peggiore.
Non posso fartene una colpa, non posso darti alcuna colpa se non quella di essere entrata nella mia vita.
Però non puoi negarmi di farmene una colpa...questo diritto mi spetta ancora.
Voglio tornare indietro a quando ti ho "conosciuta" e cancellarti, distruggerti come un foglio di carta che prende fuoco in un caleidoscopico fuoco...ma non posso.
Giocare alla volpe e l'uva non serve.
Dovevo ascoltare un semplice consiglio da qualcuno dal quale non mi sarei aspettato una previsione di quello che sarebbe avvenuto.
Perchè non fu più diretto?
forse che il danno era già compiuto?