AGI - 12 settembre 2006 Una sfida contro il tempo. Quasi tutti gli osservatori hanno definito la missione monstre guidata da Romano Prodi in Cina come l'ultima possibilita' del nostro Paese di recuperare il tempo perduto in questi anni nei rapporti economici ma anche istituzionali con la nuova tigre. Da domani dunque "l'Italia va in Cina con una strategia assolutamente nuova dal punto di vista politico, economico e culturale", ha spiegato Prodi, che ha annunciato di voler fare dell'Italia la "porta d'oriente". Quasi una ossessione, quella di Prodi, che lascia trasparire il timore dell'economista e dell'ex presidente Ue: "l'Italia, dopo aver perso gia' due treni di investimenti, non puo' perdere anche questo" spiega spesso. La prima volta, l'allora candidato premier parlo' della Cina in occasione dell'ultimo congresso dei Ds a Roma. Li' conquisto' i delegati della Quercia spiegando che La Cina non era lo spauracchio delle aziende dipinto da alcuni ministri del governo Berlusconi, ma la vera occasione per l'Italia di riagganciarsi alla ripresa economica. "Il porto di Gioia Tauro per le navi cinesi e' piu' vicino di quello di Rotterdam" ripete; tutto sta a spiegarlo ai cinesi. Abituati da anni al made in Italy, soprattutto nel settore alimentare, ma un made in Italy commercializzato da statunitensi e francesi. Da dopodomani, dunque, parte la missione del governo, di Confidustria, dell'Abi e dell'Ice per la Cina. Un Paese che ha una previsione di Pil per il 2006 che sfiora l'11% e che nei prossimi anni ha fame di beni e servizi, una prateria per chi investe. Ma, ragiona Prodi, anche una fonte di investimenti per il nostro Paese. Per questo il premier ha organizzato dal 13 al 18 settembre la "piu' grande missione istituzionale e industriale del nostro Paese mai organizzata". Il Presidente del Consiglio ha spiegato che la Cina "e' un Paese amico che vogliamo sia sempre piu' amico". A sottolineare l'importanza della missione, Prodi ha spiegato che saranno presenti quattro ministri, (Bonino, Mussi, Bindi e Di Pietro), un viceministro e tre sottosegretari e 11 rappresentanti delle Regioni per un itinerario che tocchera' cinque citta. La missione avra' un importante cote' economico: saranno presenti 450 imprese, 26 associazioni industriali, 20 banche. Oltre a cio' saranno presenti delegazioni di Ice, Confindustria, Regioni e Comuni perche' si intende proporre il modello globale del Paese, quindi istituzionale, economico e culturale. Obiettivo della missione e' avviare una strategia italiana per lanciare anche "gli investimenti cinesi nel nostro Paese". Le cinque citta' toccate saranno Nanchino, "la regione che produce un quarto del Pil cinese, in cui si terra' un forum e accordi commerciali in particolare con Fiat Iveco". La seconda tappa sara' Canton, dove si terra' il forum in occasione della terza fiera della piccola e media impresa. Poi Shanghai, per la presentazione del Shanghai world expo 2010. Sara' l'occasione per la inaugurazione di un campus italo-cinese alla presenza del ministro Mussi. "In questo campo - ha spiegato Prodi - siamo molto arretrati, ci sono solo 300 borse di studio mensili per la Cina, noi dobbiamo moltiplicarle per cento". La quarta tappa sara' Tianjin, un grande porto dove si parlera' "della piattaforma del Mediterraneo per avviare investimenti incrociati" e dove e' presente un centenario quartiere italiano, retaggio di una isolata colonia fondata dall'Italia nel 1900. Infine Pechino, la capitale, dove si terranno incontri prevalentemente istituzionali. Qui Prodi incontrera' il primo ministro Wen Jabao e il presidente della Repubblica popolare Hu Jintao. Un viaggio all'insegna dei buoni rapporti, dunque, allentati pero' in questi anni. Pochi giorni fa un osservatore internazionale ricordava che in cinque anni una sola volta l'ex premier Berlusconi e' stato in Cina e che l'ultima missione italiana e' stata quella guidata dal presidente Ciampi due anni fa. Poco rispetto ai viaggi annuali degli altri premier europei. E Prodi ricorda spesso con amarezza che all'inaugurazione dell'anno italiano in Cina il rappresentante del governo per i tagli dei nastri "non era il Presidente del Consiglio ma il ministro Buttiglione.". Dunque una corsa per recuperare il gap con gli altri investitori europei, ma senza nascondere i problemi dei rapporti tra i due Paesi e le due civilta'. Si parlera' anche di diritti umani ha assicurato Prodi, ma affrontando tutto "in modo empirico e costruttivo". Senza cioe' pretendere tutto e subito ma sapendo che si parte "da una storia differenziata" con una previsione "non di una convergenza immediata ma di un cammino verso direzioni comuni". E non si nascondera' il tema del dumping e della tutela del marcio italiano, con attenzione alle regole del Wto. Ma come gadget per i buoni rapporti tra i due Paesi, la delegazione italiana portera' per una breve esposizione la coppa dei mondiali. "Ce lo hanno chiesto esplicitamente" ha spiegato Emma Bonino, ma "garantiamo che la riporteremo".