Shanghai By cranjam https://flic.kr/p/2rLmqoB
seen from United Kingdom
seen from United States

seen from Spain

seen from Guatemala
seen from United Kingdom

seen from United States

seen from United States

seen from Russia
seen from Russia

seen from Australia
seen from Australia
seen from Australia
seen from United States

seen from United States

seen from Singapore

seen from Spain

seen from Türkiye
seen from United Kingdom
seen from Russia
seen from United States
Shanghai By cranjam https://flic.kr/p/2rLmqoB

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
Yellow–Purple Phantom Fluorite, Anhui Province, China
Ph: Jennie J. Koch
"....ancora nel 1590 - quando 'Inquisizione cattolica celebrava i suoi fasti e gli eretici venivano bruciati vivi nelle piazze d'Europa - un suo successore, l'imperatore Akbar, stabiliva che «nessuno può essere infastidito sul tema della religione, e a ciascuno deve essere consentito di andare dietro alla religione che più gli aggrada»".
• La Cina spiegata all'Occidente, Pino Arlacchi, Ottobre 2025
shanghai, gennaio '26
Assolutamente tutti i commentatori francesi, che siano dissidenti o di grande pubblico, vi raccontano la stessa storia: gli USA si sono piantati e l’Iran ha vinto completamente la guerra.
Ma all’estero, alcuni esperti hanno una lettura diversa.
Il futuro dirà chi ha ragione, ma ecco il riassunto, perché possiate farvi la vostra opinione:
1️⃣ La Cina deve incassare lo shock del prezzo + è obbligata a cambiare distributore di benzina.
Drogata dal petrolio iraniano sotto sanzioni quindi economico, incassa immediatamente un’esplosione dei costi industriali (plastica, fibre, input), tensioni sulle catene di approvvigionamento e un aumento dei prezzi all’esportazione. Dipendenza critica rivelata: una quota maggiore della sua energia transitava per un punto di strozzatura controllato da un attore instabile. È obbligata a cambiare fornitore e a rivolgersi al suo concorrente USA che si stropiccia le mani.
2️⃣Attivazione della leva iraniana = auto-neutralizzazione L’Iran usa la sua unica carta: bloccare Ormuz. Effetto reale: •colpisce i suoi stessi clienti (Asia) •innesca una diversificazione accelerata •incentiva la creazione di infrastrutture di aggiramento permanenti Conseguenza strutturale: perdita irreversibile di centralità strategica. La leva diventa obsoleta non appena attivata.
3️⃣ Riallocazione rapida a vantaggio degli Stati Uniti Il mercato reagisce senza inerzia: reindirizzamento verso il petrolio americano. Effetti immediati: •record di aumento delle esportazioni USA •cattura della domanda asiatica •consolidamento del ruolo di fornitore di equilibrio Senza contare che gli USA controllano le scorte del Venezuela. Gli Stati Uniti passano da partecipante a perno del sistema carburante.
4️⃣ Trasformazione del sistema energetico mondiale. Mutazione profonda: •fine della dipendenza critica dal chokepoint Ormuz •ascesa di rotte alternative (oleodotti Golfo → Mar Rosso / Oman) •passaggio a produttori flessibili Lo shock diventa catalizzatore di un nuovo equilibrio duraturo.
5️⃣ Riconfigurazione geopolitica accelerata Intervento decisivo dell’Arabia Saudita nella sequenza politica americana. Una chiamata di Mohammed bin Salman ha influito sulla decisione di Donald Trump: abbandono di un cessate il fuoco totale a favore di un cessate il fuoco temporaneo. In cambio della prosecuzione della pressione sull’Iran: •finanziamento diretto massiccio dello sforzo bellico americano (100 miliardi) •investimenti strutturanti nell’economia USA e acquisti di armamenti •normalizzazione con Israele condizionata all’indebolimento di Teheran •progetto di corridoio energetico Arabia Saudita → Ashdod (Israele) •formazione di un blocco regionale di difesa sotto ombrello americano •controllo navale congiunto degli stretti strategici •preparazione di un “dopo-Iran” (ricostruzione, riposizionamento politico)
Il conflitto diventa leva di rifondazione regionale, non semplice scontro bilaterale.
6️⃣ Traiettorie differenziate •Iran: collasso progressivo (entrate, influenza, stabilità interna). Orizzonte: marginalizzazione. •Cina: shock a breve termine, adattamento forzato, diversificazione. Dipendenza strategica spostata verso gli Stati Uniti. •Stati Uniti: vincitore sistemico. Rafforzamento economico, energetico e geopolitico simultaneo. •Golfe: consolidamento come hub energetico ristrutturato e stabilizzato.
7️⃣ Conclusione •una leva geografica (Ormuz) viene attivata •questa attivazione distrugge il suo stesso valore •il sistema si riconfigura intorno ad attori capaci di assorbire e reindirizzare i flussi
Risultato finale: trasferimento del centro di gravità energetica verso gli Stati Uniti, esposizione della vulnerabilità cinese e declassamento accelerato dell’Iran nell’ordine regionale e mondiale.

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
I'm here to get a wyrm for @thedivinehellspawn
I wanna try and get them Cina!
Also I love the fact she has a skeleton pattern! It's absolutely gorgeous!
Adopted!
Ogni volta che ritrovo per caso le foto della Cina, devo smettere in fretta di guardarle, perché mi sento male.
Roberto Riccardi
Immigrazione: aiutiamoli a casa loro. E perché mai dovremmo? Abbiamo già dato.
Subire l'immigrazione non autorizzata non è un obbligo e nessuna scusa legata al passato dell'occidente può servire come motivazione.
Affermare "aiutiamoli a casa loro" è un placebo per le coscienze dei politici, perché nessuno ha il coraggio di dire non vi vogliamo, punto.
Sessant'anni di aiuti internazionali non hanno prodotto sviluppo. Hanno prodotto patrimoni privati, armi e guerre.
In Africa i fondi della cooperazione hanno costruito ville presidenziali, alimentato apparati di potere, creato eserciti personali e ingrassato conti correnti offshore, mentre le popolazioni restavano esattamente dove stavano.
Il risultato è misurabile: l'Africa ha più bisogno di aiuti oggi di quanti ne avesse nel 1960.
A Gaza i miliardi della comunità internazionale dovevano costruire scuole e ospedali. Hanno costruito trecento chilometri di tunnel e comprato i razzi che sono piovuti su Israele il 7 ottobre.
Non siamo egoisti. Siamo contribuenti derubati che continuano a firmare assegni a chi li usa per comprare armi o imbottire casseforti.
E quando i fatti non bastano più a giustificare altri assegni, si tira fuori il senso di colpa. Che è pure mal indirizzato. L'Italia non ha colonizzato mezzo mondo.
Il conto del colonialismo appartiene a chi lo ha praticato su scala industriale: la Francia, che ancora oggi controlla la politica monetaria di quattordici paesi africani attraverso il franco CFA.
Il Belgio, che ha lasciato il Ruanda con le coordinate etniche di un genocidio. Il Regno Unito, che ha tracciato col righello confini dal Medio Oriente all'India seminando guerre che durano ancora oggi.
L'Italia ha avuto la Libia e l'Eritrea e per quelle ha già pagato, in vite e in risarcimenti, molto più di quanto la storia le chiedesse.
Il paradosso è feroce: chi ha davvero colonizzato non si flagella. Parigi stampa moneta per l'Africa e interviene militarmente quando le conviene.
Londra ha costruito un muro giuridico attorno ai propri confini che fa sembrare Salvini un volontario della Caritas. L'unica che si presenta al tavolo disarmato, col portafoglio aperto e la lacrima pronta, è l'Italia.
Nessun trattato internazionale impone a uno Stato sovrano di accettare l'invasione lenta dei propri confini. Non lo impone il diritto del mare, che prevede il salvataggio ma non la residenza permanente.
Non lo impone la Convenzione di Ginevra, scritta per i rifugiati politici e non per chi cerca un tenore di vita migliore e racconta frottole. Non lo impongono i trattati europei, che prevedono esplicitamente il controllo delle frontiere esterne.
L'obbligo non esiste. Esiste il ricatto morale. E il ricatto morale funziona solo su chi accetta di subirlo.
Mentre l'Occidente si cosparge il capo di cenere, il mondo reale avanza con regole opposte.
Federico Rampini ha dato a questo fenomeno il nome che merita: suicidio occidentale.
Nessuno lo può accusare di simpatie reazionarie dato che è cresciuto nella redazione dell’Unità comunista, ha scritto per vent'anni per Repubblica e trascorso una vita tra New York e Pechino.
Un esperimento unico nella storia: mai nessuna civiltà, nemmeno Roma durante il suo declino, ha criminalizzato in modo così sistematico le proprie origini.
L'Occidente non viene più raccontato attraverso le sue conquiste filosofiche, scientifiche e democratiche. Viene ridotto a fabbrica di genocidi, fucina di ingiustizie, colpe collettive ereditarie da espiare in eterno.
Si insegna ai ragazzi a disprezzare la civiltà che ha prodotto l'Illuminismo, l'abolizionismo, lo Stato di diritto, la medicina moderna. E poi ci si stupisce se quegli stessi ragazzi non trovano nulla che valga la pena difendere quando qualcuno bussa alla porta.
E alla porta bussano in molti, ma non tutti chiedono il permesso. Xi Jinping compra porti, ferrovie, miniere e governi africani senza un grammo di imbarazzo post-coloniale. Non aiuta a casa loro: compra casa loro.
Trump arresta presidenti eletti, bombarda l’Iran, rivendica la Groenlandia, deporta i clandestini e mette in discussione l'alleanza atlantica che per settant'anni ha garantito la sicurezza europea. Putin ha invaso l’Ucraina, riempito il Sahel con i mercenari della Wagner e trasforma ogni instabilità in leva contro Bruxelles.
Erdoğan gioca a fare il sultano dal Mediterraneo orientale alla Libia, piazzando basi militari dove vent'anni fa c'era influenza italiana.
Sono tornate le cannoniere.
E l'Europa, come scrive Rampini, continua a cullarsi nell'illusione di essere una potenza erbivora, capace di contare nel mondo col solo soft power, mentre gli altri accumulano da anni missili, mercenari e materie prime.
Mentre i rivali coltivano un nazionalismo feroce e coeso, l'Occidente educa i propri figli al disprezzo della propria storia. Nessun nemico potrebbe fare di meglio.
Uno Stato che rinuncia a decidere chi entra e chi resta non è generoso.
È uno Stato che ha rinunciato a esistere. Il diritto di dire no non è egoismo, non è razzismo, non è mancanza di cuore. È l'ultimo confine rimasto.
E chi lo cancella non sta aprendo le porte. Sta demolendo i muri portanti.
Autore: Roberto Riccardi