Bartolomeo Mitraglia su Twitter X
Recepisco una contestazione che mi è stata mossa e che suona così: “dici che il male arriva sempre da sinistra e che esistono due mondi paralleli fra loro, ma questi sono solo slogan che utilizzi per confermare la tua tesi”.
Questi non sono slogan: sono espressioni sintetiche dietro cui esiste una mole di fatti, episodi, dati, evidenze. Tutto questo materiale può essere vero o falso. Se è vero, la tesi non ha bisogno di slogan perché è sorretta dalla sua stessa consistenza. Se è falso, basterà confutare quei fatti, quegli episodi, quei dati, quelle evidenze, mostrando l’inconsistenza di quella tesi.
Cosa sono i due mondi? Non luoghi fisici, bensì una contrapposizione tra il sapere e il non sapere, tra l’informazione che passa dai social come X a quella che passa dai media novecenteschi, tra verità che vengono rimosse ed altre che vengono costruite al solo scopo di indottrinare, indirizzare.
Se, ad esempio, scrivo che esistono dei documenti che provano che l’ex presidente canadese Justin Trudeau falsificò dei report per catalogare i camionisti come “estremisti” per poter utilizzare su di loro procedure “speciali” al fine di spegnere le loro proteste, questa informazione può essere vera o falsa, resa nota o censurata. Da qui i due mondi: c’è chi sceglie di rendere palese questo crimine e chi opta per tenerlo nascosto, con un grado di interesse sull’argomento più o meno insistente a seconda del proprio coinvolgimento.
Se esistono decine di migliaia di testimonianze, confessioni, interviste, rapporti sugli stupri della comunità islamica pakistana in Gran Bretagna e tu, media novecentesco, sistematicamente opti per non informare il cittadino, lo fai per uno scopo che non è certamente quello della non importanza della notizia. Se, parallelamente, fingi che la polizia britannica non abbia ricevuto ordini per dare la caccia ai bianchi colpevoli di reati di opinione sui social, lasciando correre le violenze degli immigrati, nonostante storie che emergono in modo inevitabile come quella di Henry Nowak, ecco che stai costruendo attorno al tuo pubblico uno scenario di disinformazione indiretta, di tacita accondiscendenza verso determinati comportamenti delittuosi che non devono essere resi noti. A meno che tu non dimostri che essi siano frutto di fantasia, di narrazione.
Se Donald J. Trump pubblica tutti i documenti che dimostrano in modo inconfutabile che le elezioni del 2020 furono rubate dai Democratici i quali provarono a ripetersi quattro anni più tardi, le circa 800 pagine, i 2517 atti giudiziari e le decine di email sul coinvolgimento della Cina rilasciate questa notte o sono vere o sono false. Se elimini dall’equazione la pretesa dei Repubblicani di far passare la legge sul SAVE ACT che obbligherà ogni singolo Stato americano a chiedere un documento di riconoscimento prima di votare, evitando dunque che possano farlo gli immigrati come hanno fatto per stessa ammissione dei senatori Democratici i quali hanno candidamente ammesso in questi giorni che opporsi a quella legge serve a tale scopo, perché non dovrei credere che esista una volontà precisa di non rendere noto ai lettori o ai telespettatori che in California e Minnesota, i clandestini votano e votano a favore dei Democratici?
Se uno youtuber scardina il sistema “Minnesota” che ha permesso alla comunità somala di rubare miliardi di dollari attraverso asili nido fantasma che servivano come specchietto per convogliare su di essi fondi di assistenzialismo, per poi essere dirottati nelle tasche di associazioni terroristiche in Africa o riciclati per favorire la campagna elettorale dei Democratici, questa vicenda può essere vera o inventata. E perché nessuno negli Stati Uniti è riuscito a dimostrare fosse inventata? Perché ci sono documenti, video, fatture, edifici vuoti, numeri di telefono inventati e la stessa confessione del governatore Tim Walz a fare da ciliegina sulla torta. E tu lo sapevi? Sì, se sei su X. No, se credi che il TG2 sia l’oracolo della veridicità di ciò che ti circonda o che la Repubblica sia fonte di sapere.
E così via, su mille tematiche che ho provato a trattare in questi ultimi anni, magari non sempre correttamente, magari evitando sfumature a me scomode, volutamente o meno, ma sempre con una bagaglio di informazioni che il “nemico” può sminuire utilizzando tecniche comunicative atte a galvanizzarsi, ma raramente confutare, demolire, inficiare.
Questo mondo parallelo, costruito sul non sapere sistematico e sul rigetto della verità e sull’espansione del proprio dominio morale ha un autore che si chiama “sinistra”. Frodi elettorali, frodi con la comunità somala per sottrarre centinaia di milioni di dollari dalle tasche dei cittadini, la lettera con cui il proprietario di Facebook ammetteva che Joe Biden avesse ordinato lui di bloccare contenuti e profili social di scienziati, opinionisti, giornalisti ostili alla gestione della finta pandemia e alle prime avvisaglie delle responsabilità di Fauci, patti tra gruppi femministi e mondo islamico radicale, assoggettamento dei Verdi In UK ai Fratelli Mussulmani per stessa ammissione di entrambi, marce a favore di delinquenti stranieri come Rami, manifestazioni antifasciste che finiscono con la distruzione di auto e vetrine e ferimento dei poliziotti, opposizione ad un referendum che in minima parte avrebbe tentato di scardinare l’intoccabile magistratura e tanto altro. Tutto questo non è mai ricollegabile ad una “destra” imperfetta, magari incapace, spesso subdola, a volte complice. Tutto questo è sempre attribuibile ad una “sinistra” che in alcuna maniera migliora la vita dei cittadini, nemmeno di quelli che di essa fanno parte e che sono costretti a mentire a se stessi per placare la convinzione di essere fruitori e anima di quel male a cui hanno aderito. spesso senza nemmeno sapere il perché. “Dalla sinistra arriva sempre il male” ha la stessa valenza solida e inconfutabile di qualsiasi altra espressione che mostri l’ovvio, perché quell’ovvio è frutto di una conoscenza e di una storia che viene assimilata come propedeutica all’espressione finale, al sunto che non è mai uno slogan vacuo, risultato di una dialettica evanescente.
Sarà un chiarimento definitivo questo post? No, ma a me piace scrivere.