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Gente da coltello.
Gli immigrati presentano un tasso di coinvolgimento nelle aggressioni con le armi bianche superiore del 550% rispetto agli italiani e la comunità nordafricana da sola copre il 22% dei reati.
Non è una sensazione. Sono i numeri elaborati dall’Istituto di Scienze Forensi sulle rilevazioni del Viminale per il biennio 2024-2025.
Ma il dato che toglie il sonno è che circa l’80% della quota straniera di questi reati è commessa da irregolari. Non da stranieri genericamente intesi.
Da chi non ha un permesso di soggiorno, da chi non dovrebbe trovarsi sul territorio nazionale, da chi lo Stato ha già dichiarato espellibile e poi ha lasciato libero di vagare con un coltello in tasca.
I casi più eclatanti sembrano uscire da copie con la carta carbone. Per pronta memoria eccone solo alcuni. Diversamente si dovrebbe riempire una enciclopedia.
👉🏻 L’algerino che ha sfregiato la ragazza a piazza Duomo era stato arrestato la sera prima. Per furto e danneggiamento. Rilasciato dopo la convalida. Ventiquattro ore dopo, una ventitreenne ha una cicatrice sul viso che si porterà per tutta la vita.
👉🏻 Redouane Moslli, marocchino, 43 anni, precedente per rapina. Finisce nel CPR di Macomer. Il giudice di pace non convalida il trattenimento. Esce con il foglio di via. Resta in Italia e uccide a coltellate Francesca Marasco, tabaccaia di Foggia.
👉🏻 Marin Jelenic, croato, ha in tasca un decreto di allontanamento firmato dal prefetto di Milano. Il 5 gennaio 2026 uccide il capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna.
Ogni singolo aggressore era già dentro il sistema. Fermato, identificato, schedato, in molti casi già destinatario di un provvedimento di espulsione. E ogni singola volta il sistema ha aperto la porta e lo ha restituito alla strada.
Non per un errore. Non per una svista. Per un meccanismo strutturale che funziona esattamente come è stato progettato.
I CPR sono pieni, i giudici di pace non convalidano i trattenimenti, i fogli di via vengono ignorati senza conseguenze, le espulsioni non vengono eseguite perché mancano gli accordi di rimpatrio e il contenzioso sulla protezione internazionale blocca tutto per anni.
Non è un caso di cronaca che si ripete. È un ingranaggio.
Quanti nomi devono finire sulle lapidi prima che qualcuno riconosca la verità che nessuno vuole pronunciare? Un decreto di espulsione che non viene eseguito non è un atto amministrativo.
È una cambiale firmata con il sangue del prossimo cittadino che si troverà sulla traiettoria di una lama.
Il governo ha varato il Decreto Sicurezza, con la stretta sul porto di coltelli oltre i cinque centimetri e l’arresto facoltativo in flagranza. Ottimo.
Ma a cosa serve vietare un coltello a chi ha già violato un ordine di espulsione? A cosa serve l’arresto facoltativo se la convalida dura meno della nottata? A cosa serve costruire CPR se il sistema giudiziario li svuota con la stessa velocità con cui le forze dell’ordine li riempiono?
Non si può curare un’emorragia con i cerotti.
Ma il coltello non è solo l’arma dell’irregolare. È diventato l’arma dell’Italia.
I dati del Viminale dicono quello che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato impensabile: l’uso delle armi bianche ha superato quello delle armi da fuoco. Nel 2024, un omicidio su tre è stato commesso con una lama.
E il fronte che cresce più velocemente non è quello della criminalità adulta. È quello dei minorenni.
Gli omicidi commessi da minori in Italia sono aumentati del 150% in un anno. Da 14 a 35. Rappresentano ormai circa l’11% del totale.
Un dato in controtendenza rispetto agli omicidi complessivi, che continuano a diminuire.
Non è la violenza che aumenta. È la violenza giovanile che esplode.
A Milano, tra gennaio e ottobre 2025, 1.390 denunce per porto di armi da taglio. Il 10% a carico di giovanissimi. Le lesioni dolose commesse da minori sono cresciute del 48% a Milano, del 55% a Genova.
Il coltello tra i maranza è diventato quello che il coltellino svizzero era per i boy scout: lo porti perché appartieni al gruppo. Solo che il gruppo non pianta tende. Pianta lame nella carne.
E qui si apre il buco nero delle statistiche ufficiali.
Chi sono i maranza? Sono in gran parte figli di seconda generazione. Nati in Italia o arrivati da bambini. Molti hanno la cittadinanza italiana. E nelle tabelle del Viminale finiscono nella colonna “italiani”.
Questo significa che quel 550% non fotografa l’intero fenomeno. Perché il Viminale classifica per cittadinanza, non per origine familiare.
E chi ha il passaporto italiano scompare dal conteggio degli stranieri, qualunque sia la cultura della strada che lo ha formato, il codice del branco che lo governa, il rapporto con la lama che lo definisce.
Quanto pesa questa quota invisibile? Non lo sappiamo. Perché nessuno la misura.
E ciò che non viene misurato non scompare. Diventa semplicemente più facile negarlo.
Ci sono numeri che nessuno vuole sommare perché il totale fa paura. Ma i numeri non hanno ideologia. Non votano. Non si offendono. Tagliano, come le lame che raccontano.
E finché la sinistra e i media che le fanno da megafono continueranno a nascondere il righello per non misurare il problema, saranno i cittadini a misurarlo. Sulla propria pelle.
✍🏻 Roberto Riccardi
Bartolomeo Mitraglia
















