RAMMENTATE CHE QUELLI CHE CI GOVERNANO ADESSO, OLTRE AD AVERE UNA COLLEZIONE DI BUSTI IN CASA, OLTRE A PENSARE CHE ABBIA FATTO COSE BUONE, PENSANO CHE SIA STATO UN GRAND'UOMO E CREDONO CHE SIA UN BENE PER LA NAZIONE PROSEGUIRE NELLA SUA POLITICA.
LA CAMPAGNA D'ITALIA IN RUSSIA.
La campagna italiana di Russia (1941-1943) fu la disastrosa partecipazione del Regno d'Italia all'Operazione Barbarossa, l'invasione nazista dell'Unione Sovietica.
Voluta fortemente da Benito Mussolini per affiancare la Germania, costò la vita a circa 84.000 soldati italiani su quasi 300.000 inviati, finendo in una delle peggiori catastrofi militari della storia nazionale.
Le Fasi Principali
La spedizione si articolò in due momenti principali, crescendo d'intensità col passare degli anni.
CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia): Inviato nell'estate del 1941, era composto da circa 60.000 uomini. Inizialmente ottenne modesti successi nell'Ucraina meridionale a fianco della Wehrmacht tedesca.ARMIR (Armata Italiana in Russia). Nell'estate del 1942, Mussolini ampliò il contingente a circa 230.000 uomini.
L'ARMIR fu schierato lungo il fiume Don, con l'obiettivo di proteggere il fianco delle armate tedesche impegnate nella drammatica Battaglia di Stalingrado.
La Disfatta e la Ritirata
Il fronte fu travolto nel dicembre del 1942 dalla poderosa controffensiva invernale dell'Armata Rossa.L'accerchiamento: Tra il 16 e il 19 dicembre, le divisioni sovietiche sfondarono le linee dell'ARMIR, provocando il collasso del fronte e costringendo le truppe italiane e alleate a una caotica e disperata ritirata nella steppa gelata, con temperature arrivate a toccare anche i -30 e oltre.
Nikolajevka.
Il 26 gennaio 1943, i resti del Corpo d'Armata Alpino (in particolare la divisione Tridentina) riuscirono a rompere l'accerchiamento sovietico nella celebre e sanguinosa battaglia di Nikolajevka, permettendo a una parte dei superstiti di ripiegare.
Equipaggiamento e Conseguenze
La disfatta fu acuita dalla totale inadeguatezza dei mezzi italiani, che si trovarono a combattere una guerra moderna e industrializzata con armamenti obsoleti ed equipaggiamenti invernali del tutto insufficienti. I soldati italiani dovettero affrontare la fame, il congelamento e il fuoco nemico. I molti catturati furono condannati a marce forzate verso i campi di prigionia, dove decine di migliaia morirono di stenti.
Luca Zambonin Presidente Anpi Cuveglio


















