Non sono assolutamente un animalista, né un particolare amante degli animali (odio i cani, per dire). Però sono anche obiettivo, oggettivo. O almeno, provo sempre ad esserlo. E quando vedo gli animali in vendita in alcuni negozi, specialmente se in certe condizioni, mi si stringe il cuore. C’era un piccolo criceto, carinissimo, che tentava di ciucciare l’acqua da una piccolissima bottiglietta. Era evidente che non ci riuscisse, perché provava, provava, provava. Sarò stato lì diversi minuti a guardarlo, quasi a cercare di incoraggiarlo con la mia energia. Ma probabilmente non era colpa sua, evidentemente c’era proprio un problema nel marchingegno. Avrei dovuto farlo presente a un addetto, ammesso che gliene potesse fregare qualcosa, ma ci ho pensato dopo essere già andato via. Fatto sta che quell’animale mi ha fatto pensare a tutte le persone che avrebbero bisogno di un aiuto, anche piccolissimo magari, ma non ce l’hanno. E devono fare tutto da sole. Non necessariamente un aiuto economico (anche se purtroppo il nostro satanico mondo si basa sul denaro), ma una mano, un aiuto concreto, un piccolo gesto che non sia un assistenzialismo fine a se stesso, ma una possibilità di essere condotti al proprio obiettivo. A me viene banalmente in mente la signora anziana che fa fatica a camminare, e ancor di più ad attraversare la strada. Ma anche un lavoratore in “burnout” che non riesce a liberarsi dalla prigione del suo lavoro. O ancora, perché no, un bambino che non riesce a capire una cosa che sta studiando. Ma entrambi i genitori sono costretti ad essere assenti sempre per il motivo di cui sopra, e lui è preoccupatissimo per l’interrogazione del giorno seguente. Che trauma è stato per me, il periodo scolastico (in realtà non solo quello, rido). Un’ansia e una paura assurda per eventi che avrebbero avuto un impatto pari a zero, nell’economia della mia vita. Ma non c’era nessuno a farmelo capire davvero. E io mi disperavo, piangevo perché volevo restare a casa, odiavo quel posto. Ho sempre odiato gli obblighi, quei cosiddetti “doveri”, anche se alla fine non mi sono mai risparmiato. Però al contempo sono consapevole anche di quanto sono fortunato. Nessuno è perfetto, però quel criceto non aveva nessuno ad aiutarlo, per esempio. Così come di certo non sono aiutati i bambini che muoiono ogni santo giorno in Palestina. Ma non voglio entrare in argomenti più grandi di me, di voi, di tutto questo blog e dell’intero Tumblr. Quella tragedia grida vendetta al cospetto di Dio, e va avanti da troppi decenni. Ma d’altronde è provocata dagli stessi che comandano il mondo, che fanno sì che siamo costretti a faticare tutto il giorno e che stiamo sempre “con l’acqua alla gola”. E che permettono che ci sia quel povero criceto lì, alla mercé di tutti, in vendita, che non riesce nemmeno a dissetarsi. È sempre tutto una catena, una scatola cinese, un insieme di cause ed effetti. Ma voi pensate per esempio a chi è cieco e deve fare i salti mortali per vivere. Siamo fortunati.