La disregolazione emozionale è quella cosa che ti fa dare la colpa sempre agli altri, perché ti rende incapace di risolvere questioni che ti creano conflitto e sofferenza... E più non ci riesci, più vedi l'altro come causa di tutti i tuoi mali.
È la base emotiva della massa.
L'irresponsabilità trova origine nella disregolazione, i legami tossici, le convinzioni auto imposte, l'incapacità di discernere, la mancanza di volontà, fino al tipico pensiero del "sono fatto così".
Sembra poca cosa, ma l'essere umano crescendo non matura quasi mai e tende a ritrovarsi oltre i 50 anni suonati con le reazioni di uno di 10.
Il problema è che la maggior parte delle persone nell'età in cui avrebbero dovuto essere educate e istruite nella gestione del proprio sistema emotivo e mentale, sono state costrette a subirlo e a mascherarlo. Crescendo si ritrovano "esasperati" solo perché si rifiutano di scendere dal piadistallo dell'ego di 10 anni e campano con reazioni incontrollabili, pretesti di ogni tipo e varie recite repressive, fino all'annullamento di sé stessi.
Molti proseguono fino al loro trapasso senza mutare di una virgola, per il fatto che trovano un falso equilibrio o si rapportano con persone che gli permettono di agire come sclerati; mentre altri trovano ostacoli che non reggono più o persone che li bloccano severamente, scatenando in loro una totale alienazione di violenza.
In un eccesso si avrà il suicidio, nell'altro l'omicidio.
Ho già accennato che questi scenari peggioreranno, ma il guaio ancora più grave in una società come questa sono le tolleranze e le "comprensioni" (vedi video).
Non è tanto il fatto che uomini e donne sono capaci di atti abominevoli, ma che certi modi di essere diventano comportamenti legittimati nel quotidiano e programmi sociali attraverso i tribunali.
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"Garanzia del vaccino pari a zero". Il Tribunale di Padova demolisce l'obbligo vaccinale per gli operatori sanitari - IL TESTO INTEGRALE
“La persona vaccinata, che non si sia sottoposta al tampone, può essere ugualmente infetta e può quindi ugualmente infettare gli altri: la garanzia che la persona vaccinata non sia infetta, è pari a zero. Invece la persona che, pur non vaccinata, si sia sottoposta al tampone, può ragionevolmente considerarsi non infetta per un limitato periodo di tempo. In tal caso, la garanzia che ella non abbia contratto il virus, non è assoluta, ma è certamente superiore a zero. Nessun dubbio che il tampone accerti l’inesistenza della malattia solo alla data in cui viene effettuato; ma ciò costituisce un dato comune a tutti gli accertamenti diagnostici e tale è il motivo per cui esso deve essere ripetuto periodicamente. La garanzia fornita dal tampone, ripetesi, è senz’altro relativa; ma quella data dal vaccino è pari a zero. Quanto allo “stress” delle strutture sanitarie, è notorio che il tampone viene effettuato anche dalle farmacie e che il costo è sostenuto dal privato”.
Inoltre, il Tribunale di Padova si sofferma sull’irragionevolezza e la sproporzionalità dell’obbligo vaccinale: “la normativa italiana che sospende drasticamente dal lavoro e dalla retribuzione il lavoratore che non intendavaccinarsi, sembra violare anche il principio di proporzionalità sancito dall’art. 52, primo comma, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, secondo cui “eventuali limitazioni all’esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla presente Carta (tra cui il diritto di lavorare di cui all’art. 15 della stessa Carta, ndr) devono essere previste dalla legge e rispettare il contenuto essenziale di detti diritti e libertà".
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Trovo orrendo che da un tribunale escano espressioni come "sembra violare", ma almeno restano salde quelle due, tre indicazioni sulla barzelletta vax.
Sentenza molto utile ai commercianti che resistono.
Da sempre l'unica cosa che potevano farti è stata una multa, ma i nazisti dell'ordine che hanno potuto esprimere la piccola gloria dei tiranni, hanno agito abusando del loro potere.
Come passare col rosso e subire un sequestro dell'auto, dopo averti buttato pure fuori dalla macchina.
Divise e uniformi d'altronde parlano chiaro, una ha la radice in divisione da dis+videre=separare il vedere, non fare vedere (nel senso di conoscenza), l'altra da unus+forma=forma unica/pensiero unico.
Dopo la sentenza del TAR per il Lazio che ha annullato la circolare del Ministero della Salute che imponeva il protocollo “tachipirina e vigile attesa”, impedendo di fatto ai medici di curare in scienza e coscienza, l’avvocato Erich Grimaldi, autore del ricorso, commenta l’importante vittoria giudiziaria. “Devono solo dimettersi tutti: dal ministro della Salute a Mario Draghi“. “Le Procure di Roma a Bergamo, a cui abbiamo depositato le nostre denunce, indaghino e le accertino le omissioni“.
LINK.
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Scusate il collasso degli ospedali non era colpa dei no vax?
E i morti di Bergamo?
La tachipirina non era la divinità in terra?
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Lo scultore francese Daniel Druet, che ha realizzato alcune sculture celebri di Cattelan (“La Nona Ora” e “Him”) ha perso la causa contro Cattelan per essere riconosciuto come autore di queste opere. In America, però, un altro artista ha citato Cattelan per aver copiato una sua opera con protagonista una banana…
Sono giorni intensi per Maurizio Cattelan, alle prese con beghe legali che vedono al centro alcune delle sue opere più note, da La Nona Ora a Comedian, quest’ultima più nota come “la banana”. Risale a un paio di mesi fa la denuncia nei confronti dell’artista italiano da parte di Daniel Druet, talentuoso scultore francese al quale Cattelan ha commissionato la realizzazione di sue diverse opere, oltre a La Nona Ora (che raffigura Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite) anche Him (detto il “piccolo Hitler”). Per la precisione, a essere stato portato in tribunale da Druet non è Cattelan, ma il suo gallerista, Emmanuel Perrotin, e la Monnaie de Paris, spazio museale nel quale si è svolta nel 2016 la mostra Not afraid of Love. Il motivo? Lo scultore avrebbe voluto essere riconosciuto come unico autore delle opere, chiedendo a Perrotin un risarcimento di 6 milioni di euro. Ma il tribunale di Parigi ha respinto la richiesta di Druet sottolineando, tra le altre cose, che la richiesta è “inammissibile” perché non ha mai citato in giudizio Cattelan.
DANIEL DRUET CITA CATTELAN. LA SENTENZA
Per i giudici francesi il fatto non sussiste per un semplice motivo: Druet ha solo eseguito l’opera seguendo pedissequamente tutte le dettagliate indicazioni di Cattelan che, di fatto, è l’unico autore delle sculture. Di Cattelan è infatti il “concept”, l’idea del soggetto da rappresentare, in che modo questo debba essere rappresentato, la loro disposizione nello spazio: “è indiscusso che le precise direttive per allestire le sculture di cera in una specifica configurazione, relative in particolare al loro posizionamento all’interno degli spazi espositivi volti a giocare sulle emozioni del pubblico (sorpresa, empatia , divertimento, repulsione, ecc.), sono state emanate solo da Maurizio Cattelan senza Daniel Druet, non essendo in alcun modo in grado – né cercando di farlo – di arrogarsi la minima partecipazione alle scelte relative alla disposizione scenografica della presentazione delle dette sculture (scelta dell’edificio e dimensione della le stanze che assecondano il carattere, la direzione dello sguardo, l’illuminazione, persino la distruzione di un tetto in vetro o di un pavimento in parquet per rendere l’allestimento più realistico e suggestivo) o al contenuto del possibile messaggio contenuto nell’allestimento”, si legge nella sentenza.
CASO CATTELAN: OVVERO IDEAZIONE VS REALIZZAZIONE DELL’OPERA
Insomma, i giudici hanno “assecondato” e avvalorato anche dal punto di vista legale le istanze che contraddistinguono l’arte concettuale, secondo la quale l’idea comunicata dall’opera è più importante della sua resa formale o addirittura della sua stessa realizzazione. Druet, dal canto suo, lamenta il fatto di non essere mai stato citato come colui che ha realizzato le opere – lo scultore, tra l’altro, è noto e stimato in Francia – aspetto questo che sicuramente porta a fare considerazioni ulteriori: se di un certo calibro come nel caso di Druet, gli esecutori delle opere andrebbero citati? Sicuramente un caso simile rappresenterebbe un precedente, e a quel punto si aprirebbe un ulteriore ginepraio: se si cita un esecutore perché ritenuto “particolare”, a quel punto perché non citare anche assistenti e collaboratori degli artisti? A tagliare la testa al toro però ci ha pensato la sentenza di questa causa, rispondendo (forse) una volta e per tutte alla fatidica domanda: l’arte è di chi la pensa o di chi la fa?
CATTELAN E IL COPYRIGHT DELLA BANANA
Chiuso un caso per Cattelan se ne apre un altro, e stavolta a essere al centro della querelle legale è Comedian, ovvero la banana attaccata al muro con il nastro adesivo grigio che ha fatto tanto scalpore allo stand di Perrotin ad Art Basel Miami Beach 2019. L’artista Joe Monford ha infatti citato in giudizio Cattelan per aver copiato una sua opera dal titolo Banana & Orange: anche in questo caso, è protagonista una banana attaccata con il nastro adesivo. Contrariamente a quanto accaduto a Parigi, però, il tribunale di Miami ha negato la mozione di Cattelan di respingere l’accusa di Morford perché, sebbene con le evidenti differenze, “Comedian presenta una sostanziale somiglianza con Banana & Orange”. Morford ha registrato presso l’Ufficio del copyright degli Stati Uniti nel 2000 l’opera, che fa parte della serie Sculptures: Still Life: essa comprende due pannelli rettangolari verdi, il superiore con un’arancia e l’inferiore con una banana entrambe attaccate al supporto con nastro adesivo grigio. Sebbene i legali di Cattelan abbiano sottolineato come l’intera opera di Monford sia formalmente diversa da Comedian, il giudice Robert N. Scola Jr. ha replicato dicendo che in Banana & Orange la banana ha una “posizione di rilievo”. A poco sono servite le repliche di Cattelan, circa il fatto che la banana utilizzata da Monford è sintetica (mentre la sua è vera) e che attaccare una banana con il nastro adesivo, di per sé, non è un’azione per la quale può essere richiesto il copyright: “sebbene l’uso del nastro adesivo argentato per fissare una banana a un muro potrebbe non sposare il massimo grado di creatività, la sua natura assurda e farsesca soddisfa il ‘grado minimo di creatività’ necessario per qualificarsi come originale”, ha replicato il giudice. Insomma, è talmente surreale da essere geniale.