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Per l'assalto al portavalori in Puglia con scene da film ed armi pesanti, potevamo forse aspettarci dalla sinistra piddogrillina un messaggio di solidarietà verso i Carabinieri oggetto del fuoco dei rapinatori?
Potevamo forse aspettarci da questi cialtroni un qualsoasi pensiero per le guardie giurate coinvolte?
Ma figuriamoci.
Alcuni esponenti locali della sinistra, si sono fiondati sui social a scrivere che in pratica la colpa è della Meloni, perchè non fa nulla per la sicurezza.
Che lo dicano i comunisti del PD abituati a partecipare ai cortei dei maranza al Corvetto dove i nostri Carabinieri vengono definiti "assassini" per aver svolto il loro dovere con chi ha ritenuto di essere al di sopra di un posto di blocco, non meraviglia nemmeno più di tanto.
Ma sentir parlare di sicurezza i grillini che a giugno 2019 firmavano i Decreti Sicurezza di Salvini e a luglio 2020 freschi di salto della quaglia col PD firmavano per mandarlo a processo, è l'affresco stesso di quello che è la sinistra italiana
Senza contare che mentre spargevano il loro concime ideologico comunista sui social, i Carabinieri stavano già arrestando 2 rapinatori della banda.
Nella speranza che ora da sinistra non chiedano che i Carabinieri vengano indagati per le manette troppo strette, o per aver inseguito troppo da vicino i criminali senza limitarsi al solo prendere nota della targa.
Come di tanto in tanto delirano dai loro salotti.
Cialtroni.
ITALIA BAROQUE

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Oh no, la Polizia porc...apaletta.
In realtà erano i Carabinieri.
Posto di blocco, poco prima del paese di lei. Alice.
Mi spiego. Ieri sera ho ritirato mio figlio Eric Draven alla stazione, tornava da mezza giornata a Milano con lei. Alice. Chenonsissabenechisia, nella sua vita per ora. Dico.
Accompagniamo prima lei a casa, l'etichetta lo impone. Come impone di aspettare che sia rientrata prima di ripartire.
Sulla strada, tra chiacchiere e domande per conoscerci meglio, arriva il posto di blocco. Non c'è nessuno. Né dietro di me né davanti a me.
I due Carabinieri sono soli. Ma soli soli.
La zona è poco illuminata, credo un guasto ai lampioni. I giubbini catarifrangenti dei due della Benemerita brillano nella luce dei miei fanali.
Sfoggio un sorriso. Dico ai miei giovani passeggeri di sorridere.
Niente.
La paletta dello stop è impietosa. Mi fermo.
"Buonasera." La voce cortese del carabiniere mi rincuora un po'. "Patente e libretto di circolazione."
Non sentivo queste parole da una vita.
Esattamente da quella sera in cui il mio amico Bruno insistette perché ci facessimo fermare a un posto di blocco.
Ci passammo davanti tre o quattro volte, prima che ci fermassero.
Il suo intento... ok, sappiatelo voi che leggete: eravamo ragazzi di provincia, quasi boscaioli delle valli bergamasche, giovanissimi.
Il suo intento, dicevo, era di farci fermare dopo aver raccolto su un pezzo di cartone spesso un po' di sterco di mucca. Il tutto adagiato su un doppio strato di cellophane, appoggiato sul sedile posteriore. Voleva vedere la faccia del carabiniere quando si avvicinava a chiedere i documenti.
La macchina era sua.
Ma quella puzza me la sentii nel naso per giorni.
Anche il carabiniere che si avvicinò. Rimbalzò indietro per il tanfo.
Bruno si mise a ridere. Missione compiuta.
La pagammo cara. Romanzina potente dei due dell'Arma, tirata d'orecchie virtuale, ditino puntato davanti alla faccia come non mi capitava dai tempi della scuola. Perquisizione totale dell'auto. Altra romanzina. Controllo documenti, esami ematici e colonscopia. E poi il monologo finale, degno di Blade Runner.
Ieri sera, dicevo, alla richiesta dei documenti consegno tutto.
"Avete qualcosa da dichiarare voi due?" dico ai ragazzi dietro, mentre il carabiniere è ancora al finestrino.
Infatti si ferma, incuriosito. Osserva stranito.
"Papà, cosa intendi?"
"Ma sì, voi due come vi dichiarate?"
"In che senso?" incalza Eric.
"Ma sì, siete amici oppure in una relazione complicata, aperta, platonica. Frequentazione easy, frequentazione certificata. Vi definite compagni o fidanzati? Sapete, loro", indicando i carabinieri, "poi devono scrivere e fare rapporto."
Il carabiniere sorride. "Ma no, non siamo così fiscali."
"Sa che fermarono anche me, il secondo o terzo giorno di frequentazione con la mia futura moglie?" dico.
"Davvero?"
"Sì, sì. Mi ricordo ancora le parole del suo collega di allora, mentre mi fissava negli occhi: <Ha bisogno d'aiuto?>"
Il carabiniere abbassa leggermente il capo. Il collega più giovane, che si era avvicinato per ascoltare, mi fissa. Stranito.
Il più anziano gira i tacchi per andare a controllare i documenti, serrando le labbra.
Dietro, lei, Alice, ride come una pazza. Eric, credo, non l'ha capita. La battuta su sua madre.
Sono incensurato, tutto a posto.
Ma quella puzza, in quella sera con Bruno e per un attimo, mi era tornata nel naso.
Arrest Me