Tuttavia al giorno d'oggi, il vero pericolo è tra i boschi.
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Tuttavia al giorno d'oggi, il vero pericolo è tra i boschi.

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Ciò che prima era casa, poi divenne prigione.
Uno dei momenti della giornata che preferisco è quello in cui mia figlia mi dà un bacino prima di andare a dormire ❤️
🧶🌙
“ L’infanzia è l’unica età eroica. Certi bambini sono i soli esseri integri che si possano incontrare durante la vita. Ogni cosa che vivono, possiedono, abitano è per loro un’esperienza di assoluta intensità e, allo stesso tempo, completamente effimera: possono prendersi a sassate tutto il pomeriggio nel contendersi un giocattolo, per poi dimenticarlo nel fango alla fine della giornata. Non c’è nulla di quello che fanno che non venga affrontato con assoluta serietà, e nulla, quando il desiderio del gioco li abbandona, che non venga lasciato in un angolo. Bisogna avere il coraggio di affidare i figli al loro nume, per quanto una parte di noi sappia benissimo che potrebbero non esserci restituiti. Il mondo dei bambini è frequentato da mostri più reali di quelli che agitano i loro giochi, e non sempre le ansie dei genitori strappano i figli al divertimento senza motivo. “
Salvatore La Porta, Less is more. Sull’arte di non avere niente, Il Saggiatore (collana La Cultura, n° 1134), 2018¹. [Libro elettronico]
"Il faut tuer les parents".
La cosa peggiore, per il figlio di una personalità manipolatrice, è che nessuno gli crede.
Ovviamente.
Non c'è cosa più frustrante del sentirsi sempre dire che "sono pur sempre i tuoi genitori", "quando non ci saranno più ti mancheranno", etc., mentre tu sai quanto siano tossici e l'unica cosa giusta da fare è allontanarsi da loro il più possibile.
C'è sempre un giudizio morale che pende sulla testa della vittima, il figlio, ma non c'è mai sui carnefici, i genitori. Per loro c'è sempre una giustificazione, mentre tu sei ingrato, irriconoscente e poco lucido perché in preda alla rabbia. È la condizione più vicina a quella che prova una vittima di stupro. Non si è preda delle emozioni, il giudizio non è offuscato, ma nessuno ti crede.
Per non parlare, poi, della assurda pretesa sociale di dover amare colui che continua a ferirti, solo perché anni fa ha scopato senza precauzioni. Può bastare per procreare, ma non fa di loro un genitore. Non si riesce ad accettare il fatto che un bambino sviluppa affetto per colui da cui dipende la propria sopravvivenza, non c'entra nulla l'amore e non c'è nulla di puro e sano in tutto ciò.
Si ribalta la realtà, la vittima viene colpevolizzata perché fa di tutto per curare la propria salute mentale, mentre il carnefice viene costantemente giustificato. Spoiler: non c'è nessuna giustificazione e il distacco e il disprezzo sono sentimenti sani.
@clacclo

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Credo che superata una certa età, non si debba più vivere con i genitori. È deleterio per la propria salute psicofisica e per la convivialità del rapporto stesso. Credo non si dovrebbe vivere proprio con nessuno, solo con se stessi, ed è già tanto anche così, figuriamoci vivere con i propri genitori. È come trovarsi a rivivere ogni giorno della tua età adulta con i traumi che ti hanno creato nel passato, è capire tutti i loro limiti, è chiedersi come hanno fatto a crescerti, è capire perché in fondo sei venuto come sei e che del resto, tutto sommato sei venuto anche disgraziatamente bene, perché poteva andare molto peggio.
-laragazzadagliocchitristi
Essere figlia unica è qualcosa che pochi capiscono davvero. Da fuori è facile giudicare, etichettare con parole come "viziata" ed "egoista", quasi fosse una condanna scritta nel mio destino solo perché non ho fratelli o sorelle.
Da bambina ho imparato presto a inventare giochi per conto mio, a creare mondi immaginari dove non serviva nessun altro per divertirmi. Ho dovuto affrontare il silenzio della casa quando i miei genitori erano impegnati, il peso di non avere qualcuno con cui spartire le colpe, le risate, le avventure. Ho dovuto sviluppare un’indipendenza che gli altri, circondati da fratelli e sorelle, non conoscono.
E poi c’è la responsabilità. Crescendo, si diventa consapevoli che un giorno tutto graverà su di te. Non ci saranno spartizioni di doveri, nessun altro che potrà prendersi un pezzo del carico quando i genitori invecchieranno. Sei tu, sola, a dover essere forte. Sei tu quella che non può permettersi di sbagliare.
Eppure, nonostante tutto, continui a sentirti dire che sei fortunata, che hai avuto tutto per te, che non sai cosa significhi condividere. Ma nessuno si chiede cosa significhi non avere qualcuno con cui dividersi il peso delle cose, con cui crescere fianco a fianco, con cui affrontare il futuro. Nessuno vede il lato meno romantico della solitudine.
Forse sono stata viziata, sì, ma non nel modo in cui pensano gli altri. Sono stata viziata dalla necessità di bastarmi, dalla consapevolezza di dover essere autosufficiente, dal silenzio che mi ha insegnato a resistere. E se questo è egoismo, allora che lo sia. Perché è solo così che ho imparato a stare in piedi da sola.
– L’amore ha tante facce, non solo quella che pensate voi, – interviene Maddalena. – Per esempio, stare qua sopra in mezzo a tante pesti scatenate non è amore?
– E le mamme vostre che vi hanno fatto salire sul treno per andare lontano, a Bologna, a Rimini, a Modena… non è amore pure questo?
– Perché? Chi ti manda via ti vuole bene?
– Amerí, a volte ti ama di piú chi ti lascia andare che chi ti trattiene.
Viola Ardone