Ultimissimi giorni per firmare! Firma anche tu per un fisco equo e per uno Stato laico, contro la censura all’arte e la discriminazione mora

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Ultimissimi giorni per firmare! Firma anche tu per un fisco equo e per uno Stato laico, contro la censura all’arte e la discriminazione mora

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La Corte di appello di Milano, a seguito della decisione della Cassazione. ha coondannato l'ex sindacalista per violenza sessuale. In quest'articolo Giada Ranghi, in aggiornamento, riesamina la vicenda e ci ricorda come la violenza può rivestire differenti forme.
Calcio e Diritti delle Donne: La Vittoria di Maja Göthberg contro la Lazio
Il calcio non è solo un gioco. È uno specchio della società: riflette le disuguaglianze, le lotte per i diritti, e le battaglie che ancora dobbiamo combattere. Maja Göthberg, ex calciatrice della Lazio, ha vinto una battaglia legale contro il club, che dovrà pagare 70.000 euro per averla licenziata illegalmente durante la gravidanza. Una sentenza storica che ricorda a tutti — squadre,…
Questo testo è stato scritto e pubblicato su facebook da Maurice Fay, scrittore queer, e io sottoscrivo e faccio mia OGNI. SINGOLA. PAROLA
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Chiedo scusa in anticipo. 🙏🏻
Sarà un post lungo e scomodo.
Ma il Pride DEVE essere scomodo. E deve essere sopra le righe. E deve sembrare un eccesso. E, forse, una carnevalata.
Perché l’espressione è il contrario del silenzio. E il silenzio è un’arma molto forte. Ricordate la puntata di Buffy e degli uomini eleganti?
Metafora gigantesca, eh?
Se ci omologhiamo all’idea edulcorata di LGBTQ+ alla Ozpetek, che piace tanto ai borghesi, il primo vero danno lo facciamo a noi e a chi verrà dopo di noi.
Perché se ci “arrendiamo” al silenzio e a una versione “soft” di noi, per non “scomodare” e sconvolgere nessuno, sappiate che non finirà lì.
Sarà: oggi cerca di essere meno sopra le righe, meno carnevalata se vuoi far valere diritti.
Domani sarà: adotta questo dresscode se vuoi sfilare.
Dopodomani sarà: non fare questo in pubblico. Anzi, guarda, evita del tutto.
E pezzetto per pezzetto ci ridaranno il silenzio.
Relegandoci nell’ombra.
È come il discorso: mamma mia, che palle, su Netflix tutti queer.
Leopardi era queer. Andersen ha scritto la sirenetta dopo essere stato rifiutato da un uomo. Emily Dickinson non era cogitabonda e amante della solitudine. Era lesbica e aveva una storia con sua cognata, la moglie di suo fratello.
La lista potrebbe continuare all’infinito. La comunità queer ha creato arte, letteratura, spettacolo, intrattenimento, moda e chi più ne ha più ne metta.
Siamo la creatività.
Siamo l’espressione.
E non ci viene neppure riconosciuto.
Prendete una cosa a caso che abbia a che fare con l’arte e ci troverete una persona LGBTQ+ dietro. Fatelo ora. Provate.
La storia, però, l’ha sempre nascosto.
Perché non è bene.
Perché non è normale.
Normale è uomo più donna. Ma la donna dietro. Anzi, meglio se in cucina.
No.
Mi spiace.
Ma se anche noi portiamo avanti questa narrativa dei bei vecchi tempi in cui i phrocy erano meno sopra le righe, e si stava meglio quando si stava peggio, facciamo proprio l’interesse loro.
A essere accomodanti e poco scomodi stiamo permettendo a Adinolfi di presenziare sventolando la bandiera di ISR43L3, insieme al Popolo della Famiglia e dei gay conservatori. Persone che dicono che di diritti ce ne sono fin troppi.
Giacché possiamo guidare e avere accesso al servizio sanitario nazionale dovremmo ritenerci fortunati… sì, certo… come no.
Io non starei a preoccuparmi delle maschere da puppy play, piuttosto mi preoccuperei del fatto che a uno dei pride italiani venga spruzzato spray al peperoncino addosso a bambini di famiglie arcobaleno senza che ci sia indignazione pubblica, generale, sistemica.
Chi decide a quali bambini sia accettabile spruzzare spray al peperoncino contro?
Direi che la risposta corretta e umana dovrebbe essere: a nessun bambino!
Mi preoccuperei che oggi ha più risonanza qualcosa come il dresscode, piuttosto che oppressori e sostenitori di oppressori che sfilano liberamente a un corteo – letteralmente – contro ogni tipo di oppressione (anche l’oppressione del buoncostume. Che, storicamente, è stato uno dei primi sistemi di oscurantismo perpetrato nei confronti della comunità queer).
Preoccupiamoci perché la comunità sta iniziando a mozzicarsi a vicenda. Perché un sistema si smantella se, in primis, lo si divide.
Restiamo scomodi, per cortesia.
E se qualcuno dei nostri prova disagio e non si sente più rappresentato, che tiri fuori un po’ di nerbo. Che vada a sfilare per portare la propria unica e inimitabile rappresentazione.
Perché più siamo morbidi oggi, e più sarà difficile per chi verrà dopo di noi domani.
È un dovere.
Dobbiamo rendere meno accidentato il percorso di chi verrà dopo di noi.
Se i vostri amici o le vostre amiche vivono disagi e non si sentono più rappresentati, rassicurateli.
Ma non siate morbide.
Perché se avallate e validate le loro paure/incertezze/dubbi, fate l’interesse di chi i diritti li vuole togliere ai vostri amici.
E non sono quelli con le maschere da cani a volerlo. Ve lo assicuro.
I vostri amici e le vostre amiche hanno la fortuna di avere persone meravigliose accanto.
Ricordate loro la forza di essere scomodi!
Il disagio a partecipare si radica e sboccia dentro gli individui perché la società è riuscita a insinuarlo.
Un singolo che si sente oppresso e non presenzia e non sfila è l’esatto risultato di chi vuole che non lo faccia.
Non è il risultato di una maschera da puppy play.
Non spostiamo il focus. ❤️
Se proviamo disagio è perché ha attecchito.
Perché la narrativa e la disumanizzazione che stanno perpetrando nei nostri confronti da anni (secoli, in realtà) stanno funzionando. Di nuovo.
Il problema non sono le maschere da cane e gli harness borchiati.
Il problema è il disagio.
È la vergogna.
E se stanno riuscendo a farci vergognare dei nostri fratelli e delle nostre sorelle LGBTQ+ per le loro scelte o per come sono vestiti, vuol dire che stanno già vincendo.
Vuol dire che dobbiamo essere più scomodi.
Riprendiamoci l’arcobaleno, perché iniziano a sentircisi un po’ troppo a loro agio.
Ci si sentono talmente tanto che stanno ricominciando a dirci come dobbiamo sentirci e stiamo credendo a quello che dicono.
Ci sono cambiamenti che nascono dalle leggi, ma prendono forma attraverso le persone.
In Colombia, il lavoro condiviso tra istituzioni, comunità indigene e organizzazioni femminili ha contribuito a costruire un nuovo percorso di prevenzione e tutela.
Un passo che guarda al futuro, mettendo al centro la dignità, la salute e il diritto di ogni bambina a crescere libera da pratiche che ne compromettono il benessere.
🔗Scopri di più nel nostro articolo: https://www.mezzopieno.org/2026/la-colombia-abolisce-le-mutilazioni-genitali-femminili-primo-paese-sudamericano/

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Assicurazioni uguali per tutti: basta discriminazioni territoriali in Italia
L’assicurazione auto e qualsiasi altra assicurazione devono essere adeguate con tariffe nazionali uguali per tutti, per tutte le regioni, città, comuni, razze, colori, etnie ecc.
Non può esistere un trattamento privilegiato per chi è considerato “onesto” solo perché proveniente da certe regioni geografiche del Paese che sono più ricche e influenti. Il razzismo assicurativo è un fatto grave e molto dannoso per i cittadini della nostra nazione.
SIAMO TUTTI ITALIANI O CI SONO ANCORA BORBONICI, SABAUDI E ASBURGICI?
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Si propone di aggiungere a LGBT il significato di Leggi Giuste Bisogni Tutelati
LGBT = Leggi Giuste Bisogni Tutelati | Un manifesto
Per chiunque l’acronimo LGBT sta per Lesbiche Gay Bisessuali Transgender.
Lungi anche solo dal mettere di lato tale significato, propongo di aggiungerne ad esso un altro che va pensato come un rafforzativo: Leggi Giuste Bisogni Tutelati.
Guerra, clima, tecnocrazia. Ma nel mondo c'è chi resiste
Riccardo Noury ha presentato a Ferrara il Rapporto globale di Amnesty International Un mondo senza regole, dove regna la violenza. Ma c’è qualche speranza. È un quadro fosco quello delineato lo scorso 10 giugno a Ferrara da Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, intervenuto nell’Aula Magna del Dipartimento di Economia (via Voltapaletto). La presentazione del Rapporto globale…
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