Nel tempo libero esploro e scopro cose.
In questo periodo della mia vita sembra essere tempo di folklore... mi piace immergermi nelle radici della tradizioni fantastiche dell'umanità, in periodi ove tutto era più puro, leggibile; ove l'aspetto della sacralità era preminente e il bene ed il male non erano concetti piatti, ma ben caratterizzati. Sì, perfino il male aveva il suo scopo nel mondo ed il suo senso d'essere.
Lo sto capendo con lo studio della mitologia legata ai draghi. Un argomento senz'altro affascinante, tanto che ancora oggi, i più piccini, sognano di poter trovare una tale creatura nel laghetto più vicino (ricordi di Scozia).
I draghi volano, hanno larghe ali squamose e possono sputare fuoco.
Semplicistico, vero?
Durante le mie sedute di lettura, ho avuto modo di assaporare argomenti di spiccato interesse. Uno dei più affascinanti, è quello che caratterizza i draghi in base all'area geografica di appartenenza. Le differenze sono notevoli, specialmente da ovest ad est del mondo.
• I draghi europei sono coloro che incutono maggior terrore e sono generalmente malvagi. Il folklore popolare li associa a peste, carestie ed oscuri presagi. Essi ricordano, nell'immaginario medioevale, il serpente di Eva, quindi simbolo del male e del peccato. In un periodo dove la religione cristiana cercava di soppiantare del tutto le antiche correnti pagane, era normale avere tali pregiudizi. Infatti, durante la primissima parte del medioevo, i draghi erano anche simboli legali alla magia e all'occulto. Non sono rare le leggende in cui maghi e streghe si tramutavano in draghi per raggiungere un maggior livello di potere; oppure, per punire qualcuno, lo tramutavano in drago.
• I draghi orientali, invece, sono leggermente differenti. Mentre alcune leggende giapponesi li definiscono come i guardiani degli incanti malvagi, in Cina sono legati ai poteri cosmici e non hanno sempre caratterizzazione negativa. Essi sono tutt'uno con gli elementi della natura e se ne occupano attivamente. Alcune leggende cinesi parlano di queste creature come simboli e perfino come elementi decorativi. E' interessante la leggenda del giardino di Chang'an, narrata dallo scrittore Lu Kuei Meng, che parla di un nobile che aveva addomesticato due draghi al punto di renderli soporiferi, pigri e completamente assoggettati all'uomo. Avevano dunque perso il loro spirito libero.
Generalmente, il drago è un simbolo (infatti li vediamo spesso anche nell'araldica). Nonostante le caratterizzazioni spiccatamente negative, sono creature meravigliose, a capo delle forze della natura, del selvaggio e del vigore.
Non so perché sto scrivendo queste prosopopee, onestamente. Volevo soltanto farlo e sentirmi — forse — anche io libera, almeno nella scrittura. Perché la realtà di tutti i giorni ti fa davvero venir voglia di salire sulla groppa d'un drago e fuggire via, per terre lontane...