" Bene chiarire, per evitare equivoci, che il rischio della stupidità riguarda tutti. Essa è un’attitudine, piú che un destino, e una sua fondamentale caratteristica risiede nella tendenza (che corrisponde a un bisogno ansiolitico rispetto alla complessità che ci inquieta e che spesso troviamo insopportabile) a mettere etichette e ricorrere a schemi, a formulare precipitose quanto categoriche semplificazioni. Pretendere di avere ragione, di essere nel giusto è un problema tanto individuale quanto sociale. Quali gli antidoti? Come muoversi con efficacia in un mondo complicato e in gran parte incomprensibile? Come si impara a sbagliare presto, bene, senza farsi male, evitando gli errori catastrofici e soprattutto progredendo? Un’alternativa per porre in modo diverso la stessa domanda è: come ci si libera, in definitiva, dalla gabbia dell’ego che è ciò che ci impedisce di riconoscere gli errori e la fallibilità e dunque di godere dei frutti di questo riconoscimento? In primo luogo, è fondamentale la disponibilità ad ascoltare (anzi a sollecitare) le critiche senza farne un fatto personale. Le organizzazioni che funzionano sono quelle in cui il senso critico è favorito e stimolato; quelle in cui la regola è che il capo non ha sempre ragione. "
Gianrico Carofiglio, Elogio dell’ignoranza e dell’errore, Giulio Einaudi editore (Collana Stile Libero Extra), 2024¹.
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