Caro Amedeo, lo sai che ti devo moltissimo.
Arrivai in tesi al CNR di Frascati, dietro "consiglio" di mio padre (cioè, mentre mi chiedevo da chi andare per la tesi, lui che evitava al massimo di interferire con le mie scelte, mi ha prelevato "di peso" e portato da te), appena dopo Marco Limongi. Ma prima ancora, credo proprio di averti visto più volte a casa, quando lavoravi con papà e io ragazzo, vi guardavo come persone intente a cose misteriose e profonde. Oppure quando si tornava dalle esplorazioni in grotta: ricordo con affetto quando mi parlavi con gratitudine - a distanza ormai di molti anni - di quella volta che rientrando, avete trovato la polenta con le spuntature fatta da mia mamma, che vi aspettava. Credo anche che tu ci abbia accompagnato anche in varie escursioni in montagna, perché la condivisione andava ben oltre le cose "di lavoro", era una condivisione di vita.
Amedeo Tornambè (1950 – 2026). Crediti: Luigi Stella
Devo a te l'inserimento in un campo di ricerca che allora - inizio dei Novanta - era veramente emozionante ed attuale, come quello dell'eccesso ultravioletto delle galassie ellittiche. Grazie alle tue intuizioni sulla radiazione prodotta da stelle in fasi evolutive avanzate, con Limongi ed altri, ci inserimmo in pieno nel dibattito su questa radiazione UV, che allora era molto acceso e dibattuto nella comunità italiana.
Ci siamo visti poco ultimamente, ma ogni tanto ci scambiavamo messaggi, spesso scherzosi. Il tuo umorismo e la tua capacità di stemperare le situazioni era un tratto che, nella mia mente, in qualche modo ti accomunava a papà, sia pure nella diversità di caratteri. Forse per quello ti voleva così bene, e ricordo bene come anche tu gliene volevi, prima e dopo la sua scomparsa: questo mi inteneriva ma soprattutto mi faceva capire cosa è, in questo mondo, la vera amicizia: che non evita i contrasti, a volte duri, ma non cede mai un passo sulla comunanza e complicità nel cammino.
Ora te ne sei andato il giorno dopo l'anniversario della scomparsa di papà, anche questo mi colpisce. Come dire, mi metto di lato, appena dopo il mio amico e "tutore". Credo che, di là dall'illusione dello spaziotempo in cui siamo, c'è un posto arioso e soleggiato dove voi due ora vi date grandi pacche sulle spalle e ridete fraternamente di alcune teorie che avevate elaborato, mentre di altre annuite con soddisfazione. Ora, che vedete le cose come stanno. Sono sicuro che vedendoti arrivare, ha detto "ah ma guarda chi c'è", aggiungendo con il suo modo sornione di esprimersi "ma non c'era fretta, eh". E vi siete sorrisi.
Ciao Amedeo, la mancanza della tua presenza fisica si aggiunge adesso all'altra, eravate così amici dentro e fuori il lavoro, che per me siete insieme, lo sarete sempre. Siete lì, entrambi. Grazie di tutto. E se ora sono un astrofisico, lo sai bene, è quasi tutta "colpa" tua.