Alla fine so di essere sempre la stessa…pur di non concederti la soddisfazione di premere il grilletto contro la mia testa, lo premo io.
È sempre stato così.

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È sempre stato così.

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Negli anni Duemila l'Italia ha dotato il proprio esercito con l'IFV Dardo. Si tratta di un mezzo discreto ma niente di eccezionale. Con il passare del tempo è diventato sempre più obsoleto e un eventuale upgrade è stato scartato perché il mezzo ha troppi limiti strutturali.
Dunque, l'Italia ha deciso di puntare sul Lynx, un ifv tedesco che sarà modificato con tecnologia italiana.
Il Lynx ha una corazza che assicura una grande protezione. Ha inoltre un sistema di difesa attivo (APS) in grado di neutralizzare RPG e ATGM.
Il motore da ben 1140 HP garantisce un'ottima mobilità.
L'Italia prenderà ben 1050 unità di questo mezzo, diventando tra i paesi con più IFV cingolati in servizio. Una parte dei Lynx italiani avrà la torretta Hitfist NG, recentissimo modello all'avanguardia soprattutto per ottiche e il nuovo cannone da 30mm X-Gun prodotto dall'Italia. Inoltre il Lynx è già stato mostrato con la torretta Hitfact II, la stessa del Centauro II. Equipaggiata con un cannone da 120/L45, ha la stessa potenza dei migliori carri armati.
Con la scelta del Lynx, l'Italia si colloca tra i paesi con la miglior dotazione di IFV al mondo.
Il conflitto in Ucraina 🇺🇦 ha dimostrato l'eccezione importanza dei veicoli tattici blindati. Forse la risonanza mediatica è minore rispetto a quella dei droni, ma ciò non toglie la loro importanza. L'Italia dovrebbe puntare su un'acquisizione massiccia del MLS Shield, Un mezzo prodotto in Italia che ha dimostrato il proprio valore al servizio delle forze armate ucraine 🇺🇦
SpaceX, contratto da 3,9 miliardi per i satelliti del Golden Dome
SpaceX si è aggiudicata un contratto da circa 3,9 miliardi di euro per costruire i satelliti che dovranno tracciare i missili nell'ambito del progetto di difesa chiamato Golden Dome, voluto dal presidente Donald Trump. La cifra esatta parla di 4,16 miliardi di dollari, una commessa di peso che il Pentagono ha affidato all'azienda di Elon Musk per realizzare una rete di satelliti dotati di sensori capaci di individuare e seguire i bersagli direttamente dallo spazio. Cosa prevede il contratto della Space Force L'annuncio è arrivato venerdì dalla US Space Force, che ha spiegato come questi satelliti permetteranno di rilevare e monitorare possibili minacce dall'alto. In pratica, l'occhio che dovrebbe garantire il primo livello di allerta del sistema difensivo statunitense passerà da una costellazione orbitante, pensata proprio per anticipare i movimenti di missili e altri oggetti in volo. Per SpaceX non si tratta del primo accordo legato a questo programma. L'azienda ha già altri contratti con la Space Force per sviluppare diverse componenti del Golden Dome, e questa nuova commessa va ad allargare ulteriormente il suo ruolo all'interno del progetto. Il tutto arriva in un momento particolare per la società di Musk, che da poco ha avviato le pratiche per quella che potrebbe diventare la più grande offerta pubblica iniziale di sempre. Un sistema ispirato all'Iron Dome israeliano Il paragone più immediato è con l'Iron Dome, lo scudo difensivo usato da Israele. Il sistema voluto da Trump segue una logica simile: individuare missili e altri oggetti che arrivano dal cielo e abbatterli prima che possano fare danni. La differenza, almeno sulla carta, sta nella scala e nei costi, decisamente più alti rispetto al modello israeliano. Il Pentagono punta quindi su una combinazione di tecnologia spaziale e capacità di intercettazione, con i satelliti di SpaceX a fare da sentinelle dall'orbita. La parte di rilevamento e tracciamento è infatti il cuore del meccanismo: senza individuare in tempo la minaccia, qualsiasi tentativo di difesa rischierebbe di arrivare troppo tardi. Per ora i dettagli tecnici restano limitati a quanto comunicato dalla Space Force, ma la cifra in gioco rende l'idea delle dimensioni del programma. Quasi 3,9 miliardi di euro destinati a una sola parte del sistema raccontano bene quanto il governo statunitense stia investendo su questa infrastruttura difensiva, e quanto Elon Musk e la sua azienda siano ormai centrali nei piani militari spaziali degli Stati Uniti. Fonte Read the full article
ELLY SCHLEIN: Per l'Ue difesa e investimenti comuni e superare l'unanimità
Su evasione fiscale ‘si può aumentare il contrasto’ (ANSA) – TRENTO, 22 MAG – “Io penso che superare l’unanimità in Europa è fondamentale, perché altrimenti rimaniamo indietro. E accanto a questo difesa comune e anche investimenti comuni europea. Questa è la strada perché l’Europa non venga schiacciata”, ha affermato Elly Schlein, riprendendo le parole sull’Europa del primo ministro del Canada.…
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Ucraina, intercettare missili balistici per meno di un milione: la svolta
Il costo della difesa aerea è diventato uno dei nodi più critici della guerra moderna, e l'Ucraina potrebbe essere vicina a scioglierlo. Parliamo di un obiettivo che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza: abbattere missili balistici spendendo meno di un milione di euro per intercettore. Un traguardo che, se raggiunto, riscriverebbe le regole economiche dei conflitti armati. Per capire la portata della cosa, basta guardare i numeri attuali. Sistemi come il Patriot richiedono il lancio di due o tre intercettori per neutralizzare una singola minaccia, e ciascuno di quegli intercettori costa svariati milioni di euro. Questo modello ha retto in conflitti limitati, ma le guerre recenti hanno messo in luce un problema enorme: quando il volume degli attacchi cresce in modo massiccio, chi si difende spende molto più di chi attacca. Droni e missili offensivi si producono a costi relativamente bassi e in grandi quantità, mentre le risposte difensive restano costose, lente da fabbricare e limitate nel numero. È uno squilibrio economico che ha messo in difficoltà persino potenze con budget militari giganteschi, costringendole a scegliere quali obiettivi proteggere e quali lasciare scoperti. La filosofia ucraina: efficienza nata dal campo di battaglia Dall'inizio dell'invasione nel 2022, l'Ucraina ha costruito un'industria militare fondata sull'efficienza. Droni e missili prodotti a una frazione del costo dei sistemi occidentali tradizionali. Aziende come Fire Point hanno portato questa stessa filosofia anche nella difesa aerea, proponendo un sistema capace di intercettare missili balistici a costi drasticamente inferiori rispetto a quelli attuali. L'idea è chiara: eliminare il collo di bottiglia rappresentato da operatori e tecnologie estremamente costose, per rendere la difesa scalabile in termini di volume. Non è teoria elaborata a tavolino. È una logica che nasce direttamente dal campo di battaglia, dove sopravvivere dipende tanto dall'efficacia quanto dal costo per singola unità. E qui arriviamo al punto. L'Ucraina ha indicato che potrebbe raggiungere l'obiettivo di intercettare un missile per meno di un milione di euro entro il 2027. Se dovesse riuscirci, cambierebbe la cosiddetta equazione economica della guerra aerea. Diventerebbe possibile rispondere ad attacchi massicci senza prosciugare rapidamente le risorse. Anche con tassi di successo leggermente inferiori rispetto al Patriot, il semplice fatto di poter lanciare più intercettori a costi ridotti potrebbe compensare la differenza. La difesa, in pratica, smetterebbe di essere un bene scarso e diventerebbe qualcosa di replicabile su larga scala. Un impatto che va ben oltre il fronte ucraino La guerra in Ucraina e gli attacchi nel Golfo hanno evidenziato lo stesso problema strutturale: la scarsità di sistemi avanzati e l'impossibilità di sostenere il ritmo di consumo nel tempo. I missili Patriot sono limitati, costosi e la produzione è lenta. Le minacce, invece, che siano droni, missili o sciami, si fabbricano e si lanciano in quantità enormi. Una soluzione più economica non è solo auspicabile, è indispensabile per sostenere qualsiasi difesa prolungata. Ma le implicazioni vanno oltre il fronte attuale. Se l'Ucraina riuscisse a sviluppare questo sistema, si genererebbe una domanda globale tra tutti quei Paesi che non possono permettersi sistemi di difesa multimilionari. Significherebbe, nei fatti, democratizzare l'accesso alla difesa aerea, permettendo a più nazioni di proteggere il proprio spazio senza dipendere esclusivamente dagli Stati Uniti o da sistemi europei limitati come il SAMP/T. Questo altererebbe anche l'equilibrio strategico complessivo, perché ridurrebbe l'efficacia delle strategie basate sulla saturazione e sul volume di fuoco. Tradotto: diventerebbe molto più difficile vincere una guerra semplicemente lanciando più missili. Il vero cambiamento, quindi, non sta solo nel prezzo del singolo intercettore. Sta nell'invertire la logica economica del conflitto, facendo in modo che difendersi non costi più che attaccare. Se quel punto verrà raggiunto, molte strategie attuali, dall'uso massiccio di droni ai bombardamenti di saturazione, perderebbero gran parte del loro senso. L'Ucraina sarebbe a un passo dal ridefinire la relazione tra costo e potere nella guerra moderna. Read the full article
DART: l'impatto ha cambiato anche l'orbita attorno al Sole
Quando nel settembre 2022 la NASA ha lanciato la sonda DART contro l'asteroide Dimorphos, l'obiettivo era chiaro: dimostrare che l'umanità poteva deviare un corpo celeste potenzialmente pericoloso. E ci è riuscita, eccome. Ma adesso emergono dati nuovi che raccontano qualcosa di più grande, qualcosa che nessuno aveva previsto con tanta certezza. L'impatto che ha riscritto le regole La missione DART (Double Asteroid Redirection Test) rappresenta il primo esperimento reale di difesa planetaria mai tentato. La sonda ha colpito Dimorphos, una piccola luna che orbita attorno all'asteroide più grande Didymos, viaggiando a circa 22.000 chilometri orari. Il risultato immediato fu spettacolare: l'orbita di Dimorphos attorno a Didymos si accorciò di circa 33 minuti. Un successo che fece il giro del mondo e che dimostrò la fattibilità tecnica della deviazione asteroidale. Fin qui, la storia era già nota. Il punto è che gli scienziati non si sono fermati a celebrare quel primo risultato. Hanno continuato a raccogliere dati, a osservare, a misurare. E quello che hanno trovato aggiunge un capitolo nuovo e piuttosto sorprendente a tutta la faccenda. L'orbita attorno al Sole è cambiata: ecco perché conta Le nuove osservazioni mostrano che l'impatto della sonda DART non ha modificato soltanto la traiettoria di Dimorphos attorno a Didymos. Ha alterato anche l'orbita congiunta dei due corpi attorno al Sole. Sembra un dettaglio tecnico, ma non lo è affatto. Significa che colpire un piccolo satellite asteroidale può influenzare il percorso dell'intero sistema binario nel sistema solare. Per capire la portata della cosa, basta pensarla così: è come se, dando un colpo a una ruota più piccola di un ingranaggio, si fosse spostato anche l'asse dell'ingranaggio principale. La quantità di energia trasferita dall'impatto, combinata con la massa di detriti espulsi dalla superficie di Dimorphos, ha generato un effetto a catena che gli scienziati stanno ancora quantificando con precisione. Questa scoperta ha implicazioni enormi per il futuro della difesa planetaria. Se un singolo impatto cinetico può modificare non solo l'orbita locale ma anche quella eliocentrica di un sistema asteroidale binario, allora le strategie di deviazione potrebbero rivelarsi ancora più efficaci di quanto ipotizzato. O, a seconda dei casi, richiedere calcoli molto più sofisticati per evitare conseguenze impreviste. Cosa significa per il futuro La NASA e le agenzie spaziali partner, tra cui l'ESA con la missione Hera prevista per raggiungere Dimorphos nei prossimi anni, avranno materiale prezioso su cui lavorare. Hera dovrà esaminare da vicino il cratere lasciato da DART e misurare con estrema accuratezza le proprietà fisiche dell'asteroide dopo l'impatto. Quello che rende questa vicenda così affascinante è il suo carattere doppiamente rivoluzionario. Da un lato, la missione DART ha dimostrato che deviare un asteroide non è fantascienza. Dall'altro, i dati successivi all'impatto stanno rivelando che la fisica di questi eventi è più complessa e ricca di quanto i modelli prevedessero. Ogni nuova misurazione aggiunge un pezzo al puzzle, e il quadro che ne esce suggerisce che la capacità umana di proteggersi dalle minacce cosmiche potrebbe essere più concreta di quanto si pensasse anche solo pochi anni fa. Resta da vedere cosa porterà l'analisi ravvicinata di Hera. Ma una cosa è già certa: quell'impatto del settembre 2022 ha lasciato un segno molto più profondo di un semplice cratere su una roccia spaziale. Read the full article
Questa storia del nostro ministro della difesa bloccato a Dubai mentre il Medioriente brucia e ogni luogo è potenzialmente sotto assedio, sembra una barzelletta, ma è anche un fattaccio che segna l'irrilevanza del nostro Paese e la tragicità del momento. L'Italia non era stata avvisata. Neppure Crosetto, che considero il più scaltro tra i guerrafondai che governano questo scalcagnato Paese di periferia.
Crosetto chi? 👇🏻
Mercanti di morte incaricati di decidere delle nostre vite