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Scegliere me è più difficile di quello che sembra.
... ognuno ha il suo modo di insegnare ... io da brava docente ho il mio ...
Vale
Che forse crescere significa anche questo. Imparare a bastarsi.
grazyetta, Twitter
Source ➺ artetralerighe
“ La maestra puntò la bacchetta sull'immagine di una chitarra acustica. «Chi vuole sillabare questa parola?». Alzai la mano, col sorriso della certezza stampato in faccia. « G-H-I-T-A-R-E . Ghitare». La classe scoppiò a ridere. «Marilena, in italiano questa è una chitarra . So che in africano è diverso. Cerca solo di non confondere più le due lingue, va bene?». L’ africano raggruppava, a dire della maestra Pennacchia, le migliaia di lingue e dialetti che costellavano l’Africa intera. Ghitare fu la prima di tante parole che dovetti re-imparare a scuola. Cortero fu corretto in coltello, AISE in AIDS.
Mamma mi parlava in un italiano immigrato. Un misto di parole francesi, bergamasche e rwandesi. Era un italiano approssimato il suo, appreso da cartoni animati e vicini di casa che parlavano solo dialetto. Quel pomeriggio, di rientro dal lavoro, mamma accostò una sedia alla mia per leggere con attenzione ciò che stavo scrivendo. «Vai via, smettila di farmi sbagliare». La scansai, ma lei non accennò a muoversi. «Oggi la maestra ci ha spiegato che ghitare non è una parola. Si dice chitarra, e si scrive in questo modo…». Fu così che mia madre – lei che in Rwanda era stata direttrice e insegnante di filosofia, chimica, algebra, letteratura e lingua francese, corse a prendere carta e penna. Da brava studentessa, copiò la parola che avevo appena scritto cinque volte. Fu la prima di tante lezioni d’italiano a venire. “
Marilena Umuhoza Delli, Negretta. Baci razzisti, Red Star Press (collana Tutte le strade), 2020.

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Secondo Freud non ti innamori della persona giusta ma dei tuoi traumi e forse è vero più di quanto vorremmo perché non scegli ciò che ti fa bene scegli ciò che ti è famigliare anche quando fa male; ti avvicini a chi non ti vede se sei cresciuto cercando attenzioni, a chi non resta se hai sempre tenuto l’abbandono, a chi devi salvare se nessuno ha salvato te, non è destino é la tua storia che si ripete é il passato che bussa per farsi guarire ancora. Finché un giorno capisci che non puoi chiamare “amore” ciò che ti spezza e allora cambi, inizi a scegliere chi ti ascolta chi non vuole essere aggiustato, chi non tocca le tue ferite per riaprirle ma per ricordarti che non devi più nasconderle, forse Freud aveva ragione ci innamoriamo delle nostre mancanze finché non impariamo a non farlo più.
“Lei dovrebbe imparare a dimenticare, perché il suo cervello è come la resina, quando qualcosa ci resta impigliato dentro non esce più.”
Magda Szabó, La porta.