Ritornare.
Ho pensato al mio ritorno per anni. L’ho sognato, ho perso treni, ho preso aerei, ho fatto danni. La sentivo questa melodia sottile, che mi accompagnasse, su un tappeto rosso, che un po’ mi ferisse. E invece nel silenzio, col cuore sulla canna di un fucile, ho varcato la soglia, attesa come Ulisse. Questo manto di vergogna, che addosso mi scivola piano, è un macigno, a volte solo una nuvola, se mi stringi la mano. Ma ci sono ancora strade da percorrere, che tante ne ho percorse invano, o forse era scritto, già deciso, prima ancora di partire. E allora nel mio zaino c’è un ricordo, una vostra foto e un sogno da covare. Non ho mai smesso di sperare, anche se mi hai spento gli occhi, mi hai graffiato dentro, hai spezzato il nostro patto. Adesso gambe in spalla e fronte alta, che poi tanto torno, mamma, come ho sempre fatto.















