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"Se mi cerchi, cercami nei silenzi. Dove non scrivo, dove non parlo. Dove non rispondo, ma resto."
"May the Mother Goddess thrice close her eyes for you…
keeping your blood eternally pulsing…
May your journey be forever peaceful and your schemes forever concealed.
Our paths will cross again beneath Kakava’s shimmering auroras.
Farewell, Kakavasha.”
C'è stato un pomeriggio in cui tua madre ti ha pettinato i capelli, e nessuno dei due sapeva che era l'ultima.
C'è stata una sera in cui ti sei addormentato con la testa sulla spalla di tuo padre, mentre ascoltavi quel respiro lento, che sapeva di stanchezza. Lo stavi sentendo per l'ultima volta senza saperlo.
C'è stato un compleanno in cui hai spento le candeline circondato da facce che oggi non si parlano più, e ridevate tutti insieme per l'ultima volta, senza nessuno che alzasse il bicchiere a fermare quel minuto.
C'è stato un viaggio in automobile con il finestrino abbassato, una canzone alla radio, e accanto a te c'era una persona che adesso non risponde più al telefono. Quella canzone, ogni tanto, l'ascolti ancora dentro l'auto, anche se i finestrini sono chiusi perché c'è la climatizzazione.
C'è stato un letto in cui ti sei svegliato abbracciato a qualcuno per l'ultima volta, e quella mattina hai pensato solo che era tardi, che dovevi correre.
C'è stato un nonno che ti ha raccontato una storia che avevi già sentito mille volte, e tu hai fatto finta di ascoltare guardandolo e sbuffando dentro di te. Era l'ultima volta che te la raccontava. Adesso pagheresti per risentirla, parola per parola, anche quella parte noiosa che saltavi sempre.
C'è stato un pranzo della domenica con tutti seduti intorno al tavolo, le voci sovrapposte, qualcuno che si complimentava per come era cucinato il cibo. Era l'ultima domenica che eravate tutti vivi, tutti insieme, tutti ancora capaci di volersi bene male.
E poi c'è una cosa che non ti dicono mai.
Che mentre leggi queste righe, in questo preciso momento, stai vivendo l'ultima volta di qualcosa. Non sai cosa. Forse è l'ultima volta che saluti qualcuno che non rivedrai più. Forse è l'ultima volta che una certa persona ti scrive buongiorno. Forse è l'ultima volta che il tuo cane ti aspetta dietro la porta.
La vita non ci avvisa quando qualcosa non accadrà più. Quel qualcosa non accadrà più e basta, in silenzio, mentre noi siamo distratti a lamentarci della vita stessa.
L'unica cosa che possiamo fare è alzare gli occhi adesso. Guardare chi ci sta intorno. E trattare ogni gesto ordinario come se qualcuno, tra qualche anno, fosse disposto a dare tutto quello che ha per riviverlo una volta sola.
“Quando ci lasciavamo, non ci pareva di separarci, ma di andare ad attenderci altrove.”
Cesare Pavese, “L'estate” in “Feria d'agosto”.

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C è sempre una parte di lei in ogni luogo che vado.
Un treno,una piazza,un piccolo borgo,un sorriso spontaneo causato da un pensiero fugace.
Un fermo immagine mentale,un attimo che annulla il tempo e ti catapulta in una realtà parallela.
Ah Il potere dei ricordi…
"Le Signore del Rosario"
Ogni mattina, intorno alle otto e mezza, la piccola piazza del quartiere, davanti alla chiesa, si anima. Non di traffico o rumore, ma di voci gentili, passi lenti e sorrisi sinceri. È l’ora delle “Signore del Rosario”, - le ho battezzate così, un gruppetto affiatato di donne dai capelli d’argento e dal cuore pieno di vita, che si riuniscono per pregare, chiacchierare e sostenersi a vicenda.
Tra tutte, la mia preferita è la signora Rosanna, la mia vicina. Ha 78 anni e ogni volta che la vedo sembra uscita da un’altra epoca: sempre vestita con cura, con foulard abbinati, perle leggere alle orecchie e una scia di profumo dolce che la precede. Quando mi incontra per strada, mi ferma sempre: «Lo sai che hai un’aura speciale?». E io sorrido, perché con lei è impossibile non sentirsi speciali.
Rosanna è un vulcano. Oltre alle sue preghiere mattutine, partecipa al coro della chiesa, si è iscritta a un corso di recitazione e frequenta anche lezioni di canto. Dice che vuole «esprimere l’anima finché c’è fiato». In casa sua regna l’ordine, ma anche l’accoglienza: non manca mai un vassoio di biscotti o un consiglio gentile.
C’è una cosa che Rosanna fa meglio di chiunque altro: le torte. Squisite, profumate, soffici. Ho avuto modo più volte di assaggiarle, visto che ogni tanto, le faccio anche la spesa. È un gesto semplice, ma lei lo accoglie con una gratitudine così genuina che quasi mi commuove. «Sei un angelo», mi dice ogni volta, porgendomi una fetta di torta ancora calda in cambio. E io penso che, in fondo, sia lei il vero dono. D’inverno mi invita nel suo salotto caldo a gustarne una fetta con una tisana ai frutti di bosco, mentre d’estate apparecchia la tavola sotto un piccolo porticato. Lì c’è sempre un’aria fresca e pulita, e il profumo dei fiori,curati con pazienza, forse da un giardiniere, rende tutto ancora più magico. Quelle merende all’ombra sono piccoli momenti di gioia autentica.
Le sue amiche sono personaggi altrettanto vividi. Lucia cambia pettinatura ogni giorno e racconta ancora del suo amato di gioventù con occhi ancora brillanti. Giovanna, la nostalgica, ricorda i suoi anni da maestra e si commuove con facilità, ogni volta che passa un ragazzino..e infine Teresa, la più silenziosa, parla poco ma con grande peso.
Spesso, dopo la messa, si siedono sulla panchina della piazza e commentano la vita. Un po’ di pettegolezzo, qualche risata e tanta complicità, ma sempre con quell’ironia che solo le donne intelligenti e di cuore sanno usare.
In un mondo che corre senza guardarsi attorno, mi rendo conto che "le Signore del Rosario" ci insegnano che la vera ricchezza sta nei gesti semplici, nell’affetto sincero, nella cura delle cose belle. E Rosanna, con le sue torte, i suoi fiori e il suo modo di volerti bene senza chiedere nulla in cambio, è la prova che esistono ancora persone che rendono il quotidiano un piccolo incanto...❤️
𝒮𝓌𝑒𝑒𝓉𝒜𝓇𝒶𝓁𝑒 ➰🖋️
"Hai sempre pensato che io fossi innamorato di te, invece lo hai solo immaginato."