«C’è un’ora d'ombra sul cammino in cui la foresta depone la sua severa verticalità per sdraiarsi nel fango di una grande pozza d'acqua piovana. La superficie, immobile e lucida come uno specchio scuro, divide lo spazio in due fogli simmetrici, dove i secolari fusti degli alberi e le striature d’oro del crepuscolo sprofondano capovolti verso il centro del mondo. In questa pozzanghera nuda, il sopra e il sotto perdono le loro antiche linee di separazione. Chi si china su questa sponda scopre la continuità fluida di un legame segreto che risana l'occhio. Pochi fili d'erba scura rompono il bagnato ai bordi, piccoli testimoni terrestri di un transito che ha esaurito ogni fretta. Esistere si rivela allora in questo naufragio speculare: un accordo intimo e indivisibile in cui l’anima, spogliata delle sue molte maschere, si riconosce nello sguardo delle cose e riceve la morte della luce come un inizio immacolato»
(Sosio Giordano)









