Ospedale degli Innocenti di Firenze: Parte terza
Ospedale degli Innocenti di Firenze
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Ma come era strutturato l'ospedale?
Il cortile delle donne fu realizzato nel 1439, progettato da Francesco della Luna, dopo che il Brunelleschi aveva lasciato a questi la commissione per iniziare altri lavori. Il cortile fu rimaneggiato nell'Ottocento, poi nel 1969 fu riportato all'aspetto originale.
Il balcone che domina il cortile, è quello originario del 1493. Si tratta di una loggia usata per stendere i panni, mentre ora è diventata una delle terrazze panoramiche più suggestive di Firenze per ammirare la città.
Il cortile degli uomini è in parte stato progettato dal Brunelleschi, ma fu realizzato in fasi successive. Il colonnato del 1443 richiama il loggiato esterno, che venne sopraelevato con una galleria nel 1470. La decorazione a graffio del 1590 riporta l'unione tra l’ Ospedale degli innocenti, Sangallo e Santa Maria della Scala. Qui infatti vengono riportati i rispettivi stemmi. Nello stesso anno venne posizionato l'orologio che si vede sulla torre, ma che fu sostituito con uno nuovo nell'Ottocento ed ancora funzionante.
Attraverso una vetrata si possono notare cataste di documenti conservate in quello che è l'archivio storico della struttura e in cui viene custodita tutta la lunga storia di questo istituto. Alla fine del Settecento si decise di raccogliere in un unico ufficio tutto il materiale archivistico.
All'origine questo ambiente era il refettorio maschile, si trattava di una grande sala affrescata, in cui successivamente venne posta una grande libreria in legno di cipresso che correva lungo tutte le pareti, sopra le quali vennero realizzate dodici lunette con palchetti e cartigli su cui descrivere il materiale in esso contenuto.
Nel Novecento vennero aggiunti degli armadi e dei terrazzi trasversali che divisero la sala in più sezioni. L'ingresso nell'archivio era consentito soltanto agli amministratori e agli impiegati, che potevano consultare i documenti su dei banconi o dei leggieri posti sulla balaustra. L'archivio storico conserva ancora tutto questo materiale con il quale si può ricostruire tutta la storia dei bambini e delle bambine accolte, il tipo di istruzione a cui sottostavano e la vita economica sociale e culturale della città.
Il loggiato progettato tra il 1419 e il 1427 dal Brunelleschi, è una delle prime architetture civili rinascimentali realizzate, in questa struttura si accoppia la pietra grigia con profili su intonaco bianco. I putti in fasce presenti sono di terracotta invetriata, realizzati da Andrea della Robbia. Oggi sono diventati il simbolo degli Innocenti e ornano questo colonnato dal 1487. Fino al 1875, il loggiato era adibito a luogo di accoglienza dei “gettatelli”, deposti all'interno della finestra ferrata. Anche la piazza antistante è ispirata specularmente alla Loggia dei Serviti e al portico della chiesa della Santissima Annunziata.
Il 30 giugno del 1875 veniva posto fine all’abbandono anonimo dei bambini. Da questo momento in poi i nascituri saranno ricevuti dall'ufficio di consegna dell'Istituto posto all’entrata, che ne registrava le generalità. Nel 1891 l'ufficio si trovava nella sala Grazzini, accanto ad un ambiente in cui veniva monitorata la salute dei piccoli arrivati. Veniva attrezzata una sala di osservazione dei nuovi arrivati per evitare contagi. Era infatti molto facile che i bambini giunti portassero qualche malattia contagiosa con loro.
Dunque i medici dovevano diagnosticarla e curarla, possibilmente isolando i piccoli pazienti per evitare pandemie. Ad ogni lettino vi era una piccola cartellina con una matita per riportare giornalmente annotazioni ed aggiornamenti che riguardavano il piccolo degente. Spesso questi bambini avevano la sifilide e dunque anche la loro balia veniva inclusa nella terapia. Molto utile fu il metodo Wassermann che dal 1906 diagnosticava con certezza la presenza di questa malattia. Delle infermiere accudivano sia i piccoli che le loro balie nei molto candidi camicia bianchi. Il letto della balia era posizionato sempre vicino a due culle.
Nella parte superiore della struttura è conservato l'imponente ciclo pittorico realizzato da Alessandro Allori tra il 1535 e il 1607. Questo è stato distaccato da dove venne realizzato nel 1825. Conservato dapprima agli Uffizi, in seguito arrivò all' Istituto degli Innocenti.
Si tratta di nove affreschi qui esposti dal 1971, che rappresentano la Creazione di Eva, il Peccato Originale, la Cacciata dal Paradiso terrestre e sei figure di Profeti che, facendo riferimento all'Antico testamento, annunciano la venuta di una donna pura venuta per salvare l'umanità.
Ognuna di queste figure ha un attributo identificativo che aiuta a riconoscerli: Giona è in compagnia di un pesce, Mosè detiene le tavole dei Dieci Comandamenti, Re David tiene in braccio una lira, mentre Geremia viene riconosciuto solo dal suo nome scritto accanto a lui.
Le pitture rievocano quelle di Michelangelo della Cappella Sistina in Vaticano, da cui Allori aveva tratto ispirazione per decorare la volta della Cappella Montauti della dirimpettaia chiesa della Santissima Annunziata.
Sempre in questa area dov'è situata la cappella, sono posizionati due frammenti di un affresco attribuito a Lorenzo Monaco, risalenti ai primi anni del Quattrocento. Questi provenivano da Santa Maria Nuova nel cenacolo di Ognissanti, l'affresco raffigura una Crocefissione con la Madonna e San Giovanni Evangelista. Realizzato probabilmente nel 1400 -1410 per il Convento degli Oblate di Santa Maria Nuova. Si tratta di un'iconografia particolarmente diffusa nei luoghi di cura e di sepoltura. Compaiono San Giovanni e la Madonna seduti a terra posti ai piedi della croce, il loro aspetto è visibilmente dolente, appesantito dai toni grigi che rimandano alla sofferenza e al conforto.
Nel 1445, una volta aperto l’ospedale vennero ampliati gli spazi per il priore ospedalingo che così poteva avere la sua abitazione all’interno dell’edificio. Vennero realizzati così tre ambienti che portarono alla prima modifica architettonica dell’impianto del Brunelleschi. Opere che rialzarono il corpo di fabbrica della facciata.
Il vestibolo tra la camera e lo studio del priore situato in corrispondenza dell’ingresso dell’ospedale venne poi impreziosito nel 1612 con un affresco di Santa Caterina d’Alessandria realizzato da Bernardo Barbatelli detto Bernardino Poccetti tra il 1553-1612. L’attribuzione è certa, perché il quadro è firmato inoltre è stato ritrovato un documento qui archiviato, che conserva la registrazione del pagamento versato al pittore.
La scena raffigura Santa Caterina che sta convertendo al cristianesimo cinquanta Dotti, convocati dall’imperatore romano per confutare le tesi religiose della donna. Tra i visi riprodotti c’è il ritratto di un amico, Gengia Ferravecchio, Dante e probabilmente anche l’autoritratto dell’artista.
Il Poccetti venne ospitato per alcuni anni presso l’ospedale (tra 1610 e 1612), quando dipinse alcune opere per la famiglia de’ Medici nel loggiato della facciata, tra cui la storia degli innocenti posto nell’antico refettorio delle donne.
Le stanze del priore hanno assolto a diverse funzioni nel tempo e dal 1971 sono diventate percorso museale. Furono chiuse per un periodo di tempo per diventare Uffici dell’ Amministrazione. Oggi per fortuna sono state restituite ai visitatori.
Tra gli ambienti costruiti nel 1599 compare il coretto, qui venivano ospitate inizialmente le nocentine (o innocentine) e poi le balie di casa che si occupavano dei neonati, nel 1619 il coretto venne usato per permettere alle fanciulle e alle baie di assistere alle funzioni religiose senza essere viste. L’educazione religiosa impartita alle nocentine prevedeva la cura quotidiana di figure sacre o di piccoli altari come quelli conservati in questo ambiente, così si svolgeva la vita quotidiana degli ospitati tra lavoro e preghiera.
La Cappellina delle suore come comunemente viene chiamata, era parte dell'oratorio costruito nel 1955, quando la cappella interna posta vicino al cortile delle donne venne destinata a scuola di puericultura. La Curia Fiorentina ottenne dall'Amministrazione degli Innocenti, l'autorizzazione a costruire un oratorio per le suore di Santa Marta che risiedevano presso l'Istituto già dal 1938 e che svolgevano diverse funzioni assistenziali.
L'oratorio venne consacrato il primo dicembre nel 1956 da Don Attilio Piccini, parroco e archivista dell'Istituto. La cappella fu dedicata al Santissimo Crocifisso, questo per la presenza sopra all'altare di un crocifisso ligneo risalente al XVI secolo.
Un'area è dedicata alla galleria degli affreschi ed ospita una stupenda collezione di opere distaccate da diversi ambienti fiorentini in varie epoche e qui alloggiati dalla Sovraintendenza alle Gallerie Fiorentine nel 1971 a seguito della disastrosa alluvione del 4 novembre 1966 che arrivò a sommergere il seminterrato dell'Istituto degli Innocenti.
Sono tutti affreschi provenienti da edifici del centro storico. La pinacoteca venne inaugurata nel 1971 alla presenza di alcuni rappresentanti del Canada che aveva contribuito al restauro.
Riccardo Massaro













