Via Santa Margherita e le Torri dei Giuochi
VIA SANTA MARGHERITA E LE TORRI DEI GIUOCHI
Via Santa Margherita, situata tra via del Corso (1) e via Dante Alighieri, prende il nome da una delle più antiche parrocchie di Firenze comprese nella prima cerchia muraria della città.
Le prime notizie della chiesetta, dedicata a Santa Margherita d'Antiochia, protettrice delle partorienti, risalgono al 1032. E’ conosciuta anche come S. Margherita dei Cerchi dal nome della famiglia che ne detenne il patronato sin dal 1353, insieme agli Adimari e ai Donati. Pur avendo subito restauri e rimaneggiamenti nel corso del tempo, conserva ancora alcune caratteristiche architettoniche testimoniate dal disegno quattrocentesco del Codice Rustici: inserite in un fronte di case in uno stretto vicolo, la facciata a capanna mostra un portale con lunetta a tutto sesto, sormontato da un profondo protiro pensile in muratura (sostituito in seguito da una tettoia a doppio spiovente) e tre finestre circolari.
Codice Rustici, Chiesa di Santa Margherita, 1450
Santa Margherita fu la parrocchia della famiglia Portinari ed essendo vicinissima all’abitazione degli Alighieri, si ipotizza che fosse uno dei luoghi d’incontro di Dante e Beatrice. Inoltre, tradizionalmente è considerata “la Chiesa di Dante Alighieri” anche perché qui, secondo la tradizione, vi fu celebrato il suo matrimonio con Gemma Donati (2), la cui potente famiglia aveva case e torri nella zona. La chiesa ebbe il titolo di parrocchia fino al 1831, quando se ne assunse la prerogativa la vicina chiesa di Santa Maria dei Ricci in via del Corso, che da allora si chiamò “Santa Margherita in Santa Maria dei Ricci”. Una tradizione difficile da interrompere vuole che l’antica chiesetta accolga le spoglie di Beatrice Portinari, che invece dovrebbero trovarsi nella tomba della famiglia del marito Bardi, in Santa Croce.
Oltre che caratterizzarsi per la presenza della facciata dell'antica chiesa, via Santa Margherita presenta, dal lato del Corso, una volta, detta volta de' Giuochi, che un tempo collegava le proprietà che questa famiglia aveva ai lati della strada. Il casato dei Giuochi, composto da "antichissimi e gentilissimi uomini", come scrisse il Malispini nella prima cronaca fiorentina in volgare, poteva vantare componenti illustri: alcuni parteciparono alla crociata del 1147 insieme a Cacciaguida, trisavolo di Dante Alighieri, ed altri furono Consoli nel 1188. Sembra che il loro nome derivi da un gioco dell'epoca matildina (3).
Nel XIII secolo i Giuochi si divisero tra parte Guelfa e parte Ghibellina. Nel 1258 gli esponenti guelfi furono espulsi dalla città e poterono rientrare solo due anni dopo quando i ghibellini vennero sconfitti nella battaglia di Montaperti, scontro in cui uno dei capitani dell'esercito guelfo fu proprio Jacopo Giuochi. Dopo il 1260 i componenti della parte ghibellina della famiglia furono esiliati o esclusi dalle magistrature, iniziando così il loro declino economico. La parte guelfa ebbe invece priori nel 1323 nel 1324 ma si estinse nel 1381 con Cesare di Gherardo.
Sicuramente Dante Alighieri frequentò alcuni membri della famiglia, dato che abitavano a pochi metri di distanza l’uno dall’altro ed appartenevano allo stesso partito guelfo; nel XVI canto del Paradiso, attraverso le parole del suo trisavolo Cacciaguida, citò i Giuochi fra le famiglie più importanti della Firenze medioevale: "Grand'era già la colonna del Vajo/ Sacchetti, Giuochi, Fifanti, e Barucci/ Galli e quei ch'arrossan per lo staio."
Stemma lapideo dei Giuochi, SMN
Il loro stemma, diviso in sei bande verticali alternate argento e nero, è ancora visibile, scolpito in pietra, nell’avello sulla piazza Santa Maria Novella sul fianco della chiesa e nel chiostro di San Benedetto (4).
I Giuochi ebbero case, loggia e torri nel popolo di Santa Margherita, accanto alla piazza che porta il loro nome, ma alla fine del Quattrocento, dopo l’estinzione della famiglia, gli edifici subirono vari passaggi di proprietà e, nel tempo, furono inglobati nelle costruzioni adiacenti.
Le proprietà della famiglia dei Giuochi sono individuabili nella planimetria riportata nel testo di Loris Macci e Valeria Orgera. Nel seguente particolare planimetrico di una parte del Sesto di Porta San Piero, le torri dei Giuochi sono indicate con i numeri 34 (via Santa Margherita n. 13r) e 35 (via Santa Margherita n.1) mentre la loggia, che si affacciava sulla piazza dei Giuochi, è rappresentata con un quadrato diviso da una diagonale. Nel disegno sono inoltre evidenziate le torri ed i beni delle altre famiglie della zona con cui i Giuochi dovevano aver stretto patti ed alleanze come era in uso nella Firenze medioevale.
Torre dei Giuochi, Via S. Margherita n.1
La torre dei Giuochi in via Santa Margherita n.1, per secoli inglobata negli edifici vicini, venne ritrovata, assai manomessa, solamente negli ultimi anni dell'Ottocento, quando una commissione di nomina comunale si mise alla ricerca dell’abitazione natale di Dante. Il poeta stesso, infatti, aveva scritto che la casa dei suoi avi si trovava nel popolo di San Martino al Vescovo, nei pressi della Chiesa di Santa Margherita.
Esaminando gli edifici posti tra via San Martino (ora via Dante Alighieri) e via Santa Margherita, e trovando i resti di una torre, la commissione ipotizzò che fosse quella la casa degli Alighieri. Quando ci si accorse dell’errore, l'architetto Giuseppe Castellucci
aveva già concluso, agli inizi del Novecento, i lavori della casa di Dante, annettendo e trasformando la Torre dei Giuochi.
L’altra torre, posta in adiacenza della “volta dei Giuochi”, corrispondente all’attuale numero civico 13r di via Santa Margherita, è citata nel 1378 in un documento conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze che attesta come, in quella data, la torre era già passata alla famiglia Riccardi che, a loro volta, l’avevano venduta a Sandro Portinari, nipote diretto di Manetto, fratello di Beatrice: “Gio. del fu Riccardo Riccardi del popolo di San Romolo vende a Giò ò del fu Sandro Portinari del popolo di Santa Margherita una torre con scala nella casa del venditore con la volta sulla scala nella via pubblica di Santa Margherita col Patto di potervi fabbricare secondo il giudizio di Matteo Villani cittadino Fiorentino, due case contigue dalla parte opposta della torre del prezzo di Fiorini 805” (5).
Intorno alla metà del Trecento, la famiglia Portinari (6) si era divisa in due rami, con i due figli di Giovanni di Manetto di Folco, Sandro e Adovardo. Lo stemma della famiglia era uno scudo d'oro con una porta inserita in un portale sorretto da due leoni rampanti. Oggi la torre, appartenuta ai Giuochi e poi ai Portinari, è ancora riconoscibile nella porzione di filaretto nella zona a piano terreno dove è collocata l’enoteca “Antica Bottega”.
Stemmi delle famiglie che possedettero la torre in Via Santa Margherita n. 13r 6
Alla fine del Cinquecento, nella rappresentazione di Stefano Buonsignori, è possibile notare che le due torri non erano già più individuabili nella cortina degli edifici di via Santa Margherita.
Volta dei Giuochi Chiesa di Santa Margherita S. Buonsignori, Nova pulcherrimae civitatis Florentiae topographia accuratissime delineata, 1584, part.
Nel 1772 la stanza voltata (7), che ora corrisponde al n.13r, era di proprietà del Monastero e Monache di Faenza dette di San Salvi (8) e, come attesta la Decima Granducale, era così descritta: “Una stanza in volta che serve ad uso di magazzino colla riuscita e porta sotto la Volta di Santa Margherita chiusa, in luogo della quale attualmente vi esiste un armadio, posta nel Popolo di Santa Margherita e di rimpetto alla detta chiesa, alla quale confina via che riesce sotto la volticciola di Santa Margherita, Domenico Nardi con la botteghina ad uso di occhialaio, Gaetano Mati con una stanza che serve per quocere cioccolata, e ad uso di magazzino, ed il Priore Nencioni con casa di suo proprietà.” (9)
Nel 1776 le monache vendettero la stanza a Maria Anna Luisa Falli, figlia di Giuseppe Falli, che possedeva altri beni al piano terra tra il Corso dei Barberi (10) (come continuava a chiamarsi l’attuale via del Corso) e piazza dei Donati, tra cui anche una drogheria che affacciava sul Corso (corrispondente allo storico locale Cucciolo).
O. Warren, Planimetria di Firenze, 1749
Nel 1789, alla morte di Anna Maria Luisa i beni passarono alla sua matrigna Caterina, vedova di Giuseppe Falli; il vano fungeva da “annesso della spezieria degli eredi Falli” e veniva descritta sempre come una “stanza ammattonata, ed in volta con porta rimurata, e finestrina sopra con ferrata, ed altra finestrina ” (11).
Nonostante i successivi vari passaggi di proprietà il magazzino, al piano terreno dell’antica torre dei Giuochi, doveva far sempre parte dell’antica spezieria della fine del Settecento, dato che nell’Indicatore Generale del 1889, ai piani terreni delle edifici tra via Santa Margerita, il Corso e piazza dei Donati, esercitavano la loro attività di “droghe medicinali, prodotti chimici, articoli per le arti” la ditta Davani, Bossi , e C..
R. Sorbi, Il matrimonio di Beatrice, 1928
Foto pubblicata nel libro Firenze delle Torri di Piero Bargellini
Nel 1928 il pittore fiorentino Raffaele Sorbi (1844 - 1931), noto per i suoi dipinti di ambientazione storica, ritrasse il momento in cui Beatrice Portinari e Simone de’ Bardi, nel giorno del loro matrimonio, uscivano dalla chiesa di Santa Margherita. A destra del quadro proprio accanto alla figura di Dante, è rappresentata la bottega di proprietà del Corsani.
L’ambientazione medioevale, in cui tutte le facciate della strada erano rappresentate in pietra, fanno certamente riferimento anche alla nuova riqualificazione della zona in chiave neogotica che aveva visto, nei primi decenni del Novecento, ricostruire la “casa di Dante”.
I passaggi di proprietà si sono poi succeduti senza lasciare traccia di notizie di rilievo. Il magazzino divenne bottega a se stante cambiando affittuari ed attività molte volte.
In una foto dei primi anni Settanta, pubblicata nel libro Firenze delle Torri di Piero Bargellini ed Ennio Guarnieri, è perfettamente visibile la bottega al 13r e le tracce murarie dell’antica torre.
Chiara Martelli e Anna Claudia Palmieri
(1) La via, che va da via del Proconsolo a via dei Calzaiuoli, giungeva alla porta di San Piero. Per questo la strada era un tempo chiamata via o corso di Por San Piero
(2) Molti studiosi invece affermano che le nozze furono celebrate nella chiesetta di San Martino
(3) L’epoca matildina si riferisce al periodo storico dominato da Matilde di Canossa, vissuta tra l’XI e il XII secolo. A lei si deve la costruzione delle mura della “cerchia antica” di Firenze
(4) ASFi, Ceramelli Papiani, 2421
(5) 5 ASFi, S. Maria Novella, doc.13, giugno 1378
(6) Famiglia fiorentina originaria di Fiesole si stabilì a Firenze dopo la distruzione della loro città nel 1125. Il primo personaggio di questa casata, ricordato in documenti fiorentini, è " Torrosianus Portonarii ", padre di Ricovero, a sua volta padre di Folco, fondatore dell'ospedale di Santa Maria Nuova e padre - secondo la tradizione risalente al Boccaccio - di Beatrice. I Portinari, tra le famiglie consolari del primo cerchio, ebbero le loro case nei pressi della chiesa di Santa Margherita nel Sesto di Porta San Piero. Folco di Ricovero e i suoi familiari, professandosi guelfi neri, poterono restare indisturbati in Firenze, continuando a esercitare i loro traffici e consolidando la propria posizione sociale con alleanze matrimoniali con le maggiori casate fiorentine, quali i Biliotti, i Caponsacchi, i Cavalcanti, i Soderini, gli Strozzi. La loro attività bancaria subì una prima crisi nel 1397 senza gravi conseguenze, perché l'organizzazione e il funzionamento decentrato dei banchi permise il salvataggio di gran parte dei capitali
(7) I passaggi di proprietà dal Quattrocento al 1772, come stabilito con la committenza, non sono oggetto di questa ricerca
(8) Le Monache di Faenza, dette di San Salvi, erano Vallombrosane che un tempo vivevano nel convento di San Giovanni Evangelista, presso porta a Faenza, distrutto nel 1531 per volontà di Cosimo I al fine di edificare in quel luogo la Fortezza medicea
(9) ASFi, Decima Granducale 2220, Anno 1772, arroto 36
(10) Via di Por San Pietro assunse la denominazione di via del Corso per essere uno dei tratti principali del lungo il percorso (dal ponte alle Mosse a porta alla Croce) dove veniva 'corso' il palio, cioè la corsa dei barberi (cavalli scossi, senza fantino) in onore di San Giovanni Battista, patrono di Firenze, il 24 giugno di ogni anno
(11) ASFi, Catasto Lorenese 226, Firenze, Anno 1789, Arroto 15