L'album "Department of Biology" di David Cronenberg's Wife, in uscita il 1 Maggio 2026, esplora temi di sesso, morte e mutazioni attraverso canzoni cariche di atmosfera. Ogni traccia racconta storie che oscillano tra mito e realtà, con influenze cinematografiche e letterarie, creando un'esperienza unica e immersiva per l'ascoltatore.
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Jung Kook of BTS stands before the BAZAAR camera, allowing us a glimpse into his extraordinary life.
Non c'è dubbio che JungKook abbia talento e carisma. Sia come solista che in quanto “maknae” (membro più giovane) del gruppo stellare dei BTS, JungKook ha abbattuto barriere e spianato la via per gli altri artisti asiatici. Ha ormai superato i 10,75 miliardi di stream totali su Spotify, con la sua musica—un record assoluto per un solista asiatico—ed è pure stato incluso nella lista dei 200 cantanti più grandi di tutti i tempi, stilata da Rolling Stones. È tutto questo grazie alla sua limpida ed impeccabile voce da tenore, che gli ha permesso anche di cambiare la concezione del K-pop a livello globale.
Al momento, JungKook è impegnato in un tour mondiale con gli altri sei membri dei BTS. Il gruppo sta promuovendo il suo ultimo album, Arirang, e JungKook è tornato decisamente nel suo elemento, il luogo in cui si trova più a suo agio, in cui si sente più vivo: il palcoscenico.
Il musicista – versatile e poliedrico, con le sue abilità da performer, cantante e ballerino — nonché global brand ambassador per Hublot, ci parla del suo ritorno sulle scene, di come ci si sente a ballare di nuovo insieme agli altri membri dei BTS e del perché per essere un grande artista non basti il talento, ma ci voglia dedizione.
JungKook, a parole sue
Le tappe dei BTS a Goyang, vale a dire i concerti <BTS World Tour ‘Arirang’ in Goyang>, si sono concluse giusto ieri. Questo è il vostro primo tour mondiale dopo circa quattro anni. Come ti senti?
JK: È passato davvero tanto tempo dal nostro ultimo concerto, e ci siamo preparati a questo tour con grande impegno e cura, quindi non sono particolarmente agitato o preoccupato. Però l'impressione è quella di esser rimasto confinato in un altro universo, prima di tornare. Ora come ora, sono emozionato al solo pensiero dei viaggi che faremo grazie al tour e di tutte le/gli ARMY che incontreremo in giro per il mondo. Quando sono sul palco - quando ballo e canto, sentendo le grida del pubblico - mi sento decisamente più me stesso. Anche se mi brucia la gola e sono sudato marcio, sì, penso quello sia il momento in cui mi sento maggiormente ‘vivo’.
Questo è sia il tuo primo incontro che la tua prima copertina per BAZAAR. Se pensiamo al concept di questo servizio, la definizione che potremmo darne è “una normale esistenza straordinaria”. È stato un po' come assistere alla giornata di una star anticonformista che trascorre il proprio tempo in modo non convenzionale, fosse anche solo a casa propria. Come ti è sembrato il servizio fotografico? Tutti i membri dello staff ti hanno definito un vero "gentiluomo"
JK: Mi è piaciuto tutto di questo servizio, l'atmosfera, le tempistiche ed il ritmo. Solitamente, trovo i servizi fotografici un po' difficili. Proprio non riesco ad abituarmici. E invece le riprese con <Bazaar> sono diventate un bel ricordo (ride).
Hai partecipato a questo progetto di copertina in qualità di global brand ambassador per Hublot. I tuoi rapporti con Hublot risalgono già alla Coppa del Mondo tenutasi in Qatar nel 2022, però. Hublot era uno degli sponsor ufficiali e, in quell'occasione, tu ti sei esibito alla cerimonia di apertura con “Dreamers”. Dev'essere stata un'esperienza inedita esibirti di fronte ad un pubblico così diverso, ovvero i tifosi calcistici.
JK: Ricordo di avervi partecipato con entusiasmo e vera gioia. Ma, soprattutto, è stato un onore enorme già solo poter salire su quel palcoscenico. Vorrei cogliere questa occasione per ringraziare tuttə coloro che mi hanno affidato questa performance e, se mai ci sarà un'altra opportunità, mi piacerebbe molto tornare ad esibirmi di nuovo per i Mondiali di Calcio.
In che modo ti rivedi e ritrovi nella visione artistica di Hublot? In cosa Hublot e JungKook sono simili, secondo te?
JK: Direi che Hublot ed io abbiamo stili ed un'estetica simili? Avverto una certa affinità. Sono una persona che agisce di cuore più che di testa. In altre parole, mi trovo meglio nel trasmettere l'atmosfera di un dato momento invece di spiegare informazioni in modo più analitico e preciso. Credo che questo tipo di impressioni ed atmosfere nude e crude siano ciò che io ed Hublot abbiamo in comune.
In previsione del nuovo album, <Arirang>, i BTS hanno partecipato ad un ritiro creativo. A questo proposito, tu hai detto “Avremo scritto qualcosa come 100 canzoni. Mangiavamo, facevamo esercizio, ci lavavamo, dormivamo e – a parte quello – non abbiamo fatto che concentrarci sulla nostra musica.” Pensi che questa esperienza sia diventata una svolta fondamentale nel vostro percorso artistico, di crescita e nel tuo modo di concepire la musica?
JK: Credo il mio modo di concepire la musica sia in continua mutazione, a seconda della situazione e del momento. Detto ciò, credo di aver visto ed imparato un sacco, durante questo ritiro creativo. In parole povere... credo di avere ancora tanta strada da fare (ride).
Qual è stato il momento più divertente o piacevole nel preparare questo album? Il video musicale di “2.0”, che avete rilasciato di recente, è un ironico tributo al film <Oldboy> e, a giudicare dal risultato, immaginiamo ci siano state tantissime risate, durante le riprese.
JK: Innanzi tutto, non vedevo l'ora l'album fosse finito e che potessimo pubblicarlo il prima possibile. Quindi, di fatto, ogni momento della sua creazione è stato piacevole. Riguardo “2.0”, la parte più divertente è stata imparare la coreografia. Ed era da un sacco di tempo che i membri non si ritrovavano tutti insieme per ballare.
Il JungKook che sentiamo in “FYA” sembra completamente diverso da quello che canta “Like Animals”. Un famoso vocalist ha detto, “Un cantante è un attore che interpreta storie attraverso le sue melodie.” E tu? Quando canti i brani di quest'album, sei puramente te stesso o lo fai adottando identità che meglio si abbinano al testo e alla melodia di ogni pezzo? O si tratta forse di manierismo intenzionale?
JK: Non sono il tipo da avere così tante sfaccettature. Più che calarmi in un'altra personalità, penso ciò che faccio sia più simile al recitare una parte.
Come dice il tuo motto,“Meglio morire che vivere senza passione”, è stato il tuo desiderio di miglioramento ad averti reso il cantante che sei ora. Quanto pensi conti l'impegno nel diventare un grande artista?
JK: Personalmente, credo che diventare un grande artista sia per metà questione di talento e per metà di impegno. Ma anche se l'impegno è "solo" una metà, dare il 50% non è sufficiente. Bisogna dare più del 100% per riuscire a raggiungere quel 50%
Anche le celebrità più note e glamour sicuramente avranno ansie e preoccupazioni personali. Che cosa ti frulla per la mente, di questi tempi?
JK: Mmh… Penso a come poter essere più felice, direi? (ride)
"Gathering Dust" dei Soft Top è un album indie rock che esplora un mondo onirico e comatoso attraverso un linguaggio sonoro intimo e dettagliato. La band crea un equilibrio tra narrazione e produzione, riflettendo emozioni universali quali amore e perdita.
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Intervista impossibile: Ho combattuto a Campaldino. Prima parte
Ho combattuto a Campaldino
Prima parte
Racconto della vita di un protagonista di un fiorentino: Pagolo di Francesco di Banco
In nomine Dòmine nostro Signor Jesus Christy amen – anno dòmini MCCCXXVII Ab incarnatione.
Mi chiamo Pagolo di Francesco di Banco. Sentendomi vicino al trapasso ho deciso di raccontare, per lasciare memoria della famiglia, ai miei cari nipoti e figli. Tutto iniziò con Ottone I conosciuto con il nome di Ottone il Grande della stirpe dei Liudolfingi era l’Imperatore della Francia Orientalis, originario della Sassonia. Scese in Italia nel 962 per sottomettere Berengario II re d’Italia che si era ribellato. Nell’esercito di Ottone, vi era un mio antenato Sigismondo “lunga lancia”, il quale per aver combattuto con onore ebbe in regalo un terreno nella Tuscia nella valle Pesa e creato Cavaliere Palatinato. Su quel terreno vi costruì il castello di Bibbione, abitandovi come signore e Vassallo dell’Imperatore Nell’undicesimo secolo, Firenze si volle estendere nella Val di Pesa, conquistando e distruggendo il nostro castello, obbligandoci a inurbarci in città, vicino alla Porta Aurea nei pressi della Badia fiorentina, costruita da Willa di Toscana o di Provenza madre di Ugo il Grande.
I miei antenati si inserirono bene nel tessuto cittadino, partecipando alla vita politica e mercantile dando tre Consoli e altri al Senato, facendo parte dei “cento boni Homines”. Furono mercanti di lana e seta possedettero opifici, tiratoi, magazzini e fondachi. La merce di qualità era ricercata in Italia e Europa. Al tempo dell’uccisione di Buondelmonte dei Buondelmonti ci fu la divisione cittadina in Guelfi sostenitori del Papa Celestino V Pietro Angelieri e Ghibellini sostenitori dell’Imperatore Ottone IV, di quella fazione facevano parte gli uccisori di Buondelmonte. I miei antenati benché nobili si schierarono con i primi subendo tutte le conseguenze dovute a tale scelta. Dopo la sconfitta subita dai senesi nella tragica battaglia di Montaperti, mio padre Pagolo e tutti i componenti della famiglia furono costretti a lasciare la città e andare in esilio.
Incomincia l’addestramento dei fiorentini, il tentativo di evitare la guerra
Martinella sulla Torre di Arnolfo in Palazzo Vecchio.
Dopo la vittoria dei Guelfi a Benevento, con la morte di re Manfredi, rientrammo a Firenze. Per aver perso case, opifici, il tiratoio dell’Uccello, magazzini e ricevemmo dal comune 500 fiorini come risarcimento. Con quella somma mio padre Francesco fece ricostruire il tiratoio e riaprire una gualchiera e ricominciò a lavorare la lana e la seta. Nel 1289 la Parte Guelfa governava Firenze, tutto andava per il meglio, finché un giorno di maggio di quell’anno, venne attaccata la campana detta Martinella o Bellifera, che suonando avvertiva il popolo di una imminente battaglia.
La battaglia doveva essere contro i Ghibellini di Arezzo. Fu tentato fino all’ultimo di evitare lo scontro, trovando dalla parte aretina un attento ascoltatore nel Vescovo Guglielmino degli Ubertini. Anche lui voleva evitare la guerra, ma in cambio pretendeva molto denaro e protezione per sé e per la sua famiglia. Ma in ultimo si ritirò temendo di essere scoperto e ucciso. Infatti, i governanti della gitta scoprirono il suo gioco e pensarono di farlo uccidere dal nipote Guglielmino Ranieri dei Pazzi del Valdarno detto “Pazzo”, ma costui rinunciò non sentendosela di uccidere un parente.
Così Firenze, si mosse c con il suo esercito, per sconfiggere i “Botoli Ringhiosi” di Arezzo. Per me e per molti giovani fiorentini era la prima volta che andavamo in guerra. I preparativi, furono lunghi e meticolosi. Nei popoli cittadini, si addestravano i cittadini all’uso delle armi e al combattimento. Essendo la mia famiglia nobile dovevo possedere un cavallo, mantenerlo per usarlo in caso di guerra. Facevo parte insieme ad altri giovani del mio popolo alla cavalleria del Sestriere di San Pier Scheraggio, al comando del mercante Vieri de Cerchi. Dei miei amici, uno lo ricordo con affetto: Durante Alighieri Giunse detto Dante, allievo di Ser Brunetto Latini poeta e politico. Dante, apparteneva alla piccola nobiltà essendo discendente di Cacciaguida Alisei cavaliere crociato in Terra Santa. Di suo padre; Bellincione le male lingue dicevano che faceva il cambiatore e lo strozzino. Giunse finalmente il giorno in cui l’Oste Guelfa si mise in marcia per raggiungere Arezzo.
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