Premetto, non sono mai stata una ragazzina da legare alla sedia, che non sta zitta un secondo, che salta sui tavoli.
Sono sempre stata una di quelle bambine che dove le metti stanno.
Poca o nulla confidenza agli sconosciuti, anche se bambini, sempre molto ligia alle regole, sempre molto attenta a non far male a nessuno, a non fare troppo rumore per non disturbare, a camminare in punta di piedi.
Ma comunque ero una bambina, e qualche uscita di testa ogni tanto la facevo. E nonna mi minacciava in diversi modi, nonostante fosse la persona più buona e assolutamente incapace di far del male a qualcuno che io abbia conosciuto in questi 29 anni (e probabilmente che io mai conoscerò nella vita di qui in avanti).
Quindi di tanto in tanto arrivava una ciabatta volante, se pur con la mira di un cieco che gioca a freccette, ogni tanto una corsa scoordinata ed eccessivamente lenta lungo il corridoio con la cucchiarella in mano..
Ma stamattina, come tutti i sabati mattina, passa sotto casa un furgoncino che recita la sua pubblicità. Un po’ nello stile dell’arrotino, per capirci, ma di mestiere non fa l’arrotino. E mi tornano in mente i flash di quando arrivava la minaccia più paurosa di tutte “guarda che ti faccio porta via dallo stracciarolo”.
Adesso. Io che lavoro faccia lo stracciarolo, o se esista anche fuori da Roma, non lo so, non l’ho mai capito. Sta di fatto che il megafono sul furgoncino recita a ripetizione, in marcatissima cadenza romana d’altri tempi, “stracciarolo: avvicinatevi con fidu(sh)cia, ritiro ferro, metalli, tutti i tipi di sgombri” (che poi lo sgombro non era un pesce? Vabbè). Comunque, quindi perché avrebbe dovuto portarmi dallo stracciarolo se facevo una monelleria? Ma soprattutto perché la cosa mi metteva così ansia?
In ogni caso, nonostante il merda mi abbia svegliata come tutti i sabati, e nonostante per fortuna io non tremi più al suono del suo megafono di quartiere (perché giuro che ho smesso solo da pochi anni), mi ha dato un motivo per sorridere. Il pensiero di te.