" L'educazione socialista, come quella antiautoritaria, intende evitare il destino borghese delle pulsioni. A questo fine essa deve iniziare in ambiti educativi distaccati dalla famiglia e dalla società. Essa non si arresta tuttavia al fatto che un ambiente diverso crea bambini diversi, ma vuole rendere questi bambini capaci di modificare autonomamente l'ambiente secondo gli interessi sociali. Ciò presuppone che il bambino nel confronto con gli altri bambini (esterni al collettivo), cioè nel suo specifico ambito sociale di conflitto, impari a far valere le « norme » acquisite nel collettivo di. bambini e mediate praticamente nel collettivo dei genitori. Il bambino si prepara così alla lotta nella scuola, al confronto con gli scolari educati autoritariamente e con gli insegnanti repressivi. L'educazione socialista dovrebbe abolire il tabú borghese della apoliticità dei bambini, mettendoli in grado, attraverso la chiarificazione sessuale e la divulgazione della informazione politica, di sostenere il confronto con le « masse infantili » negli asili statali, nei campi da gioco per l'infanzia e nei cortili. La comune infantile non dovrebbe essere un'isola pedagogica, ma servire quale base in cui i bambini esercitano un comportamento collettivo e combattivo nel confronto con le persone di riferimento (collettivo dei genitori). Nel collettivo infantile socialista il bambino deve imparare attraverso il lavoro con materiale di agitazione e di informazione, attraverso il teatro e il gioco infantile politico, « forme di lotta » socialiste che si dimostrino modificabili dall'Io nelle mutevoli fasi della lotta. "
Chiara Saraceno, Dall'educazione antiautoritaria all'educazione socialista, De Donato editore (collana Temi e problemi), 1972¹, pp. 195-196.