Ho una nipote di 23 anni. Da 2 anni e mezzo è nelle forza dell’ordine. Ha vissuto fino a 20 anni a casa. Accudita. Protetta. Coccolata da mamma e papà. All improvviso non sapendo bene cosa fare della sua vita, decide di provare il concorso. Lo supera. Fa tot mesi in scuola. E sceglie Milano come sede.
(Solo successivamente scoprirò che le sue scelte erano tutte state prese in funzione di un ragazzo. Suo fidanzato allora , oggi ex). Ma questa è un’altra pessima storia.
Ho percepito da subito il suo senso di smarrimento. Ho più volte detto che per me quella non era la sua strada… ma in fondo io sono solo la zia.
È stato difficile per lei. Ritrovarsi in una caserma di Milano. A dover gestire situazioni più grandi di lei. E intendo psicologicamente più grandi di lei. Potrei elencarvi decine e decine di episodi. Ma il succo è che a 20, ti ritrovi in un contesto che non è il tuo. E a fare un lavoro per cui non sei pronta. Senza strumenti adeguati. Senza un bagaglio minimo di competenze.
È andata a Milano convinta che tutti i problemi ed i disagi fossero lì. All inizio mi sono spesa moltissimo per sostenerla, per aiutarla. Vivendo a Lecco e sapendola sola andavo spesso a trovarla. Ho cercato di farle capire che anche da dove veniamo noi ci sono i problemi, ci sono realtà difficili, complesse, di emarginati, ghettizzati. Ci sono realtà disfunzionali, famiglie problematiche. Che Milano racchiude più realtà diffuse anche altrove. Le ho ricordato quante volte, a suo tempo, avevo tentato di portarla con me quando facevo volontariato, venendo puntualmente schernita.
Perché mia nipote, mi costa ammetterlo, è razzista, è sprezzante del diverso. Ha una mentalità aperta quanto uno scrigno con 10 lucchetti, e non ha la minima attitudine alla comprensione, all ascolto e alla mediazione.
Questa giovane donna, lavora in divisa. In una città che odia.Con persone e per persone che disprezza. E dovrebbe rappresentare ed essere un punto di riferimento per la comunità. Di fatto l’ho solo sentita lamentarsi. Sempre, di tutto. Ha deciso di non occuparsi di immigrati. Di violenze di genere. Di violenze sulle donne.
Questa giovane donna ha un’arma. Coltiva l’idea che la violenza vada sedata con la violenza. È una di quelle persone che agirebbe istintivamente in tutte le situazioni di stress.
A 20 non puoi avere un’arma. A 20 anni se decidi di fare un lavoro del genere dovresti essere scrupolosamente seguita, per mesi, forse per anni, prima di poter prendere decisioni, o portare un’arma con te. Dovresti fare un percorso psicologico, forse vitalizio. Dovresti essere immune a qualsiasi tipo di pregiudizio.
Dopo due anni e mezzo, mia nipote è sempre più invasata. Arrogante. Presuntuosa. Ha alimentato pregiudizi e diffidenze. Presto verrà trasferita, ma cosa mai potrà cambiare?
Ho interrotto da tempo i rapporti con lei. Perché è una persona che in nessun modo rispecchia il mio sentire. Ma soprattutto mi fa paura. Pensare che una persona così giovane e così impreparata, senta di avere un potere da gestire. Sì senta superiore. Sì senta intoccabile.
A me fa paura. E mi sconvolge ancora di più il pensiero che come lei giovani uomini e giovani donne siano ugualmente impreparati. Senza riferimenti. Senza veri obiettivi. Senza uno scopo. Senza una reale vocazione, predisposizione o attitudine. Ma solo per assicurarsi un lavoro ed uno stipendio.
Voglio credere che sia solo una piccola minoranza. Ma esiste. L ho sempre pensato e ne ho avuto mio malgrado le prove.
Stasera ho discusso con mia sorella, ma come al solito non riesco mai a dirle tutto quello che penso… le risparmio una cattiveria.